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Con l'acquisizione di E-Trade Morgan Stanley torna all'advisory

Secondo Dbrs Morningstar l'operazione potrebbe far lievitare gli utili ante imposte della private bank, provenienti dalla gestione patrimoniale, a oltre il 50% del totale

L'acquisizione E-Trade e il ritorno all'advisory di Morgan Stanley

Giovedì la banca di investimenti statunitense Morgan Stanley ha comprato E-Trade, la società di trading online quotata sul Nasdaq, per 13 miliardi di dollari in azioni. Adesso la parola passa all'assemblea degli stakeholders e agli enti di regolamentazione del mercato digitale. La stampa d'oltreoceano ha definito l'operazione, la più importante nel mercato a stelle e strisce, dai tempi della crisi del credito 2007-2008. 

L'acquisizione di E-Trade rientra in un percorso decennale di transizione della nostra azienda verso un mix di attività più leggero (James P. Gorman, ad Morgan Stanley)

La fusione rappresenta per l'istituto dell'ad James P. Gorman, un'occasione di maggiori utili grazie alla diffusione di E-Trade sul territorio e grazie ai suoi servizi di negoziazione dedicati ai risparmiatori americani, interessati ad investire in fondi e ad affidare i propri capitali a gestori specializzati.

Morgan Stanley, sottolineava ieri il New York Times, si candida così a concorrente di colossi bancari come Wells Fargo e Bank of America. 

La scelta di acquisire una società che si occupa di gestione patrimoniale rappresenta un ritorno alle proprie origini di private bank per Morgan Stanley, scrive ancora il NYT.

L'advisory è stato un settore snobbato per molto tempo dalla maggior parte dei grandi gruppi finanziari, che hanno preferito restare ancorati ai grandi investimenti e, anche per questo motivo, attualmente in sofferenza a causa dei rendimenti con tassi spesso negativi. Da questo punto di vista, Morgan Stanley dimostra una resilienza rara tra le altre realtà omologhe. Anche se non rappresenta l'unico caso. 

La strada imboccata dal colosso di Wall Street è condivisa anche da altre società finanziarie, prime fra tutte Goldman Sachs e Credit Suisse che, proprio dalla crisi del ciclo del credito di tredici anni fa, hanno riconsiderato le proprie strategie su linee di business a basso rischio, come quelle legate al wealth management. 

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È lo stesso Gorman a spiegare che l'acquisizione di E-Trade rientra in un percorso decennale di transizione "della nostra azienda verso un mix di attività più leggero", orientato alla ricerca di entrate più costanti e durature. Basti pensare all'acquisto nel 2012 della società di trading finanziario retail, Smith Barney.

L'ad, Gorman, ha anche aggiunto che i servizi di E-Trade potrebbero essere integrati anche con offerte pubbliche iniziali di azioni sottoscritte dall'istituto.

L'accordo di questa settimana rappresenta un'accelerazione dei piani di crescita di Morgan Stanley. Questa è l'opinione dell'agenzia di rating Dbrs Morningstar secondo cui l'acquisizione potrebbe far levitare gli utili ante imposte della banca provenienti da advisory e investimenti, a oltre il 50% del totale, rispetto al 26% di dieci anni fa. La nuova clientela ammonterebbe a 5,2 milioni di contratti e all'attuale aum da 2,7 trilioni di dollari si aggiungerebbero altri 360 miliardi di attività.

Ma l'ingresso in un settore tanto distante da quello del private banking, come il trading online, ha anche i suoi rischi. Primo fra tutti i costi del servizio, tipicamente bassi o inesistenti nell'attività di scambio online, e su cui Morgan Stanley ha intenzione di intervenire con un incremento. Si vedrà come reagiranno broker e risparmiatori abituati a utilizzare piattaforme online. 

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