Quantcast

OUTLOOK/ Macroeconomia

Economia globale: si continua a ballare ma cambia il ritmo

Dopo un 2021 eccezionale, l’anno nuovo registrerà una ripresa più moderata e una crescita dell’inflazione. Le previsioni per il 2022 di Keith Wade, il chief economist & strategist di Schroders

Economia globale: si continua a ballare ma cambia il ritmo

Nella foto Keith Wade, chief economist & strategist di Schroders

Nonostante l’emergere della variante Omicron, e il perdurare di un clima di incertezza legato all’andamento della pandemia, il 2022 si preannuncia, secondo le previsioni di Schroders, come un anno ancora positivo: l’economia globale proseguirà la sua fase di ripresa anche se, rispetto ad un 2021 eccezionale, vi sarà un rallentamento via via che il massiccio sostegno offerto da governi e banche centrali durante le fasi iniziali della pandemia comincerà a ridursi.

Mentre la crescita del Pil globale del 5,6% nel 2021 sarà seguita da un aumento del 4% nel 2022, l’inflazione globale al 3,4% per il 2021 aumenterà al 3,8% nel 2022.


Una ripresa ancora poco equilibrata

A descrivere quali sono gli elementi che hanno contribuito a formulare tale ipotesi di scenario per il prossimo anno, è Keith Wade, chief economist & strategist di Schroders.

«La ripresa economica post-pandemica è stata diversa da quelle del passato. Ciò ha generato problemi imprevisti nelle catene di approvvigionamento, con l’emergere di colli di bottiglia. Abbiamo anche visto complicazioni sui mercati del lavoro, dove le aziende hanno dovuto affrontare una carenza di manodopera. Colli di bottiglia e carenze hanno spinto inflazione e tassi salariali più in alto del previsto».

La natura squilibrata della ripresa è confermata in questo momento dalle caratteristiche dei modelli di spesa dei consumatori statunitensi. Questi mostrano che i volumi delle vendite al dettaglio sono più elevati del 10% rispetto ai livelli pre-pandemici. Al contrario, la spesa reale nel settore dei servizi rimane inferiore di circa il 2% rispetto al periodo precedente al Covid-19.

«La ripresa è stata guidata in modo sproporzionato dal settore dei beni e questo ha creato una pressione straordinaria sulle catene di approvvigionamento e sui mercati delle materie prime», spiega Wade. «Ci sono voluti quattro anni e mezzo perché i volumi delle vendite al dettaglio superassero di così tanto i livelli precedenti dopo la fine della crisi finanziaria globale nel 2009. In questa occasione ci sono voluti invece solo 18 mesi. L’impatto dei colli di bottiglia è evidente nella recente perdita di slancio dei volumi delle vendite al dettaglio. Questa perdita riflette principalmente l’effetto di un’inflazione più alta dato che i venditori, di fronte a un’offerta limitata, sono riusciti a trasferire sui prezzi i maggiori costi sostenuti. In termini nominali, le vendite hanno continuato a crescere e sono circa il 20% al di sopra dei livelli pre-pandemici. La maggiore inflazione riflette uno squilibrio tra un’offerta limitata e una forte domanda».


Stimoli fiscali in via di attenuazione

Secondo le previsioni di Schroders, il venir meno della straordinaria azione di supporto da parte di banche centrali e governi per gestire l’emergenza, inciderà pesantemente sull’attività economica nel 2022.

«Le massicce politiche di stimolo fiscale in risposta alla pandemia stanno già venendo meno negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Anche se la spesa pubblica rimarrà elevata, le politiche fiscali nel complesso saranno meno favorevoli nel 2022. L’impulso alla crescita generato dalle politiche fiscali sarà comunque inferiore a quello del 2021», puntualizza Wade. «L’Eurozona si distingue però per una spesa fiscale che dovrebbe rimanere forte grazie al Recovery Plan. Gli stimoli saranno leggermente inferiori rispetto al 2021, ma comunque significativi. La Cina dovrebbe mantenere invariati gli stimoli fiscali nel 2022 in parte legati alle politiche che incoraggiano le banche a erogare maggiori prestiti».

Anche per quanto riguarda il sostegno monetario Schroders prevede un raffreddamento negli Stati Uniti e nel Regno Unito. «Qui le banche centrali stanno per concludere i programmi di quantitative easing legati alla pandemia, che sono stati utilizzati per iniettare denaro direttamente nel sistema finanziario. La Bank of England (BoE) e la Fed sono anche pronte ad alzare i tassi di interesse. La BoE potrebbe alzare i tassi a febbraio 2022. La paziente Fed invece dovrebbe alzare i tassi a fine 2022 dopo aver ridotto completamente gli acquisti di asset a giugno. Ci aspettiamo quindi che i tassi di interesse in entrambe le economie salgano ulteriormente nel 2023». Secondo le analisi di Schroders, pertanto, le politiche delle banche centrali passeranno da positive a neutrali (piuttosto che negative) poiché i tassi di interesse sono ancora bassi rispetto al tasso di “equilibrio”, ossia quel tasso richiesto per evitare o una sovra-stimolazione (e possibili pressioni inflazionistiche indebite) o una sotto-stimolazione (e una possibile contrazione economica e rischio di deflazione).


Consumi in salita e risparmio in calo

Affinché la crescita rimanga stabile sarà necessario tuttavia un passaggio di testimone dai governi e dalle banche centrali al settore privato e quindi ai consumatori.

«Ci aspettiamo che le famiglie spendano i risparmi accumulati durante i lockdown», aggiunge Wade. «Il tasso di risparmio potrebbe quindi scendere sotto la sua media pre-pandemica del 7,5%. Il tasso di risparmio statunitense è già sceso significativamente nel 2021 ma è fondamentale per i consumi che continui a scendere nel 2022. La situazione nell’Eurozona e nel Regno Unito è simile anche se stimiamo che le famiglie di queste economie non siano ancora in procinto di esaurire i loro risparmi in eccesso. Giudicare la situazione in Cina è invece più difficile a causa della mancanza di dati, ma si ritiene che ci siano meno risparmi in eccesso che in Occidente».

Per ognuno dei principali blocchi economici è stato valutato il peso delle diverse componenti della politica monetaria e fiscale e il potenziale di domanda repressa. «Vediamo notevoli oscillazioni tra il 2021 e il 2022 per Stati Uniti e Regno Unito: si è passati dallo stimolo massimo a una posizione più moderata o neutra. L’Eurozona rimane invece più stabile, mentre la Cina oscilla verso un maggiore stimolo sia sul lato monetario che fiscale», commenta Wade. «Ci aspettiamo che la divergenza tra Stati Uniti e Regno Unito e zona euro e Cina crei opportunità nei mercati obbligazionari e nel Forex. Notiamo anche molte incertezze riguardo all’inflazione e alla crescita, non ultime quelle derivanti dal persistere di strozzature nelle catene di approvvigionamento e di carenze di manodopera. L’aumento dei salari che si ripercuote sui costi e quindi sui prezzi potrebbe portare a un’inflazione più alta del previsto e a una crescita più debole con il rischio di un risultato stagflazionistico».

SCHRODERS: OLTRE IL PROFITTO

Nata nel 1804, quotata alla Borsa di Londra dal 1959 e parte dell’indice FTSE 100, Schroders, società di investimento internazionale tra i leader a livello mondiale, gestisce un patrimonio di 815,8 miliardi di euro (dati al 30 giugno di quest’anno)  e conta su oltre 5.500 professionisti presenti in 37 località a livello globale.

Presente in Italia dal 1995 con i suoi servizi di gestione internazionale di capitali, è stato uno dei primi player a creare una stabile organizzazione locale, contribuendo alla crescita e all’evoluzione del mercato del risparmio gestito in Italia.

Oggi, il gruppo, che ha ottenuto il riconoscimento “Excellent” dall’agenzia indipendente Fitch, investe in un’ampia gamma di mercati in tutto il mondo e in cinque aree di business: Private Asset & Alternativi, Soluzioni su misura, Fondi d’investimento, Istituzionale e Wealth Management. Il tema della responsabilità sociale è trasversale a tutte  le asset class mentre gli aspetti Esg (Environmental, social e corporate governance) sono integrati in modo olistico in tutti i processi. Accanto a rischio e rendimento, Schroders considera l’impatto sociale e ambientale la terza dimensione degli investimenti e, in qualità di gestore individua le aziende preparate al cambiamento caratterizzate da modelli di business sostenibili. Svolge inoltre un ruolo attivo nelle imprese di cui è azionista, partecipando alle decisioni su strategie e governance ed esercitando i propri diritti di voto nell’interesse degli investitori, dell’azienda stessa e della società intera.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo