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La case-history Banca Valsabbina

Così una banca di territorio insegna la finanza alternativa alle «sue» Pmi

Cartolarizzazioni, digitalizzazione, fintech: sono le nuove frontiere sulle quali, nel bresciano (ma non solo) la dinamica banca sta accompagnando i clienti

Così una banca di territorio insegna la finanza alternativa alle «sue» Pmi

Hermes Bianchetti, responsabile della Divisione Business di Banca Valsabbina

In uno scenario che vede le nostre imprese e l’economia in generale  ancora costretta a fare i conti con le conseguenze negative della pandemia, salta agli occhi una realtà che sembra non aver risentito di questi effetti negativi e che anzi - con un’accelerazione particolare proprio nel corso del 2021 - continua a sfornare soluzioni nuove per i propri clienti, sia privati ma, soprattutto, per le Pmi che operano nei territori in cui è presente, sfruttando tutte le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Stiamo parlando di Banca Valsabbina, storica banca popolare bresciana, che - dopo l’acquisizione di Ubi Banca da parte di Intesa - è diventata di fatto il primo istituto del bresciano.

Fondata nel 1898 a Vestone (Bs), Banca Valsabbina nel tempo ha sempre supportato la crescita e lo sviluppo economico dei territori in cui opera, e attualmente conta più di 42 mila soci. Nel corso degli ultimi anni si è consolidata non solo in Lombardia ma anche in altre regioni del Nord Italia, e oggi può contare su una rete territoriale di 70 filiali che operano tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Trentino Alto Adige. Nel dettaglio, 45 sono in provincia di Brescia, 8 in quella di Verona, 2 a Milano e 15 tra le province di Bergamo, Bologna, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Padova, Reggio Emilia, Torino, Trento, Treviso, Vicenza, Cesena e Parma. Con oltre 700 dipendenti, masse gestite per oltre 10 miliardi, un solido patrimonio (il Cet 1 Ratio, il parametro più utilizzato per valutare la solidità di una banca, è pari a circa il 16%, il doppio rispetto al valore minimo richiesto dalla Bce), l’istituto bresciano si conferma anno dopo anno come una realtà in piena salute, capace di generare valore per gli azionisti e di supportare tanto le imprese quanto la clientela privata.

Ne parliamo con Hermes Bianchetti, responsabile della Divisione Business di Banca Valsabbina, al quale chiediamo di raccontarci più a fondo cosa è oggi l’istituto bresciano. “Confermo innanzitutto che la pandemia non ha impattato sulla nostra attività, e un primo riscontro arriva dai nostri conti. Se guardiamo infatti alla semestrale approvata a settembre, abbiamo un utile netto di 21,5 milioni di euro, in crescita del 167% rispetto allo stesso periodo del precedente esercizio, e una raccolta complessiva che ha superato i 7 miliardi di euro (+20%). Ma in generale - spiega Bianchetti - tutti i numeri che emergono dalla semestrale delineano un trend positivo, che rispecchia peraltro lo stesso registrato nel 2020. È anche grazie a questi risultati che nel corso della pandemia abbiamo potuto continuare a sostenere le famiglie e le imprese dei nostri territori, fortemente provati dalla crisi economica che ne era seguita”.

Ma nell’ultimo anno in particolare, quello che ha caratterizzato l’attività di Banca Valsabbina è stata anche la fortissima accelerazione verso il fintech. Solo nel 2021 avete annunciato moltissime operazioni con realtà che operano in questo ambito, sia collaborazioni che acquisizioni di quote di capitale.

