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Il Consiglio di Stato: Popolare Sondrio diventi Spa entro il 2021

Revocata l’ordinanza che sospendeva l’obbligo di trasformazione in Spa delle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi. La decisione della Corte arriva dopo che lo scorso 16 luglio la Corte di Giustizia Europea aveva ribadito che la riforma Renzi di fatto non confligge con i principi della normativa europea

Pop Sondrio, Amber sale al 6,27% del capitale

Il Consiglio di Stato, revocando l’ordinanza che sospendeva l’obbligo di trasformazione in Spa delle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi, ha di fatto stabilito che la Banca Popolare di Sondrio, unica grande banca interessata dalla riforma che ancora deve trasformarsi in Spa, lo dovrà fare entro fine 2021. È quanto scrive il Sole 24 Ore, secndo cui la partita legale avviata all’indomani del varo della legge sulle Popolari - voluta dall’allora governo Renzi - è oramai arrivata al capolinea. Snodo fondamentale in questo percorso è rappresentato dalla decisione arrivata ieri dal Consiglio di Stato. Che con una ordinanza “lampo”, arrivata all’indomani dell’udienza tra le parti coinvolte (da una parte alcuni soci delle banche popolari, dall’altra parte Banca d’Italia, le banche stesse e il fondo Amber, socio della Popolare Sondrio) ha revocato l’ordinanza che sospendeva l’obbligo di trasformazione in Spa delle banche popolari con attivi superiori agli 8 miliardi.

Con l’ordinanza depositata ieri, anticipata dal Sole 24Ore.com, la sesta sezione del Consiglio ha affermato che «a valle delle decisioni della Corte costituzionale (sentenze 21 dicembre 2016 e 15 maggio 2018) e della Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza 16 luglio 2020), appaiono non più sussistenti le ragioni cautelari che avevano indotto la sezione ad adottare» le ordinanze cautelari di sospensiva della legge che imponeva la trasformazione in Spa delle popolari più grandi.

In particolare, a quanto si legge nel documento, per la Corte «non appare più rilevante il pregiudizio» rispetto «alla questione dei limiti al rimborso degli strumenti di capitale ai soci recedenti a fronte della trasformazione della banca», né tanto meno rispetto «alla questione della correttezza della fissazione in 8 miliardi di euro della soglia di attivo per l’esercizio di attività bancarie da parte di banche popolari». La decisione della Corte, peraltro ampiamente attesa, arriva dopo che lo scorso 16 luglio la Corte di Giustizia Europea aveva ribadito che la riforma Renzi di fatto non confligge con i principi della normativa europea.

Con questa ordinanza, netta nella posizione, arriva di fatto a conclusione la lunga vicenda giudiziaria che per anni ha visto contrapposti alcuni soci delle banche popolari a Banca d’Italia e le banche popolari stesse, con diversi passaggi tra Tar, Corte Costituzionale, Corte di Giustizie europea. «Chiederemo la fissazione dell’udienza di merito, che definirà il Consiglio di Stato, realisticamente all’inizio anno prossimo, per discutere del merito la sentenza della Corte di Giustizia Ue», spiega il professore Fausto Capelli, avvocato che insieme a Ulisse Corea e Francesco Saverio Marini ha seguito il gruppo di soci capeggiati da Marco Vitale. Resta da capire se ci sarà spazio eventualmente per intraprendere il percorso della holding, tema che tuttavia appare sfumato dopo che il socio Piero Lonardi ha deciso di non presentare ricorso sulla questione.

Banca Popolare di Sondrio è l'unica grande banca interessata dalla riforma che ancora deve trasformarsi in Spa. Ad attendere questo passaggio da anni è il socio principale di PopSondrio, Amber Capital (che nella vicenda legale è stata assistita dagli avvocati Pasquale Cardellicchio e Giovanni Crisostomo Sciacca) che nel corso di questi anni ha subìto un pesante calo del valore dell’investimento anche per la mancata trasformazione in Spa.

Ordinanza della Corte a parte, il dato certo è che rimane definito a fine 2021 il termine ultimo per la trasformazione in Spa della popolare valtellinese. A deciderlo lo scorso 1° settembre, con un emendamento ad hoc, sono state le Commissioni Affari costituzionali e Lavori Pubblici del Senato nell’ambito della conversione in legge del decreto Semplificazioni.

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