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Investimenti alternativi

Per gli italiani investire nei private assets non è più “off limits”

Secondo lo Schroders Global Investor Study, l’86% prenderebbe in considerazione gli Eltif se suggeriti dal proprio consulente finanziario

Per gli italiani investire nei private asset non è più “off limits”

Schroders Global Investor Study 2022

Gli investitori italiani sono più inclini a investire nei mercati privati anche se esiste un divario profondo tra gli investitori con competenze finanziarie più sofisticate e quelli con conoscenze di base.

Ad affermarlo è la ricerca Schroders Global Investor Study 2022, sondaggio online indipendente condotto su un campione di oltre 23mila persone in 33 Paesi in tutto il mondo. Ai fini dell’indagine vengono definiti “investitori” coloro che investiranno almeno l’equivalente di 10mila euro nei prossimi 12 mesi e che hanno apportato modifiche ai propri investimenti negli ultimi 10 anni.

Investitori esperti vs. investitori principianti

La ricerca mostra che in Italia il 93% dei soggetti che si definiscono investitori “avanzati/esperti” ritiene che il ruolo di azionisti dovrebbe conferire loro la possibilità di influenzare le società detenute in portafoglio (95% a livello globale), contro il 60% (69% il dato globale) degli investitori “principianti/inesperti”.

In particolare, le priorità a livello di engagement rilevate dallo studio di Schroders vedono al primo posto per importanza le questioni climatiche, in Italia (indicate dal 38% dei rispondenti – 32% il dato globale) e in tutti i Paesi, ad esclusione di Messico, Corea del Sud e Belgio dove, invece, il patrimonio naturale e la biodiversità vengono collocate al primo posto, a dimostrazione della forte sensibilità nei confronti delle questioni ambientali e all’aderenza ai propri principi.

Mentre a livello globale i più attenti al ruolo che i loro principi possono giocare nelle loro decisioni di investimento sono gli investitori più esperti - il 79% dei quali dichiara di ritenere importante che gli investimenti riflettano i loro principi e le loro necessità - in Italia il dato che emerge dagli “avanzati/esperti” scende al 53%, allineandosi a quello dei “principianti/inesperti” (53%).

Gli investimenti nei private assets

Lo studio indica inoltre che gli investitori si sentono in questo momento più sicuri nella scelta di investimenti in passato considerati fuori dalla loro portata. Un esempio particolare è rappresentato da investimenti che rientrano nella categoria degli asset privati, con il 40% degli investitori italiani che si sente in grado di accedere alla microfinanza (42% il dato globale), il 38% agli investimenti immobiliari (45% il dato globale) e il 34% al private equity (47% il dato globale).

Il 57% degli investitori italiani investe già o intende investire in futuro nei mercati privati. Tra le motivazioni che stanno alla base di tale preferenza, il 52% degli investitori sottolinea il ruolo di diversificazione di tali strumenti, il 40% indica la minore volatilità e un profilo rischio/rendimento interessante, mentre il 39% evidenzia la capacità dei mercati privati di generare rendimenti attraenti e decorrelati nell’attuale contesto macroeconomico.

Dalla ricerca di Schroders emerge infatti che l’86% degli investitori italiani prenderebbe in considerazione la possibilità di investire in asset privati attraverso un Eltif se questa soluzione venisse proposta da un consulente finanziario.

Tuttavia, all’interno dei mercati privati, alcune specifiche classi di investimento sono ancora percepite come complesse e richiedono un maggiore supporto da parte di gestori e consulenti finanziari per potervi accedere. Ciò, in Italia, è particolarmente vero per il private equity, dove gli investitori sono più propensi a investire attraverso un prodotto offerto da parti terze, come un fondo comune (50% - 38% il dato globale), piuttosto che direttamente (34% - 47% il dato globale).

Anche in questo caso, tuttavia, lo studio di Schroders mette in evidenza un divario tra gli investitori con competenze finanziarie diverse. In Italia, ben il 44% degli investitori “avanzati/esperti” si sente in grado di investire nel private equity, a fronte di un mero 17% per gli investitori “principianti/inesperti”.

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