È vero, in linea con la nostra strategia che ha nella diversificazione del business uno degli asset centrali nel medio e lungo periodo, nel 2021 abbiamo dato una ulteriore spinta alle collaborazioni con realtà fintech, portando avanti - seppure a ritmo più sostenuto - un percorso che avevamo avviato già negli anni precedenti ma che, anche in conseguenza della pandemia che ha dato una fortissima spinta ai servizi digitali anche in ambito bancario”, racconta Bianchetti. Tra le operazioni concluse con realtà fintech, ci sono le operazioni di cartolarizzazione a sostegno delle Pmi realizzate insieme a Opyn (ex Borsadelcredito.it) e la successiva acquisizione di una partecipazione nel capitale della società dell’8% circa. A maggio abbiamo invece acquisito una quota di poco inferiore al 10 per cento del capitale di Cardo AI, fintech italo-albanese che si occupa della digitalizzazione dei processi di monitoraggio e reporting di operazioni di cartolarizzazione, mentre a luglio abbiamo rilevato il 17% della veneta Mycredit Service, nell’ambito dell’invoice trading e del credito commerciale. A settembre abbiamo avviato una collaborazione anche con Modefinance, una fintech specializzata in rating per le imprese, che ci consentirà di efficientare e innovare i nostri processi di valutazione del merito creditizio. In questi anni, infine, abbiamo ulteriormente consolidato la partnership con la bresciana Neosperience, che supporta la digitalizzazione delle Pmi del territorio.


Proprio con Neosperience avete realizzato un evento focalizzato sulla digitalizzazione delle Pmi, può darci qualche dettaglio in più?

Già nel febbraio 2020 avevamo organizzato a Brescia insieme a Neosperience un evento per spiegare alle imprese del territorio, soprattutto alle PMI, le opportunità che la digitalizzazione del business offre sia per il raggiungimento di nuovi mercati che per l’acquisizione di nuovi clienti. È stato di fatto l’ultimo evento prima del lockdown del 9 marzo. Anche in considerazione del fatto che i processi di trasformazione digitale incontrano ancora alcune resistenze al cambiamento, abbiamo ritenuto utile tornare a parlare di digitalizzazione del business, ed è stato questo il focus dell’evento che si è tenuto lo scorso 25 novembre a Brescia. Rispetto a quello del 2020, il dibattito si è focalizzato su un elemento di novità particolarmente interessante. Mi riferisco, spiega Bianchetti, all’utilizzo dei Non Fungible Tokens (NFT), che per semplificare potremmo assimilare a una specie di certificazione digitale al portatore, che tramite blockchain attestano la proprietà di un asset intangibile. Le aziende che dovessero decidere di investire in NFT proprietari avrebbero la possibilità di generare nuove fonti di ricavo, coinvolgendo e fidelizzando in maniera innovativa la propria clientela. Basti considerare che solo nel 2020 il mercato degli NTF è arrivato a valere oltre 20 miliardi di dollari.


Lasciamo da parte per un attimo la tecnologia e il fintech. Cosa può dirci riguardo al vostro servizio di Private Banking?

Banca Valsabbina ha attivato questo tipo di servizio nel 2016, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento affidabile per la protezione e la valorizzazione del patrimonio dei propri clienti. Da subito questo servizio era riservato alla clientela sia private che corporate. Quello che offriamo è un servizio che si basa su un modello a piattaforma aperta che assicura la massima trasparenza al cliente, e grazie ad accordi con le principali case d’investimento lavoriamo ogni giorno per offrire il miglior servizio possibile. La nostra offerta è composta da prodotti di risparmio gestito, soprattutto fondi e Sicav, e prodotti assicurativi, principalmente polizze di ramo primo e terzo. Recentemente abbiamo ulteriormente rafforzato questo comparto, e alcuni numeri aiutano a comprendere la dimensione della nostra crescita: siamo passati dai 300 milioni di gestito del 2016 agli attuali 850 milioni. Siamo partiti con un team di 23 risorse, che ora sono diventate 77. A oggi contiamo oltre 600 clienti, a fronte dei 174 che avevamo nel 2016, quando siamo partiti.


Per concludere: Banca Valsabbina come vede il 2022?

Guardiamo con fiducia al futuro, contiamo di chiudere il 2021 con un risultato che ci attendiamo addirittura migliore rispetto a quelli dell’ultimo triennio. Anche nel prossimo anno continueremo a lavorare con l’obiettivo di creare valore e di supportare concretamente la ripresa e lo sviluppo dei territori dove operiamo, che è quello che una banca del territorio deve fare soprattutto in momenti come quello attuale, in attesa di tornare finalmente alla normalità.

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