Smart working

Tutto casa, poco ufficio
il lavoro post-covid cambierà

Da Londra Schroders Am sorprende: «Sarà smart per sempre». Poi si aggiunge Ing. E banche e reti italiane...

Tutto casa, poco ufficioil lavoro post-covid cambierà

Torre Generali nell’area di CityLife: uno dei simboli della Milano finanziaria che in queste settimane sta ospitando ancora pochi dipendenti

Cosa sarà il centro di Londra senza più colletti bianchi a spasso per la city finanziaria? Sono stati in molti a chiederselo, e tra questi con i toni più allarmati anche il sindaco della capitale del Regno Unito Sadiq Khan all’indomani del lockdown con le strade del cuore finanziario di Londra ancora deserte e gli esercizi commerciali della zona desolatamente vuoti. E la prospettiva di rimanere tali anche in futuro per le scelte dei grandi gruppi bancari e finanziari di snellire e di molto la presenza umana negli uffici e a tempo indeterminato. Oppure di azzerarla del tutto, come attesta il radicale e scioccante annuncio dello scorso agosto di uno dei più grandi operatori mondiale della gestione finanziaria, Schroders Asset Management: “lavorare tutti da casa per sempre”. Un annuncio talmente dirompente e gravido di conseguenze per lo svolgimento del lavoro tradizionale, che nel mondo pre-Covid era centrato sulla piena occupazione degli uffici da parte dei dipendenti, e per il business collegato nel centro città (la probabile chiusura di uffici e il ridimensionamento delle sedi dei grandi operatori sta angosciando i professionisti del real estate, ma anche i titolari di negozi e attività commerciali della city) che Schroders AM ha cercato di attutire nei giorni successivi con un comunicato in cui l’asset manager ha affermato con decisione tre principi: di restare convinto  che il lavoro in ufficio offra molti benefici e tale modalità rimarrà quindi una componente cruciale dell’approccio della società al lavoro flessibile; che la flessibilità lavorativa può assumere diverse forme, ma il punto cruciale sta nella scelta e nel consentire alle persone di lavorare nei modi più produttivi per loro, per il loro team e per la società. E soprattutto: che la flessibilità lavorativa non significa che tutti i dipendenti lavoreranno da remoto a tempo pieno. Ma la parziale retromarcia di Schroders AM sull’annuncio di agosto non ha arrestato il grande movimento d’opinione favorevole allo smart working all’interno di banche e società finanziarie, Anzi, molti intermediarti hanno colto il momento per svelare le proprie intenzioni di creare nuove condizioni di lavoro che consentano a dipendenti e collaboratori di raggiungere i propri obiettivi indipendentemente che il lavoro si svolga in ufficio oppure a casa. 

 

