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Tim-KKR, l’Opa è ok.
Ma il prezzo non è giusto

Secondo Batacchi (Bper Banca) sia l’Opa di KKR che lo scorporo della rete su modello Terna andranno in porto per poi arrivare a una fusione tra Tim e il gruppo Iliad. Ma l’offerta, pari a 0,505 euro per azione, dovrà avvicinarsi al valore di carico dell’azionista Vivendi, poco inferiore a un euro

Tim-KKR, l’Opa è ok. Ma il prezzo non è giusto


E’ il primo effetto del trattato del Quirinale siglato solo pochi giorni fa tra Italia e Francia. Sembra che il destino dell’operatore telefonico italiano Tim – oggetto di un’Opa totalitaria da parte del fondo americano KKR - sia tutto nelle mani francesi, poiché alla fine il duello si condurrà tra il patron del gruppo Vivendi Vicent Bolloré, azionista di riferimento di Tim con il 23,7%, e Xavier Neil, fondatore del gruppo Iliad (diventato in poco tempo il quarto operatore di rete mobile in Italia con 8 milioni di clienti) che siede proprio nel board di KKR dal 2018 e che, secondo gli operatori, è il vero protagonista dell’operazione. “Credo di non sbagliare nel dire che potrebbe essere una partita fra francesi e che finirà con una fusione tra Tim e Iliad – spiega Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e socio Assiom Forex. “Questa operazione – aggiunge Batacchi - permetterebbe a Iliad di ottimizzare i suoi ripetitori senza replicarli conseguendo così la leadership nella telefonia mobile in Italia”.
 
Se l’Opa di KKR su Tim, pari a 33 miliardi incluso il debito, andasse in porto si realizzerebbe la più grande acquisizione nel settore in Europa. Secondo Batacchi, il gradimento dell’operazione si evince dal silenzio – o assenza di commenti - seguito all’annuncio dell’operazione da parte del “socio Italia”, ovvero la Cassa depositi e prestiti, titolare del 10% del capitale di Tim: un silenzio interpretato da molti analisti come una specie di “via libera con riserva”. “Sono convinto che alla fine si procederà a una separazione della attività in capo a Tim, che attualmente si occupa sia della gestione delle reti e delle infrastrutture sia dei servizi – afferma Batacchi – In questo modo la rete rimarrà in capo a Cdp che probabilmente procederà a una fusione con Open Fiber (controllata dalla stessa Cdp al 60%) mettendo così in sicurezza asset sensibili”. Il modello di riferimento sarebbe quello di Terna, con la separazione tra la gestione delle reti e la gestione dei servizi, come avvenuto dopo l'uscita di Enel.

Se ci sono differenze tra Bolloré e Niel (il primo è amato dalla destra, il secondo è amico di Macron), è certo che l’Opa è finalizzata a una partnership industriale in salsa italo-francese e che la battaglia sarà legata al valore dell’offerta. Vivendi difficilmente potrà aderire all’Opa fissata a 0,505 euro per ogni azione Tim senza subire una perdita importante avendole in carico a poco meno di un euro. Secondo gli addetti ai lavori infatti il valore di Tim, delle sue reti e delle società controllate sarebbe anche tre volte superiore all’offerta di KKR, nonostante la società non avesse da tempo appeal sul mercato. Secondo gli analisti di Ubs, il fondo Usa “potrebbe essere costretto a salire a 83 centesimi per azione”, un prezzo che metterebbe tutti d'accordo anche se, essendo la soglia di adesione fissata al 51%, l’Opa potrebbe aver successo anche se sia Vivendi che Cdp non apportassero le loro azioni. “Sono convinto che con il socio Vivendi si arriverà a un accordo, e che sia l’acquisizione che lo scorporo della rete andranno in porto. Tra un anno probabilmente Tim non sarà più quotata”, conclude Batacchi.

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