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Succede in Borsa

Borse, Milano chiude piatta. Spread in rialzo, crolla il petrolio

Il Wti cala in un giorno del 39%, il dato peggiore dal 1982. Riflettori puntati sulla riunione europea del 23 aprile e sul rating di Standard & Poor's di venerdì

Piazza Affari si risveglia in timido rialzo dopo l'incubo di ieri

Una seduta piatta quella che si è conclusa a Piazza Affari. Il listino milanese chiude in aumento dello 0,05%. Anche le altre piazze europee non mostrano grandi scossoni: Parigi registra un +0,65%, Francoforte cresce dello 0,47, Londra dello 0,45 mentre Madrid registra un rosso dello 0,64%. Wall Street apre negativa e, mentre scriviamo, mantiene un trend ribassista. 

Sono però le notizie generali a preoccupare. Il greggio Usa crolla ai minimi dal Dopoguerra, con il Wti per gli ordini a maggio che perde il 37% in una sola seduta, il dato peggiore dal 1982. Un barile di petrolio costa circa 12 dollari, il valore più basso dal 1998. L'accordo dei paesi Opec non ha rasserenato i mercati, che prevedono che si manterrà una bassa richiesta di oro nero almeno fino a settembre. Per tornare a prezzi "normali" (intorno ai 30 dollari al barile) bisognerà aspettare, secondo le previsioni, fino a marzo 2021.

A ciò si aggiunge lo spread, che torna a salire: 238 il differenziale tra btp decennali e analoghi bund tedeschi. Il rendimento dei buoni del tesoro flirta con il 2% per poi fermarsi all'1,93%.

L'attesa dei mercati europei, poi, si concentra su due temi fondamentali. Il primo riguarda il Consiglio d'Europa del 23 aprile prossimo, quando si cercherà di trovare una soluzione all'economia europea che subirà un calo senza precedenti in tempo di pace. Conte ha ribadito che "il Mes ha una brutta reputazione", ma se giovedì non si troverà un accordo, al governo toccherà accettare i 36 miliardi previsti in cambio di condizioni "light". La maggioranza potrebbe spaccarsi ma potrebbe trovare sostegno da altre forze politiche, come Forza Italia e Italia Viva. 

L'altro tema caldo della settimana è rappresentato da Standard & Poor's, che venerdì 24 darà la sua valutazione sul nostro Paese. Se il rating attuale (Bbb) dovesse venire confermato o declassato di un solo "voto", i titoli di stato italiani rimarrebbero in area "investment grade". Viceversa, si entrerebbe di diritto nei junk bond, con tutto ciò che ne consegue. 

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