La rivoluzione “super flessibile” di Ing arriva in Italia

L’iniziativa apripista di Schroders Asset Management è stata seguita in Italia da Ing.  Da settembre tutti i mille dipendenti Ing nelle 33 sedi italiane potranno trasferire il proprio ufficio tra le quattro mura di casa con la modalità dello smart working «super-flessibile». Una facoltà quella di lavorare 5 giorni su 5 da casa per una settimana che in tantissimi potrebbero cogliere al volo facendo leva su un modello che assicura la massima libertà di scelta su come organizzare il proprio lavoro in base alle esigenze personali e professionali. Questi i 5 elementi-chiave del modello Ing, come riportati sul sito della società: “1) libertà di scelta e personalizzazione su come alternare lavoro da sede e da casa; 2) diritto alla disconnessione in determinate fasce orarie per un ottimale equilibrio tra vita professionale e personale; 3) contributo economico mensile in welfare e rimborso per lo shopping da smart worker professionista” per chi decide di lavorare da casa; 4) momenti-chiave di socialità sia virtuali che di persona, per coltivare le relazioni tra colleghi ed alimentare la cultura di squadra, stimolare il confronto, lo scambio di idee e mantenere vivo lo spirito Orange, la cultura aziendale che da sempre è punto di forza per Ing; 5) formazione per preparare al meglio tutto lo staff, gestori di risorse e non, puntando sulla fiducia e sul lavoro per obiettivi”. La decisione di Ing di puntare su un modello così personalizzabile, si legge sul sito del gruppo olandese, “nasce, in accordo con le rappresentanze sindacali, dall’esperienza positiva di questi ultimi mesi di lavoro da remoto e dalla richiesta a gran voce dei dipendenti di Ing. Una survey interna, infatti, ha mostrato che il 90% dello staff si sente pronto per lavorare in smart working a super-flessibilità, il 55% si sente più produttivo lavorando da casa” e il 72% concilia meglio vita privata e lavoro.  Ma in quanti intendono puntare sull’uso massivo dello smart working come ha fatto Ing. Investire ha chiesto lumi sulle loro intenzioni a sette grandi gruppi bancari e finanziari operanti in Italia e con sedi importanti a Milano, cercando di capire se le politiche di lavoro agile utilizzate in modo pressoché totale per il personale di sede nel periodo del lockdown (e in maniera meno capillare sul personale di filiale e ancor di più sui consulenti finanziari che, quali lavoratori autonomi, sono stati agevolati soprattutto sul piano delle dotazioni tecnologiche per svolgere senza troppi contraccolpi l’attività di relazione con i clienti) sono destinate a diventare misure di generalizzata diffusione quando la vita del business tornerà ai livelli pre-Covid. Il risultato è che in prevalenza i big player bancari e finanziari hanno deciso di far rientrare il personale in sede seppur in misura ridotta (nei diversi casi tra il 25 e il 50% del personale) e previsto invece una prosecuzione del lavoro agile per i restanti dipendenti. Caso diverso per i dipendenti filiali e i consulenti finanziari che tornano a incontrare i clienti con le abituali consuetudini del vis-a-vis ma forti (in particolare i cf) di accresciute possibilità di incontrare i clienti tramite sistemi di videoconferenza via web e di concludere contratti in remoto con pc portatili e ipad. Per quanto attiene le sorti progressive dello smart working, l’indagine di Investire evidenzia come l’utilizzazione del lavoro agile sia destinata ad aumentare in banche e reti ma nessun intermediario sembra disposto a “pareggiare” per il momento la scelta di Ing sui 5 giorni su 5 in home working, più favorevoli a soluzioni miste, a formula 3 giorni in ufficio più due a casa per i dipendenti di sede e comunque per le figure professionali che possano svolgere in remoto almeno in parte il proprio lavoro. Ma vediamo nel dettaglio cosa rivelano banche e reti sulle loro scelte in materia di smart working.

 

