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Parla il managing director Taurisano

«Namirial? Non solo Spid!
La nuova eccellenza è l’Ai»

L’azienda è uno dei 9 provider autorizzati del sistema pubblico di identità digitale. È un fornitore di servizi digitali fiduciari molto proiettato verso la globalizzazione

«Namirial? Non solo Spid! La nuova eccellenza è l’Ai»

Antonio Taurisano, managing director per i mercati internazionali di Namirial

Un’azienda abituata a creare e distribuire servizi B2b ad alta tecnologia che diventa celebre al grandissimo pubblico per una soluzione di massa – lo Spid – che ha raggiunto un milione di utenti. Un’azienda italianissima nel percepito comune eppure estremamente internazionalizzata e anzi protesa ad esserlo sempre di più anche attraverso acquisizioni internazionali: come quella della francese Netheos, di Montpellier, che con una soluzione proprietaria, al momento senza concorrenti, garantisce un efficacissimo digital on-boarding, essenziale per le aziende finanziarie. Un modo per permettere ai clienti bancari di “loggarsi” nel loro sistema facilmente ma con la massima sicurezza: «È un sistema di intelligenza artificiale arricchito dal machine learning», spiega  Antonio Taurisano, managing director per i mercati internazionali di Namirial, l’azienda di cui si parla, «che diventa sempre più efficiente man mano che lo si usa. Il 93% del caricamento dei documenti di identificazione ha successo, e il 7% che invece non viene processato non lo è soltanto perché i documenti sono rovinati all’origine».


Complimenti, ma da grande Namirial cosa vuol fare? Servizi di massa come lo Spid o sistemi complessi per le imprese come questo che ci ha appena descritto?

Non c’è contraddizione tra questi diversi approcci, sono entrambi nel nostro dna. Quel che stiamo facendo è creare un centro di eccellenza sull’area dell’intelligenza artificiale sempre basato sul machine learning, oltre che sul deep learning e sulla computer vision. Quest’area di servizi non è solo preziosa per banche e assicurazioni ma per infinite altre aree di business, perché alla fine offre certezza nella relazione col cliente. Per esempio si possono collegare identità personali riscontrate attraverso documenti personali con altri elementi riferiti alla persona ma identificati con il QR Code, penso al green pass ma anche alla tessera sanitaria o al codice fiscale.

Il tutto non solo in Italia…

Assolutamente no. Abbiamo una rete ormai molto diversificata territorialmente. Oggi Namirial è la prima azienda del suo settore dotata di una forte rete distributiva al di fuori dell’Unione Europea, oltre che in Germania, Francia, Austria e Romania. Siamo il fornitore italiano di servizi fiduciari digitali più proiettato verso la globalizzazione. E questo ci premia. Pensi che rispetto a un mercato che cresce del 25% stiamo facendo molto meglio. E continuiamo a espanderci in nuovi mercati, per esempio in Brasile, dove abbiamo un a nostra filiale. 

Ci faccia l’identikit di Namirial, oggi. Quanti clienti avete sull’identità digitale?

Le rispondo con pochissima approssimazione: nell’insieme abbiamo 250 grandi clienti, 8000 piccole e medie imprese, 10mila professionisti e un milione di consumatori finali. Per 65 milioni di fatturato circa. Naturalmente il boom di visibilità presso il grande pubblico è connesso allo Spid, della quale siamo uno dei 9 provider accreditati. 

Ecco dove nasce questa doppia natura: tantissimi clienti e anima b2b?

Ripeto: siamo entrambe le cose, anche perché i clienti-aziende hanno, in grande, le stesse esigenze dei privati! Gli strumenti sono analoghi. Le banche, tipicamente, hanno estrema necessità di identificare il futuro cliente… ma la stessa esigenza ce l’hanno anche le compagnie di assicurazioni o gli operatori telefonici. Quindi, di fatto, abbiamo preso strumenti che utilizzavamo per le clienti aziende e li abbiamo…venduti a noi stessi diventando così anche fornitori di servizi diretti per consumatori finali.

«I nostri numeri sull’identità digitale? Abbiamo ben 250 grandi clienti, 8.000 piccole e medie imprese, 10mila professionisti e un milione di consumatori finali per complessivi 65 milioni di euro di fatturato»

In cosa vi distinguete dagli altri 8 provider di Spid in Italia?

Indubbiamente, per certi versi siamo tutti simili gli uni agli altri. Tutti abbiamo un comune background nella posta elettronica certificata, nelle firme digitali, insomma condividiamo la focalizzazione sulle certificazioni. Ma le analogie finiscono qui.

E poi?

Poi iniziano i fattori di distintività! Intanto, oggi le recensioni dei clienti ci danno un punteggio di 4,7 su TrustPilot, molto più avanti di quello dei nostri competitor. E questo non è affatto un caso. Abbiamo lavorato per distinguerci anche su un fronte che potrebbe sembrare indifferenziato. Le faccio un esempio, ed è quello della modalità di richiesta delle credenziali Spid attraverso’home-banking: ne è una prova la nostra collaborazione con Fineco, un grande cliente digitale, per il quale abbiamo creato un’esperienza senza intoppi che in 2 minuti riesce a fornire l’identità Spid al cliente, il tutto gratuitamente

Altri esempi?

