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Regolamento UE 2020/1503

Crowdfunding a rischio stop in Italia

Il nostro Paese non ha ancora individuato l’ente regolatore nazionale che dovrà assegnare le autorizzazioni europee alle piattaforme italiane. Quali sono i rischi? Ne parliamo con Dario Giudici, ceo di Mamacrowd.

Crowdfunding a rischio stop in Italia

Dario Giudici, ceo di Mamacrowd

Tra le normative dell’Unione Europea su cui il nostro Paese è ancora inadempiente vi è anche il Regolamento UE 2020/1503 sugli European Crowdfunding Service Providers for Business (ECSP), che dovrebbe diventare pienamente operativo entro la fine di ottobre 2022.

Lo scopo della norma è quello di “armonizzare le leggi dei vari Stati per i fornitori di questo tipo di servizi, aprire le barriere e permettere le operazioni fra uno Stato e l’altro”, in modo tale da aprire le raccolte fondi agli investitori in tutta Europa.

A differenza di Germania, Francia e Spagna che si sono già mosse, il nostro Paese non ha ancora nominato un ente regolatore nazionale che dovrebbe avere il compito di assegnare le autorizzazioni europee alle piattaforme italiane, sia quelle già esistenti sia quelle che nasceranno in futuro.

L’obiettivo infatti è di permettere alle realtà autorizzate di operare in tutta la UE con una sola licenza valida in tutti gli Stati membri.

Che cosa sta accadendo e quali sono i rischi per il settore? Che cosa potrebbe accadere qualora l’Italia non dovesse rispettare le scadenze dettate dalla normativa? Lo abbiamo chiesto a Dario Giudici, ceo di Mamacrowd.

“Stiamo vivendo un momento di stallo, noi come gli altri player del settore siamo in attesa che venga nominato un ente regolatore nazionale che possa finalmente far applicare la normativa europea. Premesso che non toccherebbe a noi piattaforme di equity crowdfunding individuare quale sarebbe l’ente più idoneo, ci sono sicuramente attori come Consob, Ministero dell’Economia e Banca d’Italia che hanno in casa le competenze per svolgere questo ruolo e a loro ci rivolgiamo – in quanto principale operatore in Italia – mettendo a disposizione le nostre competenze con l’obiettivo di accelerare le procedure”.

Che cosa potrebbe accadere qualora non venisse individuata l’authority in tempi utili?

Il rischio maggiore che vediamo è che, se non si riuscisse a rispettare il termine per designare un’authority che possa assegnare le autorizzazioni europee alle piattaforme italiane e applicare il regolamento previsto entro novembre 2022, avremmo un duplice danno: gli imprenditori italiani in cerca di capitali si vedrebbero negato l’accesso a capitali nei mercati europei perché le piattaforme italiane potrebbero operare solo in Italia e al contempo subirebbero la concorrenza degli operatori europei di equity crowdfunding che potrebbero invece lanciare campagne in Italia, erodendo ulteriormente il bacino di capitali ai quali attingere.

Qual è lo scenario più probabile in questo momento?

 Una cosa da sottolineare è, inoltre, come oggi l’equity crowdfunding – in particolare post pandemia – sia uno strumento sempre più importante per la raccolta dei capitali da parte degli imprenditori italiani quindi questo stallo rischia anche di compromettere la ripresa economia del Paese. Rimaniamo comunque fiduciosi che entro novembre si trovi una soluzione, nel frattempo stiamo studiando i mercati europei che sono già pronti a ricevere le richieste di iscrizione da parte dei portali che intendono aderire al nuovo regolamento, come Francia, Germania e Spagna, ma rimaniamo fiduciosi che anche in Italia si trovi una soluzione in tempo utile, per evitare una fuga degli operatori del settore.

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