Quei rientri in sede (molto) graduali

«Circa l’86% degli oltre duemila collaboratori della sede di Basiglio ha lavorato in smart working nel corso degli ultimi mesi, dal periodo di lockdown, sino a ora», spiega Antonio Gusmini, responsabile del personale di Banca Mediolanum. «Con la ripresa lavorativa, è previsto un piano graduale di rientro al posto di lavoro che prevede, a settembre, il ritorno di circa il 40% della forza lavoro. Tale piano è strutturato seguendo i criteri di massima tutela sanitaria del personale: test sierologici per chi ricomincia, riallocazione di spazi e percorsi all’interno degli edifici lavorativi per evitare assembramenti, svolgimento di riunioni con applicativi ad hoc - Teams e Zoom per esempio -, flussi di ristorazione su più turni, dispositivi per la misurazione della temperatura all’ingresso di tutti i palazzi». «Lo smart working non è stata una novità per Banca Generali», spiega Marco Bernardi, vice direttore generale della banca del leone alato. «Già prima dell’emergenza da Covid 19, infatti, più della metà dei nostri dipendenti nelle sedi di Milano e Trieste poteva usufruire di questa particolare modalità di lavoro con l’obiettivo finale di migliorare il proprio equilibrio vita lavoro. Con la diffusione del virus e il conseguente lockdown, la percentuale di dipendenti di Banca Generali in smart working è salita ad oltre il 90% con la piena operatività nelle sedi limitata solamente alle funzioni fondamentali per l’assistenza alla clientela quali, ad esempio, i colleghi delle filiali sul territorio». Capitolo rientro al lavoro in ufficio. «Oggi, l’incertezza sul fronte sanitario ci ha portato a rimodulare gli spazi così da garantire ulteriormente il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti e igienizzare costantemente gli spazi», sottolinea Bernardi. «Ci siamo inoltre dotati di una app che coinvolge tutti i dipendenti per certificare la propria situazione sanitaria prima dell’ingresso nelle sedi. Queste azioni sono alla base del percorso che stiamo intraprendendo e che nelle prossime settimane, in ottemperanza ai decreti normativi, ci porterà a far tornare in sede una percentuale di lavoratori dipendenti fino al 50% (su 800 totali, ndr)». Dunque nella Torre Generali (che ospita tutte le società del gruppo e dove Banca Generali occupa sette piani compreso lo spazio occupato dalla propria filiale) di Milano torneranno a lavorare a partire dal mese di ottobre circa 200 dei 400 dipendenti di Banca Generali; nello stesso arco di tempo rientreranno negli uffici centrali di Trieste altri 200 dipendenti sui 400 in organico. C’è chi è stato facilitato dal dna tecnologico nella realizzazione di un sistema di smart working su larga scala. «Abbiamo il privilegio di essere “nati digitali”, esordisce Dario Di Muro, direttore generale di IWBank Private Investments. «Questo ci ha senza dubbio favorito nell’adeguare in tempi rapidi il modus operandi alle mutate condizioni. Grazie al nostro Dna digitale, lo smart working non ha rappresentato un ostacolo ma semplicemente un altro modo, ugualmente efficiente, di svolgere le nostre regolari attività: nel periodo di lockdown, infatti, il 95% dei nostri colleghi di sede ha lavorato da remoto senza alcun impatto sulla produttività». Per la cronaca a settembre è previsto il rientro in ufficio del 25% del personale di sede. «Prima del Covid-19 avevamo 250 contratti in essere relativi al personale di sede e prevedevamo di arrivare in breve tempo a quota 400 contratti in smart working», spiega Carlos Gonzaga, direttore human resources di Deutsche Bank in Italia. “Disponevamo di un processo già oliato e quindi è stato gioco facile estenderlo a tutto il personale da coinvolgere. Durante il lookdown tutti i dipendenti di sede, 1500 persone, hanno lavorato in smart working e a rotazione anche il personale di filiale, per un totale di 3600 persone”. E con la ripresa di settembre cosa succederà? «Monitoriamo l’andamento dei contagi, il rientro sta avvenendo in maniera ordinata, programmato con un sistema di procedure di sicurezza che ci assicurano distanziamento e prevenzione, con scale per salire e scale per scendere giusto per fare un esempio. In questa fase è difficile pensare di riportare in Piazza del Calendario (la sede milanese di Deutsche Bank, ndr) più del 50% del personale. Già oggi siamo intorno alle 300 persone e potremmo arrivare ad averne fino a 750. L’idea comunque è di far rientrare tutti in ufficio seppure a periodi alterni», afferma Gonzaga. Il responsabile delle risorse umane di Finecobank, Marco Longobardi, racconta come grazie al lavoro agile in breve tempo «siamo stati in grado di dotare tutti i colleghi dei necessari strumenti per permettere alla quasi totalità di loro di lavorare tutti i giorni da casa senza particolari difficoltà. Un esempio su tutti, l’intero customer care della banca è stato abilitato all’home working in brevissimo tempo, con ottimi feedback anche da parte dei clienti. In questi mesi abbiamo rafforzato l’attenzione al benessere dei nostri dipendenti a tutto tondo. Qualche esempio: abbiamo attivato un servizio di supporto psicologico, uno spazio di ascolto utile a mitigare gli impatti che l’emergenza può aver generato anche a livello emotivo. Inoltre, abbiamo offerto a tutti i colleghi la possibilità di richiedere il rimborso dell’abbonamento annuale ai servizi di bike sharing. Infine, sarà disponibile per tutti i colleghi un kit di strumenti che comprende sedia ergonomica, monitor, mouse e tastiera con l’obiettivo di ricreare a casa proprio lo stesso comfort della postazione in ufficio». Anche casa Credem si è abbondato con il lavoro agile: «Tutto il personale di sede può usufruire di smart working fino a 5 giorni a settimana», sottolinea Andrea Bassi, direttore del personale di Credem. «Questa situazione permette da un lato di gestire al meglio la sicurezza sanitaria contenendo il più possibile il rischio di esposizione e di contatto sia nel tragitto casa lavoro sia in ufficio e dall’altro consente a ogni persona di organizzare al meglio la propria situazione famigliare avendo per esempio la flessibilità necessaria per gestire i figli». «Abbiamo suggerito, senza costrizioni, alle persone di cominciare un progressivo rientro nelle sedi per un numero massimo di due giornate al fine di non perdere il contatto con azienda e colleghi», aggiunge il capo del personale della banca emiliana. «Il tutto nel rispetto di distanziamento e presenza massima di persone nello stesso ufficio».

