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Criptovalute

Ethereum cambia pelle (e consumerà pochissima energia)

La valuta digitale si prepara a cambiare il metodo con cui la rete verifica le transazioni. Secondo un'analisi di Bg Saxo il passaggio "dal proof-of-work al proof-of-stake", dovrebbe consentire un risparmio di energia del 99,95% perché saranno i possessori della valuta a verificare direttamente le transazioni

scoalle prese con la blockchain

Tra circa due mesi si terrà uno degli eventi considerati più importanti nella storia delle criptovalute: si tratta del passaggio di Ethereum dal proof-of-work al proof-of-stake (evento noto settore come “la fusione”).

In questi giorni è previsto il primo test pubblico della fusione dopo che già sono stati effettuati altri sette test minori. Salvo imprevisti, è ragionevole prevedere che la fusione ufficiale avverrà ad agosto come riportato da una notizia diffusa ieri dal sito finanza online.

È dal 2014 che gli sviluppatori di questa crypto hanno esplicitamente raccontato il loro desiderio di adottare la proof-of-stake invece della proof-of-work. A causa di difficoltà tecniche, fino ad ora, questo non era stato possibile.

Alla vigilia di questo passaggio, Mads Eberhardt, cryptocurrency analyst per Bg Saxo, spiega in un’analisi ripresa da dal sito finanzaonline, i modi in cui cambierà Ethereum, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello economico.

“Il cambiamento più sostanziale”, si legge nel report, “è il passaggio dal proof-of-work al proof-of-stake, ovvero del metodo con cui la rete verifica le transazioni. Invece dell’enorme potenza di calcolo messa a disposizione della rete dai minatori, saranno i possessori di Ether a verificare direttamente le transazioni. Ciò significa che i possessori avranno la possibilità di utilizzare il proprio Ether come garanzia per poter verificare le transazioni, in gergo: "di mettere in stake il proprio Ether". In cambio riceveranno le commissioni di transazione insieme ad un tot per aver garantito la transazione in maniera sicura”.

Con il proof-of-stake, spiega Bg Saxo, la principale caratteristica di sicurezza è che gli staker possono essere tagliati. Nel caso in cui la rete determini che uno staker si è comportato in modo non etico, ad esempio, tentando di invertire le transazioni, la rete può escluderlo da transazioni future.

“Quando sarà implementato il proof-of-stake, Ethereum ridurrà il consumo di energia di circa il 99,95%. Per capire perché, sottolinea Bg Saxo, dobbiamo ancora considerare le differenze tra i meccanismi di consenso. Per quanto riguarda Ethereum, al momento viene finalizzato un nuovo blocco ogni 13 secondi circa. In questi 13 secondi, ogni minatore combatte per essere quello che finalizza il blocco. Ciò comporta l’applicazione della potenza di calcolo e quindi richiede elettricità. Tuttavia, si legge nel report, è solo un miner che finalizza il blocco e verifica le transazioni, anche se altri miner hanno speso un’enorme quantità di energia per lo stesso blocco. In termini di proof-of-stake, un “validatore” viene scelto casualmente per finalizzare un blocco in base alla propria quantità di Ether puntata. Ciò accade prima del blocco, quindi nessun altro staker sta cercando di finalizzare lo stesso blocco, riducendo in definitiva il consumo energetico di Ethereum di circa il 99,95%”.

Dal momento che l’energia richiesta per verificare le transazioni su Ethereum diminuisce, si riduce di pari passo anche il costo della sicurezza. "Con il proof-of-work", si legge nel report, "il costo della sicurezza di Ethereum ammonta a circa 5,4 milioni di Ether all’anno. Ciò significa che 5,4 milioni di nuovi Ether vengono emessi ogni anno per l’attuale fornitura di circa 120 milioni di Ether per incoraggiare i minatori a verificare le transazioni. A fusione avvenuta, il costo della sicurezza scenderebbe a circa 0,5 milioni di Ether all’anno".

Bg Saxo spiega che si tratta di un’ampia riduzione dell’inflazione di Ethereum, che potrebbe persino renderlo deflazionistico poiché si prevede che i costi di transazione pagati supereranno il costo della sicurezza. Nel tempo, ciò potrebbe comportare uno shock dell’offerta perché il mercato è abituato ad assorbire 5,4 milioni di Ether di nuova emissione all’anno, ma all’improvviso potranno essere emessi solo circa 0,5 milioni di Ether.

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