Quantcast

Bot e Btp

Più titoli di stato alle banche: da 315 a 372 miliardi nel 2020

Secondo un'analisi del Centro studi di Unimpresa, da gennaio a settembre si è registrata una crescita di 57 miliardi, pari al 18%

Più titoli di stato alle banche: da 315 a 372 miliardi nel 2020

Sale la dipendenza dello Stato dalle banche del Paese: il debito pubblico sottoscritto dagli istituti di credito italiani vale, oggi, 372 miliardi di euro, il 18% in più rispetto ai 315 miliardi di inizio 2020. Bot e btp pesano per l'11% sul totale degli attivi nei bilanci del settore bancario, una percentuale record negli ultimi otto anni (il livello più basso nel 2017 con l'8,5%). Questi i dati principali di un'analisi del Centro studi di Unimpresa sugli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche e sulle emissioni obbligazionarie del settore bancari. Nel corso del 2020 è costantemente aumentata la quota di titoli di Stato del nostro Paese detenuta dalle banche, che hanno sostenuto le esigenze di liquidità del Tesoro durante la pandemia da Covid-19: da gennaio a settembre si è registrata una crescita di 57 miliardi. A fronte di quasi 400 miliardi di titoli pubblici in portafoglio, le banche hanno venduto sul mercato, negli ultimi anni, per finanziarsi, 281 miliardi di loro obbligazioni, delle quali 36 miliardi corrispondono a emissioni subordinate, cioè la categoria a rischio di azzeramento, secondo la direttiva europea sui salvataggi bancari, in caso di dissesti: le famiglie hanno comprato, complessivamente, 54 miliardi di bond bancari e, di questi, 8 miliardi sono subordinati.

"Lo sforzo del settore bancario per sostenere una fase complessa della nostra economia è stato notevole e pure apprezzabile. Tuttavia, esistono evidenti e preoccupanti squilibri di cui non si riescono a calcolare, in questo momento, gli effetti di medio-lungo periodo, sull'economia reale, sul risparmio", commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. "Ma soprattutto ci preoccupa il potere che le banche comprano nel momento stesso in cui sottoscrivono quote aggiuntive di debito pubblico, con la scusa di sostenere le esigenze di liquidità del Tesoro. I big del credito acquistano un enorme potere contrattuale nei confronti dello Stato italiano, ma noi non sappiamo come lo negozieranno in futuro e, soprattutto, con quali effetti sull'economia reale, in particolare sulle piccole e medie imprese", aggiunge Spadafora.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo