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Occhio alle trappole

Sette regole per difendersi dai pirati del trading on line

Dai fondatori di Digitalmantra una guida per smascherare violazioni di normative e tecniche commerciali scorrette

Sette regole per difendersi dai pirati del trading on line


Nonostante i passi avanti compiuti per regolamentare il mercato, ancora oggi sul web è possibile imbattersi nelle trappole tese dai pirati del trading online. Come distinguere le proposte serie, formulate da broker solidi e affidabili, dai messaggi commerciali attraenti ma in grado di celare servizi scadenti, se non vere e proprie truffe?

Ce lo dicono due esperti di marketing in ambito finanziario, Simone Giordano Macchi e Matteo Fumagalli (nella foto), fondatori di Digitalmantra, società di consulenza specializzata nella creazione di strategie digitali per aziende e professionisti.
«Esistono purtroppo ancora i broker in stile “The Wolf of Wall Street wannabe”, abili comunicatori in grado di arricchirsi a spese dei clienti», sottolinea Macchi. «Per i broker professionali, il sistema per contrastarli passa non solo dall’incremento della cultura finanziaria dei clienti, ma anche da un perfezionamento della propria capacità di comunicare attraverso strategie di marketing coerenti su tutti i canali».

«I broker professionali utilizzano in genere un tone of voice più istituzionale e prudente, a differenza di tanti operatori finanziari poco raccomandabili, che promettono performance roboanti», puntualizza Fumagalli. «L’esperienza sul campo però ci insegna che bastano dei piccoli accorgimenti per smascherare i venditori di fumo».

Digitalmantra ha individuato sette regole chiave per orientarsi nella scelta di un broker di fiducia che possono essere così sintetizzate:


1.         Attenti alla regulation. Broker con sedi operative off-shore che prediligono i paradisi fiscali spesso non cercano un mero risparmio sulle tasse di fine anno ma tentano di avvalersi dei gap legislativi. Prediligi chi ha almeno una sede all’interno dell’Unione europea.
2.         Occhio alla leva: la normativa vigente ha fissato, in tutta Europa, una leva massima per i conti trading pari a 1:30 per limitare il rischio assunto sui mercati, proteggendo il capitale. Broker che offrono una leva più elevata a clienti italiani stanno cercando di aggirare le normative.
3.         Commissioni “a spread zero”: dato che anche i broker devono pur guadagnare da qualche parte, è bene preferire quelli che dichiarano chiaramente il costo commissionale e lo spread medio di mercato.
4.         Trading Academy e materiale formativo: i broker che creano una propria “Academy” interna condividendo materiale educational di valore con la propria community puntando sulla formazione finanziaria dei propri clienti, sono generalmente più affidabili.
5.         Copy Trading: a volte (non sempre), il copy trading è solo uno specchietto per le allodole. Se proprio vuoi affidare il tuo capitale a terzi, fallo consapevolmente. I broker che fanno del copy trading il proprio cavallo di battaglia, hanno interesse nel sponsorizzare i money manager che effettuano un numero di trade più elevato, così da incrementare le revenues derivanti dai volumi transati.
6.         Non fidarsi delle “Chiamate a freddo”: quante chiamate ricevi con la proposta di conti in gestione miracolosi che possono essere aperti solo con uno specifico broker di “fiducia”? Le chiamate a freddo sono assolutamente vietate. Il rilascio del consenso è infatti obbligatorio previo contatto e chi si pubblicizza comprando illegalmente liste di leads altrui al “mercato nero” non ha nulla da perdere.
7.         Evitare chi promette bonus in denaro per l’apertura di un conto: pratica estremamente diffusa tra i broker market maker fino a qualche hanno fa, i bonus in denaro per incentivare l’apertura di un conto sono ora diventati illegali. Oggi broker seri propongono altre tipologie di benefit “legali” e “utili” come guide avanzate per ottimizzare la propria strategia, corsi gratuiti o plug-in e indicatori per completare il proprio set up in piattaforma.

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