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Il salvataggio della Popolare
di Bari sarebbe potuto costare
di molto meno

Il presidente del Fondo interbancario, Salvatore Maccarone, in un'intervista al Messaggero definisce "inaccettabile" la posizione assunta dalla Comissione europea. La cui intransigenza avrebbe portato all'incremento da 1,4 a 1,6 miliardi dell'aumento di capitale

Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario

Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario

Il salvataggio della Banca Popolare di Bari con al sua conversione in società per azioni non è stata un'operazione indolore. Lo sottolinea oggi Salvatore Maccarone, presidente del Fondo interbancario tutela depositi, in un'intervista a Il Messaggero.

Le difficoltà procedurali per la realizzazione dell'aumento di capitale di 1,6 miliardi sono dipese anche dalla posizione assunta dalla direzione Concorrenza della Commissione europea, che Maccarone definisce "inaccettabile". "In totale", ha detto il presidente del fondo, "il fabbisogno calcolato inizialmente in 1,4 miliardi, per poi attestarsi a 1,6 miliardi. La copertura iniziale era prevista al 50% tra Fondo e Mediocredito centrale", ossia i due soggetti titolari del salvataggio.

"L'inaccettabile posizione della direzione Concorrenza di Bruxelles", ha proseguito Salvatore Maccarone, "sostenuta da un fantasioso target di remunerazione di mercato, ha poi ridotto la possibilità di intervento di Mcc a 430 milioni, con l'effetto di accollare al Fondo, e alle banche che lo finanziano, l'importo necessario per la copertura del deficit". 

Il Covid-19 ha ulteriormente complicato la situazione "perché ha impedito che si realizzasse un progetto strutturale per un
presidio pubblico destinato alla gestione ordinata della liquidazione di banche escluse dalla risoluzione. In realtà, lo strumento normativo è stato creato, ma la dotazione attribuita è inadeguata".

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