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Il nuovo Messico, tra tentazioni populiste e realismo economico

Chi è Obrador, il nuovo presidente del Paese del centro America? L'analista di T. Rowe Price specializzato in mercati emergenti, Benjamin Robins, prova a dare una risposta a una domanda non facile

Il nuovo Messico, tra tentazioni populiste e realismo economico

Il Messico è visto dagli investitori come uno dei paesi che offrono le maggiori opportunità nell’ambito dei mercati emergenti. Allo stesso tempo, però, il Messico con il suo neo presidente Andrés Manuel López Obrador, si trova ad affrontare un contesto economico-finanziario complesso e molto volatile, governato dallo scontro tra i (vicinissimi) Stati Uniti e la Cina e le loro rispettive politiche monetarie.

Chi è Obrador? “Un uomo del popolo che giura di porre fine ai ‘fallimenti e alla corruzione evidenti delle politiche neoliberali’ o lo statista sostenitore di una spesa pubblica responsabile che promette un ‘New Deal’ per il Messico?”. Queste sono le domande che si pone Benjamin Robins, portfolio specialist emerging markets fixed income di T. Rowe Price.

Un difficile esercizio di equilibrismo. “È evidente che le elezioni del luglio 2018 hanno rappresentato una rottura con il passato. Amlo (acronimo del nome del primo ministro messicano, ndr.) è arrivato al potere sulla scia di un malcontento diffuso nei confronti dell’élite politica messicana”, scrive il manager. Una elezione che è stata preceduta da promesse elettorali di sviluppo sociale e di creazione di nuovi posti di lavoro che per essere rispettate avranno bisogno come il pane di un contesto economico favorevole.

“Nuovi investimenti”, è la parola d’ordine di Robins che vede, però, un contrasto tra oggettiva complessità della condizione attuale del Paese centroamericano e “alcune delle sue mosse di stampo più populista". Come l’annullamento "prima ancora del proprio insediamento ufficiale, del progetto di costruzione da 13 miliardi di dollari di un aeroporto internazionale già per un terzo avviato, o l’annuncio di una sospensione di tre anni delle aste per nuovi blocchi di esplorazione petrolifera, che lascia presagire una marcia indietro sulla deregulation del settore energetico. Il presidente sta tentando un difficile esercizio di equilibrismo”. Un equilibrismo tra spinte liberali e vecchie (e nuove) tentazioni di nazionalizzazione.

Amlo ha dalla sua un livello di popolarità alle stelle e la maggioranza schiacciante che il suo partito, Morena, e i suoi alleati hanno in entrambe le camere del Congresso. Inoltre “i mercati hanno reagito favorevolmente alla presentazione del bilancio per il 2019, giudicato cauto, e alle iniziative volte a rafforzare e consolidare il settore finanziario e i mercati dei capitali locali. Sulla scia di queste notizie, le azioni e le obbligazioni messicane e il peso hanno registrato una ripresa. A fine gennaio, gli investitori hanno dato al governo un primo voto di fiducia, superando con le loro richieste di sottoscrizione l’offerta di titoli sovrani denominati in USD pari a 2 miliardi di dollari”. 

“Sul fronte internazionale i venti soffiano in favore del Messico”, commenta il portfolio specialist. “L’indebolimento del dollaro USA e la sospensione dei rialzi da parte della Fed si tradurranno con ogni probabilità in minori pressioni nei confronti di Banxico, la banca centrale messicana, spianando potenzialmente la strada a politiche monetarie meno restrittive nei prossimi mesi. Paradossalmente, pur essendo un Paese produttore di petrolio, il calo dei prezzi del greggio contribuirà al miglioramento della bilancia dei pagamenti messicana, dato che il paese accusa un disavanzo commerciale nei prodotti petroliferi raffinati. Malgrado la retorica protezionistica del presidente Trump, gli scambi commerciali con gli Stati Uniti si mantengono sostenuti grazie ad una crescita economica statunitense ancora solida”.

In questo positivo panorama i chiaroscuri non mancano. E molti di questi dipendono dalla linea politica del capo di governo. “I segnali contrastanti provenienti dalla nuova amministrazione, che un momento alimenta i sentimenti populisti e quello successivo si mostra vicina alle esigenze degli investitori, sono poco rassicuranti”, sottolinea Benjamin Robins. “Esistono inoltre ragioni fondate per dubitare delle competenze della nuova amministrazione nel portare a termine il programma del presidente: al di là del ministro delle Finanze e di Banxico, le posizioni più importanti tendono ad essere occupate da rappresentanti politici con poca esperienza professionale”. Per T. Rowe Price “il presidente andrà incontro a due grandi rischi: il fallimento del suo programma di riforme sociali e il mancato decollo dei suoi programmi infrastrutturali”.

Tra le promesse elettorali più difficili da onorare dal nuovo esecutivo nazionale c’è il programma di sviluppo sociale sul quale si basa la popolarità Obrador. “Per combattere il crimine e la disoccupazione giovanile il presidente ha promesso di creare 2,6 milioni di posti di lavoro attraverso un programma di apprendistato. Finora il settore privato ha offerto soltanto poche migliaia di posti. Analogamente, i piani di investimento e di crescita del governo dipendono in larga parte dal sostegno del settore privato, che è rimasto debole di fronte a questi segnali contrastanti”. 

Alcuni rischi possono provenire inoltre dall’estero. “Nel bene o nel male le economie del Messico e degli Stati Uniti sono profondamente collegate”, continua l’analista di T. Rowe Price. “E come spesso si dice, se gli Stati Uniti starnutiscono, il Messico si prende il raffreddore. Un possibile rallentamento negli Stati Uniti, in concomitanza al venir meno dello stimolo fiscale, potrebbe far presagire tempi difficili da entrambi i lati del confine”. 

Un’altra incertezza proveniente dall’estero è rappresentata dalla rinegoziazione del North American Free Trade Agreement (Nafta, il trattato di libero scambio, ndr.) tra Stati Uniti, Messico e Canada, che deve ancora essere ratificata nei parlamenti dei tre paesi. Se il processo si intoppasse, la fiducia delle imprese in Messico e verso il paese potrebbe risentirne.

Il Messico e gli anticorpi contro una crisi economica. “Nel programma del nuovo presidente ci sono molti punti positivi: austerità fiscale, rafforzamento degli investimenti, riduzione di povertà e disoccupazione giovanile e investimenti nelle regioni trascurate del sud. Malgrado tutte le questioni ancora aperte, la luna di miele di Obrador sarà probabilmente più lunga di quanto la maggior parte degli osservatori si aspetti. Grazie alla sua popolarità e al suo carisma, gli errori iniziali gli saranno perdonati: nel suo paese alcuni lo chiamano il Messia dei tropici”.

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