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La giornata sui mercati

La Ue taglia le stime sul Pil e alza quelle sull’inflazione

Il caro vita quest'anno in Italia toccherà il livello record del 7,4% . Intanto il rischio crisi di Governo affossa i listini

Euler Hermes: “Altro che 1,5%, il pil italiano rischia grosso”

La Ue ha tagliato sensibilmente le stime per il Pil del prossimo anno.

Come riportato da Teleborsa, la Commissione europea ha tagliato le stime di crescita e aumentato quelle sull'inflazione.

L’economia della Ue dovrebbe registrare una crescita del 2,7% nel 2022 e dell'1,5% nel 2023, secondo quanto si legge nelle previsioni estive diffuse oggi. La crescita nella zona euro dovrebbe attestarsi al 2,6% nel 2022, per poi scendere all'1,4% nel 2023. L'inflazione media annua dovrebbe raggiungere i massimi storici nel 2022, attestandosi al 7,6% nella zona euro e all'8,3% nell'UE, per poi scendere rispettivamente al 4% e al 4,6% nel 2023.

Rispetto alle previsioni di primavera, il taglio è soprattutto per il prossimo anno. Il 16 maggio la Commissione Ue si aspettava una crescita del Pil reale sia nell'Ue che nella zona euro al 2,7 % per il l'anno in corso e al 2,3% per il 2023. L'inflazione era vista al +6,1% nel 2022, per poi scendere al 2,7 % nel 2023.

Per il nostro Paese, la Commissione Ue indica stima un Pil in aumento del 2,9%, rispetto al 2,4% previsto a maggio. Nel 2023 la crescita del Pil dovrebbe invece rallentare per attestarsi allo 0,9%, contro l'1,9% indicato da Bruxelles a maggio. L'inflazione salirà al 7,4% quest'anno e raggiungerà una media del 3,4% nel 2023.

"L'economia italiana si è dimostrata più resiliente all'inizio del 2022 di quanto previsto in primavera grazie alla vivace attività delle costruzioni - si legge nell'analisi sul nostro paese - A breve termine, la crescita della produzione è supportata dall'aumento dell'attività di servizi a seguito dell'abolizione di quasi tutte le restrizioni legate al Covid e dalla produzione ancora robusta nelle costruzioni".

Le previsioni al ribasso della Ue e il dato sull’inflazione americana di giugno, pari al 9,1%, il punto massimo dal 1981, hanno affossato le Borse europee.

Il listino peggiore è il Ftse Mib -2,71% di Milano, che oltre al clima di incertezza e tensione, ha risentito del rischio di una crisi di Governo. Ne ha risentito anche lo spread BTp/Bund che ha superato i 220 punti base, per poi assestarsi a 219 punti base, dieci in più del riferimento precedente. Il rendimento del BTp decennale benchmark è al 3,38%, dal 3,24% della vigilia.

In ribasso più contenuto il CAC 40 -1,22% di Parigi, il DAX 40 -1,29% di Francoforte, l'IBEX 35 -1,78% di Madrid, l'AEX -0,54% di Amsterdam e il FTSE 100 -1,00% di Londra.

Come riporta Radiocor, in questo scenario, sul listino milanese Saipem ha tentato il rimbalzo toccando il 7,67% dopo il crollo, bene i tecnologici e tengono industrali e automotive. Sul fronte opposto, sono sotto pressione le banche a partire dal Banco Bpm -5,46% e Unicredit -3,86%, mentre cedono anche Intesa Sanpaolo -4,32% e Bper Banca -4,78%. Male anche Telecom Italia -4,64% e le utility.

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