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Outlook secondo semestre 2022

Capital Group, l'era della “Revenge of the Boomers”

Le previsioni per la seconda parte dell’anno sulle principali asset class a cura di Matteo Astolfi, di Martyn Hole, e Flavio Carpenzano

Capital Group, è tempo di “Revenge of the Boomers”

Stiamo vivendo un momento storico cruciale, caratterizzato da un riallineamento geopolitico, da un'inflazione elevata, da mercati finanziari volatili e dalla fine di un periodo di 40 anni di tassi di interesse in calo. All'inizio dell'anno gli esperti di Capital Group avevano ricordato agli investitori di tenere d'occhio le valutazioni e di prepararsi a una correzione del mercato. Il secondo semestre vede quindi all'orizzonte molti rischi. Per affrontarli occorre tornare a portafogli equilibrati, "per tutte stagioni", come spiegano Matteo Astolfi, di Martyn Hole, e Flavio Carpenzano.

Una nuova era

“Il titolo di questa nuova era potrebbe essere Brave New World o Ritorno al futuro”, commenta Matteo Astolfi, managing director di Capital Group. “Ma il titolo che sceglierei è Revenge of the Boomers, perché molti di questi eventi ricordano il passato, e in particolare i primi anni Sessanta. È stato allora che abbiamo visto i tassi d'interesse toccare il fondo dopo decenni di declino, nonché l'ascesa dell'era della Guerra Fredda, che purtroppo sta tornando in auge sotto certi aspetti. Nonostante queste sfide, rimaniamo ottimisti sul contesto d’investimento per diversi motivi. In primo luogo, ci sono ancora segnali di crescita grazie alla ripresa dell'economia globale dopo la pandemia. In secondo luogo, riteniamo che gli utili societari saranno la forza trainante dei mercati azionari in futuro, al contrario dell'espansione dei multipli - un gradito ritorno ai fondamentali. In terzo luogo, crediamo che nel prossimo anno o due si verificherà una sana recessione. Nonostante tutte le preoccupazioni al riguardo, riteniamo che una moderata recessione sia necessaria per ripulire gli eccessi dell'ultimo decennio. Non si può avere un periodo di crescita così sostenuto senza un'occasionale flessione per bilanciare le cose. È normale. È previsto. È salutare. Cosa significa questo per gli investitori? Mantenere un portafoglio equilibrato e "per tutte le stagioni" ha senso in qualsiasi contesto, ma in particolare in questo. All'inizio dell'anno abbiamo ricordato agli investitori di tenere d'occhio le valutazioni e di prepararsi a una correzione del mercato. Il mondo è cambiato, ma il cambiamento crea opportunità”.

Matteo Astolfi, managing director di Capital Group

Prospettive macroeconomiche

Alcune tendenze molto marcate hanno riportato le principali economie mondiali al punto in cui si trovavano appena prima della pandemia: la fase finale del ciclo. In Europa, il rafforzamento della ripresa è stato soffocato dalla guerra in Ucraina. Pur riducendo la crescita, la guerra sta alimentando l’inflazione. In Cina una recrudescenza del Covid, con l’introduzione di nuove politiche di lockdown, sta erodendo la crescita dell’economia. Negli Stati Uniti la contrazione del mercato del lavoro sta alimentando le pressioni sui salari, l’inflazione è in aumento e la Federal Reserve sta inasprendo la sua politica. 

“Ci stiamo avviando verso una recessione? "Secondo noi i rischi stanno chiaramente aumentando”, afferma Flavio Carpenzano, investment director per il reddito fisso. “Ma molto dipenderà dai mercati del lavoro e dalla decisione della Fed di ridurre aggressivamente le pressioni inflazionistiche. La fase finale del ciclo non predice necessariamente una recessione, ma ci conferma la scarsa capacità dell'economia di recuperare terreno dopo uno shock. La situazione si evolve rapidamente e sono emersi ostacoli significativi. Riteniamo sia il momento giusto per orientarsi verso portafogli adatti a qualsiasi condizione, costruiti per sopportare un’ampia gamma di rischi”.

Flavio Carpenzano, investment director per il reddito fisso

 Il netto aumento dell’inflazione ha indotto le principali banche centrali ad alzare i tassi di interesse. Il rincaro dei prezzi al consumo forzerà le banche centrali a inasprire la politica monetaria oltre le attuali aspettative? O dovranno invece fare un passo indietro quando l’aumento dei tassi inizierà a penalizzare l’economia?  “In passato, le banche centrali sono intervenute per aiutare ad alleviare lo stress sui mercati finanziari. Ma ora che l’inflazione è giunta al picco massimo degli ultimi 40 anni, i funzionari della Fed potrebbero non disporre più di questa flessibilità. Anche in Europa, dove le prospettive di crescita sono più incerte rispetto agli Usa, la Banca Centrale Europea appare molto più preoccupata per i rischi di rialzo dell’inflazione che per i rischi di ribasso della crescita. Per questo motivo continuerà a inasprire la sua politica nel 2022 e all’inizio del 2023, a meno che non si registri un grave shock di crescita e/o un calo più rapido dell’inflazione, sottolinea Carpenzano. “Stiamo assistendo a una deviazione significativa rispetto al normale approccio a cui la Fed ci ha abituati negli ultimi cicli. E il motivo è chiaro: l’inflazione è decisamente troppo elevata. Gli investitori dovrebbero prepararsi a qualche turbolenza, ora che la Fed e le altre banche centrali cercano di capire come ridurre l’inflazione senza spingere in recessione l’economia globale. Ma riuscire nell’intento potrebbe non essere possibile. Negli ultimi tre periodi in cui la Fed ha provveduto ad alzare i tassi, tra il primo rialzo e l’inizio della recessione sono trascorsi in media 38 mesi”.

