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l'intervista

AllianceBernstein: azionariato attivo, la strada giusta verso la sostenibilità

Ton Wijsman, senior portfolio manager azionario del gestore statunitense, racconta il contesto in cui il mondo della gestione patrimoniale si muove oggi

AllianceBernstein: azionariato attivo, la strada giusta verso la sostenibilità

Come integrare i criteri di sostenibilità nei processi di investimento? Il gestore patrimoniale newyorkese, AllianceBernstein, sta provando a trovare una risposta a questa complessa domanda anche con una partnership con la Columbia University. L'obiettivo della partnership è la formazione di 75 manager, tra i gestori e analisti senior, proprio sull'integrazione dei cambiamenti climatici nella costruzione di un portafoglio in linea con i principi ambientali, sociale e di governance standardizzati dalle Nazioni Unite. 

Ton Wijsman, senior portfolio manager azionario di AllianceBernstein, racconta a Investire il contesto in cui il mondo della gestione patrimoniale si muove oggi.

Vari studi dimostrano che, se il tema dei criteri Esg e dell'impact investing attira grande interesse e molti investitori si dicono intenzionati a allocare capitali su tali asset, nei fatti, sono ancora in pochi a farlo davvero. Ciò vale sia per l'Europa e, in particolare, per gli Stati Uniti. Quali sono i motivi secondo lei?
 

Tra due o tre anni l’investimento sostenibile sarà lo standard. Ciò su cui ci dobbiamo concentrare è trovare il modo di quantificare gli effetti della nostra influenza

Al momento è ancora difficile misurare i risultati ottenuti, così come gestire il processo per un vero impact investing. Ritengo che il significato della parola sia cambiato nel tempo.

Dieci o quindici anni fa, il concetto di “impact investing” veniva collegato quasi esclusivamente a fondazioni, ONG, filantropi che donavano e investivano ingenti somme di denaro in organizzazioni prevalentemente private o in specifici progetti.

Alcuni esempi sono la costruzione di una scuola o di un ospedale, la trivellazione di pozzi per il rifornimento idrico o l’avvio di un’attività privata.
Da quel momento l’industria dell’impact investing è maturata e non è più associata esclusivamente al mettere nel mirino necessità sociali o ambientali senza tener conto di rischi e rendimenti correlati, siano essi finanziari o per la società nel suo complesso.

Oggi si pone l’obiettivo o il beneficio finanziario al primo posto e subito dopo si considera l’impatto ambientale e sociale. L’introduzione degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDG) ha poi reso il termine impact investing di uso comune.

Oggi le aziende quotate utilizzano gli SDG per spiegare che tipo di contributo le loro attività di business, prodotti o servizi danno per aiutare a raggiungere questi ambiziosi traguardi e per rendere il mondo un luogo più pulito, più sicuro e meglio gestito.
 
Quali sono le prospettive per la finanza sostenibile? 
 
Quello della finanza sostenibile è un movimento iniziato ormai molti anni fa e destinato a continuare nel tempo. Non si parla più di ridurre l’emissione di gas serra e escludere i produttori tabacco, né si associa il concetto a un singolo partito o gruppo di attivisti.

Il bisogno viene sentito dal pubblico, dagli investitori privati, dai leader delle grandi aziende e dalla maggior parte degli esponenti politici. Noi come leader dell’industria finanziaria dobbiamo e possiamo dare il nostro contributo per il futuro dell’investimento sostenibile.

L’azionariato attivo permette di discutere direttamente con il management alcune problematiche legate all’ambito ESG e di influenzare le azioni e il percorso di quell’azienda.

Negli ultimi anni molte aziende hanno aumentato la loro leva, per crescere nelle proprie attività, per operazioni di buy-back o per fusioni e/o acquisizioni. Gli investitori dovrebbero tenersi alla larga da queste realtà e focalizzarsi su società di qualità

Molti studi hanno poi scardinato l’idea che questo tipo di investimenti avessero un impatto negativo sulla performance, evidenziando come al contrario un focus sostenibile o ESG dia origine a risultati finanziari di lungo termine migliori di altri. Tra due o tre anni l’investimento sostenibile sarà lo standard. Ciò su cui ci dobbiamo concentrare è trovare il modo di quantificare gli effetti della nostra influenza così che si possano far vedere risultati.  
 
In questa fase di alta volatilità qual è il giusto approccio al mercato azionario Usa?
 
Senza dubbio ci troviamo nelle ultime fasi del ciclo economico, il che significa che certi settori o determinate aziende troveranno maggiori difficoltà ad assicurare le loro entrare vendendo più prodotti o servizi. Crediamo che gli investitori debbano cercare business con un loro motore interno, società che possono generare entrate nonostante un’economia in rallentamento.

Queste dovrebbero essere aziende con prodotti o servizi unici, utilizzati tutti i giorni e per lunghi periodi di tempo. Società leader mondiali, con alte barriere intorno ai loro business che rendono complesso per i competitor riuscire a guadagnare quote di mercato, con buoni bilanci e con un management di esperienza.

Negli ultimi anni molte aziende hanno aumentato la loro leva, per crescere nelle proprie attività, per operazioni di buy-back o per fusioni e/o acquisizioni. Gli investitori dovrebbero tenersi alla larga da queste realtà e focalizzarsi su società di qualità, con poco debito e elevata liquidità disponibile. Esempi si possono trovare nel settore healthcare, nella tecnologia o nel comparto dei beni di consumo, in nomi come Abbott, Zoetis o MasterCard.

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