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Risorse umane

Banche a “dieta stretta”: in arrivo più di 16mila tagli

Secondo i calcoli dei sindacati di categoria, dal 2000 sarebbero usciti 95mila bancari su base volontaria

CheBanca! parte alla conquista  dei clienti wealth e affluent

Meno sportelli sul territorio, più tecnologia e meno personale. Sono questi le tre linee guida adottate dalle banche italiane per tagliare i costi e realizzare gli obiettivi di ricavo. Ma la tendenza non è nuova, perché, come ricorda un articolo pubblicato su Plus - Sole24Ore, è già dal 2000 che prosegue ininterrotta l’uscita dei bancari attraverso il ricorso al Fondo di solidarietà, uno strumento unico nel mondo delle relazioni industriali e finanziato interamente dalle banche.

Secondo la ricostruzione fatta da Plus, la parola chiave dei piani industriali sembra essere infatti  “esuberi”: “Nei piani (e anche con qualche intervento fuori piano) risultano più di 16mila esuberi in atto a fronte dei quali si profilano circa 11.700 assunzioni. Nel corso degli anni, a partire dal 2000 sono 95.000 i bancari usciti dal settore con il Fondo di solidarietà, in base prepensionamenti solo su base volontaria, invece sono circa 38.000 gli ingressi, con assunzioni di under 35”.

Come si legge nell’articolo: “I dati dei principali gruppi bancari italiani, come ricostruiti dai sindacati di settore, con in testa Intesa Sanpaolo sia per le uscite, sia per le assunzioni previste, ma anche con 8mila riconversioni. UniCredit per le due manovre indicate dalla tabella avrebbe una netta prevalenza delle assunzioni: più di 4mila (non tutte in Italia) a fronte di 1.200 uscite. Le altre sembrano conservare più o meno un rapporto 1 a 2 tra nuovi ingressi e uscite”.

Le ricadute dei tagli, tuttavia, potrebbero essere importanti sia per la forza lavoro già attiva, che dovrebbe sobbarcarsi ulteriori compiti, sia per la clientela che rischia di subire l’effetto “desertificazione”.

Fulvio Furlan, segretario della Uilca (Uil Credito, Esattorie e Assicurazioni), come riporta Plus, ha dichiarato: « Quello che ci preoccupa oltre al numero delle uscite previste, sono anche le ricadute sul personale in servizio, perché possono produrre una crescita di carichi operativi i per chi rimane. Occorre garantire assunzioni almeno nel rapporto uno a due ma anche che ci siano percorsi di riqualificazione personale e creazione di nuove opportunità di lavoro».

Come evidenziato da Plus:“ Un aumento dei carichi di lavoro per chi resta, in parte superabili con interventi dal punto di vista tecnologico, può avere un impatto diretto sulla clientela, soprattutto per quanto riguarda quella che gli stessi sindacalisti del settore in più occasioni hanno chiamato la “desertificazione” del territorio, che comporta la riduzione degli sportelli, soprattutto in realtà piccole, con la conseguenza che in alcuni paesi non restano sportelli aperti. E soprattutto per la popolazione più anziana può costituire un problema serio sulla fruibilità dei servizi bancari”.

Ancora una volta il canale utilizzato per accompagnare all’uscita il personale in esubero sarà il Fondo di solidarietà. Secondo Lando Maria Sileoni, segretario della Fabi, «il fondo di solidarietà delle banche non solo è una grande conquista sindacale, ma è anche uno strumento che altri settori vorrebbero imitare. Tutto questo ha evitato i licenziamenti, unico caso in Europa, dove, invece, a partire dal 2010, sono stati persi nelle banche 420.000 posti di lavoro e nel 70% di questi casi, cioè quasi 300.000 dipendenti, si è trattato di licenziamenti”.

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