Prospettive per l’azionario

I tassi sono in aumento, ma la storia insegna che anche i rendimenti potrebbero tendere al rialzo, come spiega Martyn Hole, investment director di Capital Group.

“Negli otto periodi di rialzi dei tassi dal 1977, l’indice Msci Acwi ha realizzato un rendimento annualizzato medio del 12,1%. Ma data la volatilità elevata e le implicazioni imprevedibili del ciclo dei tassi, sarebbe utile per gli investitori orientarsi verso un portafoglio adatto a qualsiasi condizione. Le società con valutazioni interessanti che hanno dimostrato la capacità di prosperare indipendentemente dal contesto economico potrebbero essere ora fondamentali. I mercati azionari hanno affrontato con successo i precedenti rialzi dei tassi. Generalmente non facciamo molta attenzione ai fattori macro, a meno che non ci troviamo a un punto d’inversione in cui contano davvero, come in questo momento. In un mondo in cui la crescita risulta scarsa, preferiamo le aziende che hanno un track record consolidato nell’essere artefici della loro stessa crescita – aziende con un rendimento del capitale elevato, costi di input delle materie prime ridotti e un forte potere di determinazione dei prezzi. Nel mercato di oggi le aziende produttrici di bevande presentano caratteristiche sia difensive che d’attacco. Aziende che in passato hanno evidenziato attributi adatti a qualsiasi condizione sono ad esempio Microsoft, Nestlé e l’assicuratore Marsh & McLennan”.

Martyn Hole, investment director di Capital Group

 “Il settore sanitario Usa, con pipeline di farmaci promettenti, presenta valutazioni interessanti”; prosegue Hole. “Durante le prime fasi del Covid, tutti gli occhi erano puntati sul settore sanitario e i produttori di farmaci hanno avuto un grande successo producendo vaccini e terapie in tempi record. Ciononostante, molti osservatori potrebbero aver trascurato il fatto che le società del settore sanitario presentano valutazioni interessanti rispetto al mercato azionario in generale e alla loro media storica. Alcuni leader di mercato sono particolarmente interessanti, considerando le prospettive di crescita delle loro pipeline. A livello globale, i produttori di farmaci e dispositivi medici e i fornitori di servizi stanno trasformando la sanità e migliorando gli esiti per i pazienti. Le potenzialità della medicina personalizzata sono oramai evidenti”.

I titoli tecnologici perdono terreno ma la crescita del cloud prosegue

Nella prima metà del 2022, i titoli tecnologici hanno evidenziato una battuta d'arresto che ha indotto alcuni investitori a chiedersi se la rivoluzione digitale non abbia ormai fatto il suo corso. L’aumento di tassi di interesse e inflazione ha sicuramente oscurato le prospettive per gli utili a lungo termine per molte di queste aziende. “Per quelle che oggi generano utili limitati rispetto al loro valore di mercato, una contrazione era piuttosto ovvia”, sottotolinea Hole. “A nostro avviso, tuttavia, non mancano produttori di software caratterizzati da una buona gestione in segmenti in rapida crescita con prospettive favorevoli. Il settore dei servizi cloud, ad esempio, si sta espandendo rapidamente da quando le imprese stanno trasferendo sul cloud le tradizionali funzioni IT aziendali. Non è scontato che tutte le aziende cloud realizzeranno una crescita dei profitti tale da giustificare valutazioni elevate. Per questo è essenziale investire in maniera selettiva tramite la ricerca fondamentale.

Prospettive per l’obbligazionario

Il contesto di tassi di interesse estremamente ridotti dell’era pandemica ha lasciato il passo a una realtà destabilizzante: i mercati non reagiscono bene ai rialzi dei tassi. Significative perdite a breve termine, tuttavia, potrebbero gettare le basi per un reddito più elevato.

“I rendimenti sulle obbligazioni sono aumentati nettamente rispetto ai minimi registrati negli ultimi anni. I rendimenti, che aumentano al calare dei prezzi delle obbligazioni, sono saliti nei vari settori del reddito fisso in concomitanza con il tentativo delle banche centrali di ridimensionare l’inflazione. Nel tempo, l’aumento dei rendimenti incrementa il reddito dalle obbligazioni. Considerando i rendimenti odierni, la storia ci induce a prevedere un aumento del rendimento totale nei prossimi anni”, sottolinea Flavio Carpenzano.

"Le obbligazioni corporate investment grade hanno avuto un inizio d’anno difficile, con un rendimento pari al -12,3% dall’inizio dell’anno. Poiché l’inflazione è schizzata ai livelli più elevati registrati negli ultimi decenni nei mercati sviluppati, le principali banche centrali hanno adottato un approccio sempre più aggressivo per cercare di controllarla, eliminando gradualmente le misure di stimolo e alzando i tassi di interesse. Questo ha innescato un’ondata di vendite nelle obbligazioni sensibili ai tassi di interesse, come le obbligazioni corporate investment grade. Anche il conflitto tra Russia e Ucraina ha contribuito a un contesto macroeconomico generale molto volatile. In conseguenza della drastica rivalutazione, comunque, esiste ora un punto di ingresso molto più interessante per chi investe in obbligazioni corporate investment grade. I rendimenti hanno raggiunto livelli che non si vedevano da oltre 10 anni anche se sono stati per la maggior parte trainati dall’aumento dei tassi di interesse più che dagli spread, che rappresentano il rischio creditizio percepito di un’obbligazione. Con questi rendimenti più elevati, gli investitori hanno ora la possibilità di guadagnare più reddito dalle obbligazioni”.

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