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Tracollo sulle piazze

Le Borse sprofondano dopo i nuovi dati economici. Spread in risalita

È la tempesta perfetta: crolla il prezzo del petrolio nonostante il taglio dell'Opec, calano gli utili delle società, precipitano i consumi. E gli investitori scappano. Il Fmi: l'Italia spenderà tanto, più di tutta l'Europa. Si accerti di "conservare gli scontrini"

Le Borse sprofondano dopo i nuovi dati economici. Spread in risalita

Milano sprofonda e non potrebbe essere altrimenti. I primi dati reali sull'impatto del Coronavirus sulle economie occidentali hanno tolto il velo di Maya che ancora proteggeva gli occhi degli analisti: il colpo sarà potentissimo, ben più pesante di quello del 2008-2009, quando alcuni settori andarono in crisi ma altri ressero. Oggi tutto sembra andare a rotoli. Partiamo dall'Italia. Ieri il Fmi ha certificato che, rebus sic stantibus, il nostro Pil calerà del 9,1% nel 2020, per poi risalire nel 2021 in modo più o meno vigoroso a seconda dell'uscita definitiva - o no - dal lockout. Numeri da tregenda, mai registrati nel dopoguerra.

Oggi il Fondo Monetario Internazionale - che non è una banca d'affari o un'agenzia di rating, ma una delle tre gambe su cui poggia la famigerata Troika - ha rincarato la dose. L'Italia spenderà fino a 570 miliardi per arginare la crisi. Non saranno tutti interventi diretti, ci mancherebbe, anche perché rappresenterebbero il 32,7% del pil, una cifra enorme che solo la Germania può permettersi. Ma questo tentativo di arginare una situazione drammatica ha e avrà un costo ingente: per le casse dello stato, con il debito pubblico che schizzerà dal 134,8% al 155%, con un disavanzo tra deficit e pil superiore all'8%. 

Ma, ammoniscono da Francoforte, una volta terminata la buriana l'Italia dovrà ricordarsi di "conservare gli scontrini", perché una significativa riduzione dell'indebitamento è l'unico modo possibile per riprendere discorsi di crescita. Che negli ultimi 30 anni sono stati bruscamente interrotti per politiche di scarso respiro e incentrate sulla miope filosofia dell'hic et nunc. 

Ampliando il discorso, nel resto del mondo le cose non è che vadano molto meglio. Il prezzo del petrolio è sceso sotto quota 20 dollari, cosa che non succedeva dal 2002. Il taglio della produzione dell'oro nero, annunciata dall'Opec la scorsa settimana, sarà operativa da maggio, ma intanto ogni giorno si consumano 9,4 milioni di barili di petrolio in meno rispetto alla produzione. Numeri mai visti prima. Le società americane stanno iniziando a perdere redditività, la disoccupazione inizierà a breve a decollare, dopo che negli Usa sono state fatte 6,6 milioni di domande in due settimane.

Rimane poi l'enorme problema della liquidità per le imprese. È vero, i primi pagamenti sono partiti e il modulo per ricevere fino a 25mila euro è già disponibile online. Però nella Relazione del Capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e finanziaria di Bankitalia, Paolo Angelini e di Giorgio Gobbi, Capo del Servizio Stabilità, in audizione alla commissione Banche, si legge che «tra marzo e luglio il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese possa raggiungere i 50 miliardi. I primi dati raccolti mostrano che al 3 aprile 2020 sono state presentate domande di moratoria su circa 660.000 prestiti e linee di credito, per un totale di 75 miliardi di debito residuo. Di queste, circa 440.000 posizioni (per 58 miliardi) fanno capo a imprese, mentre la parte restante è relativa alle famiglie. Il dato complessivo riflette sia le moratorie ex lege introdotte dal decreto legge sia quelle offerte volontariamente dalle banche».

Ecco perché leggere che Piazza Affari ha ceduto oltre il 4,7% non è una grande sorpresa. Così come non lo è vedere che anche le altre borse europee hanno lasciato sul campo parecchi punti percentuali. Francoforte cede il 4%, Parigi oltre il 3,5, Madrid poco meno del 4, Londra oltre il 3%. New York, che ieri aveva chiuso in positivo, oggi è partita gravata dalla notizia che Bank of America ha ridotto del 45% i profitti, così come Jp Morgan e Wells Fargo.

Torna molto preoccupante la situazione dello spread, che si attesta intorno a quota 235 dopo aver superato anche i 240 punti base. Il rendimento del decennale italiano è dell'1,86%, un livello da allerta "arancione" se dovesse mantenersi tale. Unicredit avvisa che nel breve-medio periodo si attende un differenziale tra btp e bund intorno ai 250 base point, prima di scendere sotto quota 200 nella seconda metà dell'anno. Forse è per questo motivo che pare ormai assodato che Cdp emetterà dei bond emergenziali rivolti a investitori istituzionali e privati cittadini. 

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