 

Consulenti e filiali, si torna a incontrare i clienti

Il primo pensiero delle reti nel periodo del lockdown è stato di dotare di supporti tecnologici adeguati per gestire la relazione a distanza con i clienti, come il dg di IW Bank PI Di Muro «Per fornire un maggiore supporto alla rete, e per migliorare quindi i livelli di servizio alla clientela, abbiamo rilasciato nuove modalità operative tra le quali l’esecuzione di ordini di compravendita di titoli di risparmio amministrato tramite firma digitale Otp» e in materia di formazione dei cf «abbiamo organizzato diversi incontri di formazione interna e con i principali asset manager e sviluppato dei webinar in cui viene fatta l’analisi evolutiva dei portafogli-modello, declinati sia per asset-class che per singoli prodotti, aggiornati su base mensile e messi a disposizione della rete» e inoltre «abbiamo predisposto web corner, cioè postazioni da cui poter condividere con i clienti documenti o anche video realizzati in maniera professionale». Una strategia comune ai maggiori operatori. «I family banker hanno mantenuto i contatti con la clientela e con le direzioni societarie centrali avvalendosi, in questi mesi, degli strumenti digitali per svolgere incontri a distanza. Con i clienti inoltre è stato possibile continuare a garantire la normale operatività su tutte le aree di business attraverso la firma digitale», spiega il direttore del personale di Banca Mediolanum. La novità è che i consulenti finanziari della banca della famiglia Doris sono tornati a incontrare i clienti di persona, con l’accortezza di assecondare quei risparmiatori che preferiscono mantenere la relazione sui canali remoti.  Di certo che il lavoro di cf in questi mesi è cambiato profondamente. «La pandemia e il conseguente lockdown hanno costretto il mondo delle reti a ripensare il modo di svolgere una professione che, fino a pochi mesi fa, si basa quasi interamente sul rapporto personale», afferma Bernardi di Banca Generali. «Anche su questo punto di vista ci siamo mossi per tempo. Già dai primi casi di contagio in Italia, abbiamo lavorato per rafforzare tutti i processi digitali legati all’execution. Come primo step, abbiamo rilasciato un ulteriore sviluppo della nostra digital collaboration per la gestione degli ordini di investimento. Abbiamo quindi reso possibile la disposizione di ordini anche tramite email, così da mettere a disposizione della nostra rete un ulteriore strumento in favore della clientela. Il tutto senza ovviamente tralasciare il potenziamento delle infrastrutture digitali che, durante il lockdown, hanno rappresentato l’unico strumento di contatto tra i banker e i clienti». Questo nel recente passato, ma ora si torna all’incontro a tu per tu. «Oggi gli uffici dei nostri professionisti su tutto il territorio italiano sono riaperti e consentono ai nostri banker di poter incontrare in totale sicurezza i propri clienti, grazie a spazi perfettamente igienizzati e ripensati ad hoc per garantire il corretto distanziamento sociale», dice il vice dg di Banca Generali. E in filiale? «Si ritorna tutti insieme al lavoro con l’eccezione delle persone con fragilità fin quando perdurerà la fase di emergenza: si tratta di un 3% dei 1200 dipendenti di filiale», spiega il responsabile HR di Deutsche Bank. E sui consulenti finanziari cosa avete previsto? «Parliamo di liberi professionisti che lavorano a provvigione e quindi possono tranquillamente incontrare i clienti con il limite, che vale per tutti, del rispetto delle norme governative in materia di distanziamento e di uso delle mascherine al chiuso.  Quello che abbiamo fatto in più è di dotarli di strumenti per lavorare bene in remoto». FinecoBank nel periodo più critici, quello del lockdown, ha messo in campo diverse iniziative per i consulenti finanziari quali, spiega Longobardi “Sostegno economico per i cf ancora in fase di consolidamento dell’attività, proroga delle scadenze degli obiettivi commerciali e attivazione di una polizza a favore dei consulenti che hanno contratto il Covid 19. Sul fronte della formazione, abbiamo reso la fruizione dei corsi completamente online e rafforzato il supporto formativo già in essere per i nostri manager di rete». «Per quanto riguarda i nostri 400 Fineco Center», continua il direttore HR di FinecoBank, «sono stati subito messi in sicurezza applicando tutte le normative su monitoraggio della salute e distanziamento sociale, ma anche nei momenti di minore accessibilità non abbiamo rilevato difficoltà nel mantenere saldi i rapporti con i clienti, grazie a una gestione efficiente delle modalità di lavoro da remoto». Credem dispone sia di una rete di filiali che di consulenti finanziari. Ai dipendenti di filiale, spiega il capo del personale Bassi, sono state date “Le stesse opportunità offerte al personale di sede ma con alcune limitazioni in termini di giorni massimi a settimana di smart working, che non possono essere superiori a due, per chi ricopre alcuni ruoli che debbono garantire l’apertura delle filiali». Discorso diverso per i cf, afferma Moris Franzoni, responsabile rete consulenti finanziari di Credem.«I consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede sono per definizione autonomi e le modalità di lavoro “smart” sono connaturate all’attività stessa del cf che non è legata ad un luogo fisico come la filiale». «Detto ciò», continua Franzoni «abbiamo fortemente investito negli ultimi anni per garantire ai consulenti finanziari della nostra rete la possibilità di operare da remoto con efficacia: nel periodo emergenziale abbiamo ulteriormente accelerato con l’adozione di protocolli in contingency che coprissero tutto il panorama dei servizi di investimento e di banking tradizionale. Solo per fare qualche esempio, la firma digitale o la piattaforma Google, utilizzata da tutto il gruppo Credem, che consente di incontrare i clienti da remoto in totale sicurezza e tramite qualsiasi dispositivo mobile».

