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Rallentare senza frenare.
Meno stimoli ma l’economia girerà

Secondo gli esperti di J.P. Morgan Asset Management la crescita è destinata a restare solida nel 2022 anche se si attenuerà rispetto al 2021

Rallentare senza frenareMeno stimoli ma l’economia girerà

Nelle foto Karen Ward, chief market strategist per la Regione Emea, e Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management

Nel 2022 la crescita è destinata a restare solida, anche se si attenuerà rispetto al 2021 e le banche centrali e i governi inizieranno a rimuovere gli stimoli. Tuttavia, secondo Karen Ward, chief market strategist per la regione Emea, e Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P.Morgan Asset Management, «siamo lontani dal temere una brusca interruzione dell’attività economica o del supporto delle autorità politiche».

Le prospettive per la domanda appaiono stabili: nel mondo sviluppato «le famiglie dispongono ancora di considerevoli risparmi accumulati durante i lockdown», sottolineano le due esperte. Inoltre, «i governi hanno fissato piani di spesa pluriennali. Nonostante l’eliminazione dei sussidi di disoccupazione straordinari e di altre forme di stimolo a breve termine, la spesa per le infrastrutture è aumentata, anche per facilitare la transizione verso tecnologie a basse emissioni di carbonio».

Queste prospettive favorevoli potrebbero essere messe in discussione da una serie di eventi politici previsti per il 2022. In Italia verrà eletto il nuovo capo dello Stato, in Francia il presidente uscente Emmanuel Macron cercherà di ottenere un secondo mandato in primavera, e negli Usa «sembra molto probabile che Biden perderà il controllo della Camera, del Senato o di entrambi alle elezioni di metà mandato a novembre, limitando drasticamente la sua capacità di promulgare la legislazione nazionale. Sebbene questi eventi possano potenzialmente generare volatilità a breve termine, prevediamo che la ripresa economica favorirà la stabilità politica sia in Francia che in Italia», osservano Ward e Toschi. «Negli Stati Uniti, Biden dovrebbe approvare i suoi pacchetti di spesa pluriennali, pertanto gli stimoli continueranno a sostenere l’economia».

Le difficoltà maggiori sono invece sul fronte dell’offerta, «considerata la miriade di problemi a livello di fornitura emersi lo scorso anno», spiegano Toschi e Ward. «Secondo la maggior parte delle banche centrali queste criticità dell’offerta si attenueranno nel 2022, così come i timori per l’inflazione: ma noi invitiamo alla cautela rispetto a una visione così ottimistica». Per le due esperte «l’inflazione dei beni e dell’energia, responsabile di gran parte del recente picco, a un certo punto dovrebbe attenuarsi, ma potrebbe proseguire ancora per alcuni mesi. A nostro avviso, i prezzi elevati dell’energia e delle materie prime sono purtroppo necessari per forzare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio».

Per Toschi e Ward «il rischio principale per i mercati è che le banche centrali inizino a temere le crescenti pressioni inflazionistiche e tirino bruscamente la leva del freno, circostanza che tuttavia non riteniamo probabile. Nel corso del 2021, le banche centrali sono state molto chiare nel non voler correre alcun rischio con la ripresa. Dal punto di vista strategico, si rivelerebbe molto più sbagliato aver inasprito la politica monetaria troppo tardi anziché troppo presto».

Le principali banche centrali dei mercati sviluppati adotteranno un ritmo di inasprimento dei tassi che «le lascerà molto indietro, costringendole a dover operare maggiori aumenti dei tassi negli anni successivi al 2022. Se le aspettative di mercato si allineeranno alla nostra visione per il 2022, prevediamo un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine. Nel periodo di intervento, i mercati azionari dovrebbero concentrarsi sulla solidità degli utili». Nel complesso le due esperte restano «ottimiste riguardo alla crescita nominale, anche di più rispetto al consenso di mercato. Tuttavia, con le valutazioni attuali, dobbiamo essere ancora selettivi su dove stiamo investendo il nostro denaro».

Non va dimenticato l’impatto della transizione energetica. Per Toschi e Ward, «sebbene la portata del recente picco dei prezzi dell’energia sia stata sorprendente, potremmo dover abituarci agli alti prezzi dell’energia e delle materie prime durante la transizione verso un mondo a basse emissioni di carbonio. I Paesi che rappresentano circa il 70% delle emissioni di CO2 e del Pil globali si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2050, il che richiederà un cambiamento radicale in termini di produzione e impiego dell’energia globale». Per le due esperte «affinché l’energia rinnovabile sostituisca i combustibili fossili nel mix energetico, gli investimenti globali in energia pulita ed efficienza energetica dovranno triplicare entro il 2030, passando a 2.300 miliardi di dollari Usa l’anno. Fino a quando le energie rinnovabili non avranno un ruolo più importante, vi sarà ancora una domanda significativa di petrolio, e in particolare di gas, poiché molti dei Paesi che stanno abbandonando il carbone stanno passando al gas naturale per colmare temporaneamente il divario». Per le due esperte «gli alti prezzi dei combustibili fossili sono un male necessario per spingere i consumatori verso fonti di energia alternative». Sul fronte degli investimenti, «nonostante il settore delle energie rinnovabili abbia prospettive di crescita per i prossimi decenni che sicuramente giustificano attenzione, non è l’unico a beneficiare della transizione energetica. È possibile trovare migliori opzioni di investimento in settori che forniscono soluzioni a basse emissioni di carbonio attraverso una maggiore efficienza, come costruzione sostenibile, alimenti e acqua sostenibili, trasporto sostenibile e riciclo». Gli investitori, sottolineano Toschi e Ward, «devono comprendere le complessità della transizione energetica», che «trasformerà il panorama degli investimenti al di là dei mercati azionari. Nel 2021, il mercato globale dei green bond ha superato il traguardo di 1000 miliardi di dollari Usa e nei prossimi anni dovrebbe crescere costantemente come fonte di finanziamento preferita per molti investimenti green. La transizione energetica creerà però anche nuovi rischi da tenere in considerazione, come quelli associati agli attivi incagliati. Inoltre, al centro di questo processo ci saranno anche gli investimenti alternativi, in quanto gran parte degli investimenti effettuati per garantire la transizione saranno assegnati a progetti infrastrutturali, ma anche le soluzioni di compensazione delle emissioni, come la gestione delle risorse forestali, saranno necessarie per raggiungere lo zero netto».

Lo scenario di J.P.Morgan Asset Management prevede che «la crescita resterà solida e l’inflazione rimarrà al di sopra del target, a un livello tuttavia non così preoccupante da giustificare un ritiro rapido e senza precedenti degli stimoli monetari. Restiamo tuttavia in un contesto insolito ed è più importante che mai tenere d’occhio i rischi». In particolare, sottolineano Toschi e Ward, «il virus sta ancora causando disagi, anche se confidiamo nel fatto che grazie alla combinazione di vaccini e cure migliori le conseguenze economiche saranno più limitate e temporanee. I nostri rischi principali per lo scenario centrale ruotano pertanto attorno al fronte dell’offerta dell’economia. Nello scenario positivo, le strozzature dell’offerta, sia nel mercato dei beni che del lavoro, vengono risolte ipotizzando un periodo “Goldilocks” di forte crescita, bassa inflazione e perdurante allentamento monetario. Per contro, lo scenario di ribasso prevede un peggioramento delle preoccupazioni sul fronte dell’offerta, determinando uno sgradevole mix di crescita debole e inflazione più elevata».

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