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Bitcoin, bene-rifugio intangibile ad alto rischio bolla

L’ascesa dei Bitcoin fa sembrare la bolla del Nasdaq o quella di Tokio un piccolo bip del tracciato

Bitcoin, bene-rifugio intangibile ad alto rischio bolla

Da quando è iniziata la pandemia, molti asset hanno conosciuto rendimenti stellari e spesso difficili da spiegare: la palma spetta sicuramente a Bitcoin che da marzo scorso è aumentato di otto volte. Niente male per la criptovaluta tanto misteriosa da essere definita come “la somma di quello che non conoscete della moneta più quello che non conoscete dei computer”. La sezione speciale della borsa tedesca in cui Bitcoin è trattato segnala nella prima decade di gennaio scambi giornalieri per 57 milioni di dollari, cioè di un ordine di grandezza paragonabile ai principali Etf (Exchange traded funds).
È la prova definitiva che molti investitori, in particolare hedge fund, hanno inserito Bitcoin nelle loro scelte di investimento. Quali sono le motivazioni di questa nuova fase della vita controversa di questo strumento? E soprattutto: possiamo fidarci? 

Alla prima domanda è facile rispondere: gli investitori professionali ormai non sanno più a che santo votarsi per ottenere rendimenti decenti e sono pronti a puntare su qualsiasi cosa si muova in questo panorama surreale di tassi prossimi allo zero o addirittura negativi. Di qui l’interesse di molti hedge fund e anche  di non pochi investitori tradizionali, come si vedrà. 

La risposta alla seconda domanda è più complessa e richiede di partire dalla motivazione di fondo data dagli ottimisti: Bitcoin è diventato un bene-rifugio, paragonabile all’oro. Il corollario è che gli spazi di ulteriore crescita della domanda e quindi dei prezzi sono ancora vastissimi, visto che il valore dei Bitcoin in circolazione è una frazione del metallo prezioso. È questo “nuovo paradigma” la motivazione principale degli ottimisti, ma è bene approfondire, perché ogni febbre speculativa ha sempre avuto una spiegazione apparentemente razionale. 

Bitcoin continua a essere avvolto nel mistero, tant’è che è ormai accertato che non potrà mai essere uno strumento di pagamento in competizione con la moneta tradizionale o anche con criptovalute come Libra. È ovvio che può essere considerato come un asset e dunque oggetto di investimento. Ma da qui a considerarlo bene-rifugio alternativo all’oro o al mattone, ce ne corre, perché dobbiamo ricordare che per fare questo passo dobbiamo in primo luogo rompere un tabù millenario e cioè attribuire tale funzione a un bene che non esiste e che nessuno potrà mai toccare. Un bene-rifugio immateriale appare come un gigantesco ossimoro. Se poi guardiamo alle caratteristiche del mercato dei Bitcoin, il quadro non è affatto più tranquillizzante, anche perché grande è la confusione sotto il cielo delle criptovalute. Innanzitutto, non ha senso parlare di un “valore di mercato dei Bitcoin” come se si trattasse della capitalizzazione di una società di borsa. Certo se moltiplichiamo il prezzo di inizio 2021 con il numero totale delle monete “coniate” otteniamo una cifra di tutto rispetto: oltre 600 miliardi di dollari, paragonabile alle grandi imprese tecnologiche come Tesla e Alibaba. Ma è un paragone privo di significato economico: la capitalizzazione di borsa esprime la valutazione del mercato di immobilizzazioni, tecnologia, redditività attuale e prospettica. E ci sono molti parametri per misurare se i prezzi di borsa sono sopravvalutati o no. Non sono strumenti infallibili, ma certo danno indicazioni importanti. Ancora più improponibile è il paragone con il valore totale dell’oro disponibile o ancora da estrarre (circa 17 trilioni di dollari) come indicatore dello spazio di crescita. Un autentico oltraggio alla logica economica: perché mai dovrebbe essere un parametro di crescita potenziale? Poiché è chiaro che non si inserirà mai nel circuito normale di pagamenti (almeno nel circuito legale) non c’è speranza un flusso di commissioni. 

Alla fine, tutto il valore economico di Bitcoin è legato alla rete che lo genera; tolta questa, non rimane nulla. Dunque, le valutazioni sono solo frutto della fiducia di trovare domani qualcuno disposto a comprare ad un prezzo superiore a quello di oggi. Indicazioni non meno inquietanti vengono sulla liquidità. Secondo stime attendibili riprese da Financial Times, la proprietà della criptovaluta è concentrata in poche mani (il 2,8 per cento dei possessori controllerebbe il 95 per cento del mercato) e dunque il “flottante” è scarso, prova ne sia che le recenti discese di prezzo sarebbero state provocate da volumi di vendita relativamente esigui. Quindi siamo di fronte a un mercato assai poco liquido e di scarso spessore. Tutto questo giustifica perché all’ottimismo degli analisti di alcune grandi case di investimento (a cominciare da JPMorgan) si contrappone il pesante giudizio di Bank of America che ha bollato Bitcoin come “la madre di tutte le bolle speculative”. E per farsi meglio capire ha pubblicato un grafico in cui mette a confronto le bolle degli ultimi quarant’anni (che sono state tante,). In esso, la fase di ascesa di Bitcoin fa sembrare la bolla del Nasdaq o quella giapponese un piccolo bip del tracciato. Abbastanza perché Joy, pastore tedesco di questa rubrica, si metta ad abbaiare per avvertire del pericolo.

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