 

Lavoro agile, il futuro è tuo

Anche in casa Banca Mediolanum per smart working sembra profilarsi un fulgido futuro: «Lo smart working di questi mesi costituisce una esperienza preziosa per ripensare l’organizzazione del lavoro. Di certo si deve giungere a un mix equilibrato di lavoro in presenza e in remoto: il lavoro, in ultima analisi, si porta con sé anche una dimensione sociale e relazionale che è irrinunciabile», afferma Gusmini. Che fine farà lo smart working in casa DB quando la pandemia sarà solo un brutto ricordo? «L’esperienza odierna ci suggerisce, specialmente con riferimento alle direzioni generali, di incrementare lo smart working che diventerà quindi una modalità lavorativa stabile probabilmente con una normativa che favorirà un uso più estensivo: il contratto del credito parla oggi di 10 giorni al mese massimo e che non può essere utilizzata 5 giorni su 5. Peraltro non riteniamo che sia la cosa giusta da farsi, non torneremo al vecchio ma non si può pensare che gli uffici rimangono deserti. Crediamo che sia più equilibrato un modello misto con 3 giorni in ufficio e 2 a casa», conclude Gonzaga di Deutsche Bank. «Lo smart working assumerà un peso sempre più rilevante nella vita di ciascuno di noi e ci porterà a ripensare i nostri tempi e i nostri spazi», riflette Bernardi di Banca Generali. «Si tratta di cambiamenti che, per quanto riguarda il mondo della consulenza, porteranno ad un ulteriore consolidamento della professione, aiutando i consulenti a liberarsi ulteriormente della parte di execution – che sarà sempre più digitale – e dando loro maggior tempo per far emergere il valore della propria professionalità. In ogni caso, siamo convinti che la relazione personale sarà sempre centrale nella nostra professione e che il digitale rappresenterà un ulteriore supporto per rafforzare la relazione di fiducia che è alla base del rapporto consulente-cliente». «Allo stato attuale oltre il 95% del personale di sede lavora in home working e stiamo ragionando su un rientro progressivo dei colleghi», sottolinea Marco Longobardi di FinecoBank. «Continueremo a monitorare l’evolversi della situazione e proseguiremo nel percorso tracciato in questi mesi. Il nostro obiettivo rimane quello di favorire un modo di lavorare nuovo e una maggiore fluidità nelle relazioni che metta al centro la persona, la sicurezza e le esigenze di conciliazione vita privata e vita lavorativa». Credem crede e molto nella bontà dello strumento e lo adotterà anche in futuro. «Per noi lo smart working era già una modalità di lavoro attuata a partire dal 2015 e quindi ampiamente consolidata. Per questo manterremo questo modo di lavorare anche per il futuro perché crediamo siano molti i benefici che derivano da questo approccio sia per le persone sia per l’azienda e che il successo per il futuro passerà sempre più da queste nuove modalità di lavoro basate sulla fiducia e sul risultato prodotto dalle persone e non sul tempo trascorso in ufficio», afferma Bassi. 

Sul destino del lavoro agile l’ultima parola è del dg di IWBank Private Investments Di Muro «La crisi del Covid-19 ha costretto il mondo a compiere un enorme balzo in avanti in termini di digitalizzazione ed implementazione di forme di lavoro alternative e non tradizionali. La nostra anima digitale ci ha permesso di non farci trovare impreparati, e non possiamo quindi che credere e sperare che le modalità operative che hanno caratterizzato questo periodo siano destinate a diventare sempre più presenti insieme a quelli più standard alle quali eravamo abituati. Tutto questo potrà sicuramente avere anche ricadute positive per la società nel suo complesso».

Articolo tratto dal numero di settembre di Investire

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