Quantcast

OUTLOOK / Economia reale

2022, odissea nelle insolvenze ma l’Italia starà meglio di molti

In Europa si avrà un incremento anche in Germania (16.300), Francia (37.000) Belgio (8.150) e Paesi Bassi

2022, odissea nelle insolvenze ma l’Italia starà meglio di molti
Luca Burrafato Ceo MMEA di Euler Hermes

Se nel 2020 e nel 2021 le tensioni economiche sono state tenute a bada dagli interventi del governo (con i vari Decreti che hanno “congelato” la situazione) e dell’Europa, signori, allacciatevi le cinture: nel 2022 si ballerà parecchio. Ne è convinto Euler Hermes, leader mondiale dell’assicurazione crediti, specializzato in cauzioni, recuperi, credito commerciale strutturato e rischio politico. Il gruppo, con sede a Parigi, è presente in più di 50 Paesi con 5.800 collaboratori. Nel 2020 ha coperto transazioni commerciali per un ammontare totale di 824 miliardi. Euler Hermes è membro del Gruppo Allianz: dunque, se ci sono da fare previsioni, c’è da fidarsi di loro. Ebbene: il colosso dell’assicurazione creditizia prevede per il 2022 insolvenze globali in aumento del 15% dopo due anni di calo.

In Italia saranno 12mila le aziende a rischio. Il nostro Paese è uno dei due grandi europei (l’altro è la Spagna) che ha già iniziato a registrare un notevole rimbalzo delle insolvenze aziendali. Nel 2020 queste erano scese del 32% con 7.160 casi, il numero annuale più basso dal 2008. I dati disponibili a oggi, per il 2021, fanno stimare un aumento del +50,2%, nei primi 8 mesi dell’anno, con ben 5.825 casi, rispetto ai 3.877, dei primi 8 mesi del 2020. Questo rimbalzo trova conferma in quasi tutti i settori, eccetto l’industria mineraria/estrattiva), con aumenti a due cifre nel commercio, il manifatturiero, l’edilizia e gli alberghi/ristoranti. Al momento però il numero di insolvenze rimane al di sotto dei livelli del 2019 anche se si prevede che le insolvenze delle imprese in Italia continuino a “normalizzarsi” gradualmente, in sincronia con la rimozione delle misure di sostegno. Infatti per il 2021 è previsto di totalizzare 10.500 casi, 12.000 nel 2022.

Questi dati rappresenterebbero grandi aumenti in termini di percentuale per anno (rispettivamente +47% nel 2021 e +14% nel 2022) ma, in termini assoluti, saremmo ancora un livello più contenuto rispetto ai livelli pre-covid 19 e soprattutto al caso record del 2014 (14.735 casi). Situazione analoga, seppur ancora più embrionale, si può registrare anche a livello globale. Nel 2020, infatti, le insolvenze mondali sono calate del 12% e continueranno a scendere anche nel 2021 del 6%. Secondo Euler Hermes, il disimpegno delle misure adottate nei confronti delle imprese porrà le basi per una graduale “normalizzazione” delle insolvenze aziendali. Il leader mondiale dell’assicurazione crediti prevede, quindi, per le insolvenze globali un rimbalzo del +15% annuo nel 2022, dopo due anni consecutivi di calo. Se il ritiro sarà calibrato e graduale, il ritorno ai livelli di insolvenza pre-crisi richiederà più tempo e nel 2022 le insolvenze globali saranno inferiori del -4% rispetto ai livelli del 2019.

Prendendo in considerazione singole zone del globo, si può notare come le cose divergano significativamente. In Europa, detto di Spagna e Italia, si assisterà a una ripresa più lenta dell’incremento delle insolvenze in Germania (16.300), Francia (37.000), Belgio (8.150) e Paesi Bassi (2.400), grazie ad ampi pacchetti di sostegni e/o all’estensione delle misure protettive. L’eccezione principale è rappresentata dagli Stati Uniti, il cui numero di probabili insolvenze è limitato sia per il 2021 che per il 2022, grazie soprattutto alla combinazione fra aiuti massicci (in particolare il programma di finanziamenti PPP - Paycheck Protection Program) nel 2020 e il recovery plan nel 2021-22), con il più rapido rimbalzo economico registrato in oltre tre decenni.

I mercati emergenti stanno già assistendo a una normalizzazione delle insolvenze tra le imprese, come conseguenza delle ulteriori restrizioni richieste dalle nuove ondate di infezioni e di un sostegno politico meno generoso.

