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«Una sfida educativa che spetta a tutti. E noi la sosteniamo da sempre»

Le banche popolari - dice il segretario generale dell’Associazione tra questa categoria di istituti, Giuseppe De Lucia Lumeno - sono in prima fila per portare l’educazione finanziaria sul territorio

«Una sfida educativa che spetta a tutti. E noi la sosteniamo da sempre»

Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale Assopopolari

Molti indicatori sociologici e statistici fanno pensare che l’educazione finanziaria degli italiani sia veramente arretrata, soprattutto tra i giovani. Quali sono le cause? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale di Assopopolari, l’Associazione tra le banche popolari italiane, da sempre molto attente a questo tema.

Non penso che si tratti di un problema specificamente italiano. Penso piuttosto che l’impressionante accelerazione della rivoluzione tecnologica, registrata negli ultimi dieci anni, stia producendo conseguenze ancora tutte da decifrare anche su un piano puramente antropologico. I protagonisti attivi di questi rapidi e profondi cambiamenti in corso, per certi aspetti positivi ma in alcuni casi anche negativi, sono prima di tutto, proprio i giovani a cominciare dai cosiddetti millennial e, ancor di più, gli appartenenti alla generazione zero. Sicuramente i ragazzi hanno una dimestichezza impressionante con la tecnologia. In realtà per i giovani, nati alla fine del secolo scorso, e ancor di più quelli nati a inizio del nuovo, la tecnologia è, prima di ogni altra cosa, semplicità e gioco. Questo però non basta a farne dei cittadini in grado di compiere scelte economiche e finanziarie avvedute e consapevoli. Per questo l’educazione finanziaria riveste un ruolo di primissima importanza. Ad un ideale cittadino del futuro pienamente interno e partecipe della rivoluzione tecnologica non è affatto detto che corrisponda un cittadino con un accettabile grado di alfabetizzazione finanziaria. E’ allora necessario investire molto sull’educazione finanziaria e non dare per scontato, come spesso si tende a fare, che siccome i giovani sono in grado di maneggiare la tecnologia siano per questo in grado di operare correttamente e consapevolmente nel sistema finanziario.

«In una fase di incertezza globale, la prossimità è un elemento essenziale per raggiungere quella consapevolezza economica indispensabile per essere più liberi nelle proprie scelte»

Ci sono poi almeno due generazioni che rischiano di restare del tutto fuori da questa rivoluzione tecnologica e di conseguenza da un accettabile grado di conoscenza.

Lo sviluppo della tecnologia non può essere affrontato non tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione. I trend demografici non lasciano spazio a dubbi: la popolazione sta invecchiando e l’Italia è uno dei Paesi in cui la terza età rappresenta una percentuale notevole della popolazione. A inizio 2021 le persone con oltre sessant’anni sono quasi 18 milioni e rappresentano un terzo della popolazione. Ma ci sono anche i bambini: come possono maturare una consapevolezza del valore, se la versione digitale della moneta consiste in una password numerica con cui è possibile “accedere” illimitatamente a beni e servizi? Per questi soggetti l’educazione finanziaria è un’esigenza primaria e il loro rapporto con le banche non è sostituibile dalla tecnologia tanto più senza quella formazione che un istituto bancario, facendo leva sulla conoscenza personale reciproca, sul supporto “umano”, può dare garantire perché ritenuto interlocutore affidabile. Senza questo rapporto, senza questo lavoro di formazione in troppi sarebbero messi fuori non solo dal processo produttivo e lavorativo ma anche da quello sociale.


A chi spetta di impegnarsi per ridurre il problema? Alla scuola? Sì, ma per il futuro. E allora a chi? Alle banche? Ai consulenti finanziari? Ai media?

A tutti. Ognuno per le proprie competenze e capacità. Nessuno si deve e si può sentire escluso. Il tema dell’educazione e dell’inclusione finanziaria è finalmente entrato nell’agenda istituzionale, come dimostra anche il simposio internazionale organizzato nei giorni scorsi dalla Banca d’Italia, in occasione del prossimo G20 presieduto dal Primo Ministro Mario Draghi con la partecipazione del Governatore Ignazio Visco. 


Segnatamente, il credito popolare ha sempre seminato nei suoi territori qualche seme di educazione finanziaria. Come mai? È ancora così?

I semi del credito popolare in materia di educazione finanziaria negli anni sono stati tanti e si iniziano a vedere anche i primi frutti. L’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari aderisce e partecipa, anche quest’anno al Mese dell’Educazione Finanziaria, arrivata alla sua quarta edizione, come aveva già fatto dalla sua istituzione negli anni passati. Per l’edizione 2021, abbiamo pubblicato due volumi sulla piccola imprenditoria e sui giovani: “Banche Popolari, PMI e l’Educazione Finanziaria” e “I giovani, l’economia e la finanza”. Sono iniziative che si inseriscono in un percorso di impegno ultradecennale che le banche popolari e del Territorio stanno portando avanti su questo tema al fine di sensibilizzare e responsabilizzare sempre di più la propria clientela a partire proprio dai ragazzi e dalle scuole. Un impegno che ci vede impegnati anche in ambito internazionale attraverso un continuo e proficuo scambio di informazioni ed esperienze con altre realtà della Cooperazione Bancaria Internazionale che operano in America, Africa ed Asia.


Dipendesse da lei, cosa farebbe da domani per migliorare la situazione?

È necessario lavorare su questo tema avendo un’idea di fondo di cosa è e cosa deve essere lo sviluppo e la crescita. Una finanza al servizio dell’economia reale non soltanto continua a essere utile e necessaria per la realizzazione del bene comune, ma resta, ancora oggi, un valido antidoto ai facili e rapidi arricchimenti che, ostacolando una effettiva circolazione e distribuzione della ricchezza, rappresentano un rischio per i redditi, l’occupazione e la stabilità dell’intero sistema economico e che si avvalgono della mancanza delle adeguate conoscenze nonché dell’ingenuità e su un’arretratezza incolpevole ma non per questo meno dannosa in materia finanziaria di tanti. La separazione tra sviluppo della finanza ed economia reale, oltre a essere causa di squilibrio è anche disfacimento morale, politico e sociale, che prospera sull’ignoranza altrui. Il lavoro di Assopopolari su questo terreno è quotidiano ed è il frutto di un investimento strategico di risorse che ha visto diverse pubblicazioni realizzate negli ultimi anni, così come tanti sono i percorsi di conferenze a favore delle associate che operano poi autonomamente nei territori e nelle comunità di riferimento. In una fase di incertezza globale, la prossimità rappresenta un elemento essenziale ed imprescindibile per raggiungere quella consapevolezza economica indispensabile per essere più liberi nelle proprie scelte e nelle proprie azioni.

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