Mi piace citarle il caso Coop Italia, i supermercati. Ebbene, per Coop abbiamo messo a punto la possibilità di rilasciare le credenziali Spid Namirial nei supermercati. E poi ci sono le nostre reti distributive tradizionali , come i commercialisti e i Caaf, e ancora il videoriconoscimento a distanza 24 ore x 7 giorni, domeniche comprese. Siamo alle 25-30 mila nuove identità a settimana…E abbiamo visto crescere la video-identificazione anche perché permettiamo il supporto familiare, ovvero agevoliamo la necessità di farsi aiutare per chi non sia abbastanza abile per far da solo. Una soluzione sostenibile socialmente, perché estremamente inclusiva verso gli anziani e i diversamente abili.

Dunque è in esperienze del genere che comincia il bello nell’esercizio di questo servizio?

Diciamo che entro l’ambito delle regole generale c’è un consistente spazio di manovra sul come si fornisce al cliente il servizio dell’identità digitale. Il fatto di  offrire modalità speciali è un primo fattore distintivo, come le ho dimostrato. L’altro è l’eccellenza operativa, la capacità di gestire le richieste di autenticazione nei momenti di picco. Per esempio, al momento in cui venne lanciato operativamente il bonus mobilità siamo stati bravi, ci siamo preparati facendo stime di quante chiamate al secondo ci sarebbero state e abbiamo indovinato: ai nostri clienti è andata molto bene. C’è stato un grande provider che invece ha avuto problemi e il picco di afflussi non ha potuto gestirlo. I suoi clienti non ne sono stati contenti.

Una domanda da non fare a chi vende sicurezza: siamo davvero al sicuro, con l’identità digitale? O attraverso di essa chi vuole, può sapere di noi anche ciò che non dovrebbe?

Applichiamo un regolamento molto severo, che definisce le caratteristiche vincolanti del servizio, con la tutela della privacy embedded. Consideri che il nostro servizio è nato con il Gdpr già vigente, e dunque con un forte elenco di misure di sicurezza da implementare a cura dei fornitori dell’identità digitale. Il governo ci controlla, attraverso l’Agid. Spesso lavoriamo al fianco della Guardia di Finanza sul fronte della privacy. Pensi che è obbligatorio fare ogni 6 mesi un penetration test in cui si simulano le aggressioni hacker sui nostri sistemi. Un assessment di vulnerabilità, controllato dall’Agid.

Dunque lei ritiene praticabile il voto politico digitale?

Certamente molto più sicuro delle raccolte di firme oggi accettate dall’ordinamento. Non ci sono ancora esperienze significative però si inizia a parlarne.

Insomma l’Italia non è malaccio dal punto di vista della digitalizzazione pubblica…

Infatti, dal punto di vista dei servizi digitali tra cittadini e pubblica amministrazione è stata tra i pionieri, e la nostra normativa è stata ampiamente presa a modello o almeno a spunto per i regolamenti europei. Del resto noi stessi è anche grazie all’esperienza fatta qui in casa che abbiamo potuto diversificare con successo all’estero dove oggi rilasciamo la maggior parte dei nostri certificati digitali. Abbiamo avuto la capacità di costruire una rete di distribuzione e sviluppo all’estero sulla base dell’esperienza italiana. 

Un’ultima domanda: come vi siete trovati a fronteggiare i picchi di emergenza connessi ai lockdown anti-Covid negli ultimi due anni?

Quand’è arrivata l’emergenza – che avevamo dato per scontata una settimana prima – siamo riusciti a trasferire al lavoro da remoto quasi tutti i dipendenti e ad offrire nuovi servizi di supporto e aiuto ai clienti nell’emergenza. Tantissimi clienti erano a loro volta pronti dal punto di vista del personale ma hanno dovuto ridurre il numero dei servizi offerti. Per esempio le società finanziarie abituate a chiudere contratti tramite agenti si sono trovate in difficoltà: ma i nostri servizi fiduciari sono stati preziosi. E’ da quest’area che ci è arrivato un boost di connettività fiduciaria, Non sarebbe bastato un semplice servizio di videoconnessione: se sono una banca, ho bisogno di fare un’adeguata verifica dell’identità dell’interlocutore, un riconoscimento a distanza a prova di truffa, proceduralmente ineccepibile. Le emergenze hanno lasciato in eredità un forte interesse verso la remotizzazione di tantissime attività: sicuramente banche e assicurazioni ma anche ad esempio una telecommunication company che si è trovata di colpo a dover gestire una quantità di richieste da remoto molto più grande di prima e ci è riuscita anche grazie ad un sistema di video-selfie che abbiamo messo appunto insieme. è stata una mossa vincente.

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