In Africa le insolvenze dovrebbero superare ampiamente i livelli pre-Covid-19 già nel 2021, seguite dall’Europa centrale/orientale e dall’America Latina nel 2022. Nel 2022 le insolvenze aumenteranno nella maggior parte dei Paesi asiatici (+18% annuo nella regione), dopo il notevole calo registrato nel 2020-2021 grazie a una più rapida uscita dalla pandemia e alla corrispondente ripresa economica. In particolare, in India si verificherà una forte impennata (+69% annuo) a causa del periodo di sospensione dell’attività dei tribunali nel 2020-2021. Tuttavia, mentre nella maggior parte dei Paesi si tornerà alla quantità e all’andamento “naturale” delle insolvenze, legato alla demografia aziendale e alle prospettive economiche tipiche nazionali. Nel complesso la regione asiatica riporterà un calo di insolvenze nel 2021 rispetto al 2019, salvo che una prolungata recrudescenza del virus non continui a sconvolgere la vita di porti, impianti e catene di approvvigionamento.

Molto però dipenderà, nel determinare lo stato di salute delle imprese, dalle condizioni globali sia per quanto concerne il costo delle materie prime (dalla siderurgia alla grande distribuzione organizzata, tutti hanno sperimentato un incremento sensibile nei costi di approvvigionamento); sia per quello che concerne il costo del carburante; sia, infine, per una supply chain che ha mostrato tutte le sue debolezze durante la pandemia. Senza dimenticare qualche momento drammatico che, pur entrando di diritto nella categoria “cigni neri”, va comunque tenuto in considerazione: è il caso della nave Ever Given “intrappolata” nel Canale di Suez.

Proprio alla supply chain Euler Hermes ha dedicato un ulteriore approfondimento. Questo perché secondo il colosso parte del gruppo Allianz, le interruzioni della catena di approvvigionamento globale rimarranno elevate fino al secondo semestre del 2022, sulla scia dei rinnovati focolai di Covid-19 a livello globale, della continua politica di zero-Covid della Cina e della volatilità della domanda e della logistica durante il capodanno cinese. Dopo una performance eccezionalmente forte dal secondo semestre del 2020, il commercio globale di beni si è contratto nel terzo trimestre del 2021 e le previsioni per il 2022 sono grigie a causa della volatilità dei flussi commerciali.

Guardando al futuro, tre fattori guideranno la normalizzazione del commercio a partire dal secondo semestre del 2022: un raffreddamento della spesa dei consumatori in beni durevoli, dati i loro cicli di sostituzione più lunghi e il passaggio a comportamenti di consumo sostenibili. Una scarsità di input meno acuta poiché le scorte saranno tornate, e in certi casi avranno perfino superato, ai livelli pre-crisi nella maggior parte dei settori.

Quando si tratta di input dalla Cina, l’Europa è dalla parte debole del braccio di ferro contro gli Stati Uniti. Il Vecchio Continente è più a rischio rispetto agli Usa quando si tratta della forte dipendenza da input intermedi dall’estero, a causa della mancanza di investimenti nelle capacità di produzione e spedizione. Per Euler Hermes senza aumenti della capacità produttiva e investimenti nelle infrastrutture portuali, la normalizzazione dei colli di bottiglia dell’offerta in Europa potrebbe essere ritardata oltre il 2022 poiché la domanda rimane al di sopra del potenziale. Tuttavia, il reshoring e il nearshoring rimarranno rubricati ancora come chiacchiere. Nonostante le interruzioni della catena di approvvigionamento, finora infatti non è stata registrata una chiara tendenza al riavvicinamento della produzione per quanto concerne le attività industriali.

L’unica eccezione è il Regno Unito, che probabilmente ha dovuto affrontare interruzioni a causa della Brexit. Tuttavia, il protezionismo ha raggiunto un livello record nel 2021 e dovrebbe rimanere elevato, principalmente sotto forma di barriere commerciali non tariffarie (ad esempio sussidi, politiche industriali). Complessivamente, Euler Hermes prevede che il commercio globale in volume cresca del +5,4% nel 2022 e del +4% nel 2023, dopo il +8,3% nel 2021.

Ma attenzione all’aumento degli squilibri globali: gli Stati Uniti registreranno deficit commerciali record (1,3 trilioni di dollari nel 2022-2023), rispecchiato da un avanzo commerciale record in Cina (760 miliardi di dollari in media). Nel frattempo, anche l’Eurozona vedrà un surplus superiore alla media di circa 330 miliardi di dollari. In termini di aumento delle esportazioni, l’Asia-Pacifico dovrebbe continuare a essere il principale vincitore nei prossimi anni (oltre 3 trilioni di dollari nel 2021-2023).

Insomma, archiviata – grazie ai vaccini – la crisi più grave dettata dal Covid, si aprono scenari inesplorati per quanto riguarda l’economia globale. Turbolenze in arrivo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo