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Vaccine-day, Capodanno è oggi
Ma la salute vale più di 9 miliardi

Vaccine-day, Capodanno è oggiMa la salute vale più di 9 miliardi

Capodanno è oggi, 27 dicembre 2020. Perché, con 4 giorni di anticipo sul 31 dell’anno, inizia una fase nuova, ma davvero nuova. Perché dal momento in cui all’Ospedale Spallanzani di Roma l’infermiera Claudia Alivernini ed altri suoi colleghi si faranno iniettare le dosi del vaccino Pfizer-BionTech, inizierà simbolicamente e sostanzialmente la risalita del nostro Paese, come di gran parte del mondo, dalla cattività in cui l’ha sprofondato la pandemia.
Veniamo da mesi di libertà limitata, di economia dimezzata – e sovvenzionata, sì, ma non ovunque, non comunque e in ogni caso con gravi ipoteche per il futuro. Da mesi di mascherine soffocanti per chi responsabilmente le ha usate e di socialità rarefatta, sostituita con quei deprimenti surrogati che sono le videochiamate, utili come l’ombrello quando piove, aspettando però sempre con ansia che torni il sereno.
Adesso basta. C’ha messo tanto, rispetto alle nostre speranze e alle nostre necessità, ma la scienza ce l’ha fatta, superando anche le burocrazie di mezzo mondo, a cominciare dall’inutile anzi dannosa Organizzazione mondiale della sanità e dall’Agenzia europea per farmaco, che ha regalato al virus venti giorni di libero servizio in più non accettando di allinearsi ai temi inglesi.
Come Investiremag documenta in questa newsletter dal punto di vista finanziario, sono molte e tutte estremamente qualificate le società farmaceutiche ad aver predisposto vaccini efficaci contro il Covid-19. Che stanno andando tutti a regime.
Adesso bisogna solo vaccinarsi. Man mano che l’organizzazione sanitaria ce lo permetterà. Bisogna vaccinarsi – salvo i pochissimi casi che i medici segnaleranno – senza se e senza ma, per rispetto della vita, di noi stessi e del nostro prossimo. Vaccinarsi turandosi le orecchie e gli occhi contro la pioggia di colpevoli scemenze che inizierà a cadere sui vaccini millantando effetti collaterali perversi, incompatibilità e nocività varie, purtroppo credute a volte anche da medici e ricercatori poco avveduti.
Questa campagna vaccinale – partita l’8 dicembre scorso (giorno dell’Immacolata Concezione della Madonna, buon auspicio per chi ci crede) – ha un’importanza straordinaria, pari solo alla drammaticità del Covid-19. Riconducendo alla norma una malattia anormale in quanto pervasiva, minacciosa e fino a ieri incurabile, il vaccino ci riporta appunto quella prospettiva di normalità che avevamo accantonato, asfissiati per giunta da un esercito di insopportabili deficienti, di solito plurilaureati, che con la petulanza di Savonarola e senza l’esimente del suo fanatismo religioso, in sostanza hanno dato al progresso la colpa della pandemia.
Certo, la voracità cieca, senza prospettive di lungo termine, senza riguardo per la sostenibilità ambientale e sociale è lo stigma che nuoce alla natura dello “sviluppismo” americano demente, tipico di una cultura collettiva che non ha passato e si proietta acriticamente nel futuro senza mai badare ai “collateral damnages”, come i generali Usa chiamavano i morti civili nelle loro ultime campagne militari. Tutto questo è deteriore a deve cambiare: peraltro perfino negli Usa si registra una nuova sensibiitò alle esigenze dell’ambiente, alle decarbonizzazione, al ripristino di un’attenzione minima indispensabile all’uguaglianza e alle parti opportunità sociali.
Ma gli eccessi del capitalismo globalizzato c’entrano col Covid-19 come i cavoli con la merenda.
Dobbiamo curare i primi e debellare l’altro. O davvero torneremmo all’oscurantismo savonaroliano: “Pentitevi, mascheratevi, non assembratevi, non andate al ristorante, o la fine del mondo verrà per mano di Coronavirus”. Demenzialità.
Da oggi, si ricomincia: facendo meglio, si spera. Ma vivendo.
In una giornata simbolica come quella di oggi dispiace doversi occupare di fenomeni fortunamente transitori - anzi già transitati - nella società italiana senza lasciare tracce particolarmente nocive, com’è il grillismo – malattie infantile di quel totale casino non privo però di buone intenzioni che sono i Cinquestelle.
Ma la lettura forzata del blog del comico suggerisce una nota, visto che ancora troppa brava gente si beve le cose che ci legge. Non riuscendo ormai più da molti anni a far ridere, Grillo elenca un po’ di aborti mentali, tra il profetico e il cabarettistico. Profetico: “Auguri e buon anno a tutti. Un Natale di letizia, di bontà e di predisposizione verso gli altri. È questo che ci insegna questa Pandemia”. Chiaro? Traduciamo: la pandemia ci insegna che dobbiamo essere buoni. Lo dicesse un vecchio vescovo, gli spernacchierebbero dietro. Poi: «Eh i vaccini…io li sto aspettando, li sto aspettando tutti, li vorrò fare tutti insieme in una un’unica siringata. Comincerò con lo Sputnik 5 russo che dà questa leggera controindicazione di una leggera fosforescenza ai polpastrelli che verrà eliminata dal vaccino cinese che, in controtendenza, darà luccichio giallognolo al palmo della mano tutte e due»… e via andare con altri conati di ironia.
C’è veramente poco da ridere, però, sull’effetto vergognoso di una scelta demenziale del partito fondato dal Comico e, purtroppo, dell’intero governo Conte II che in questo ha preferito il compromesso politico all’interesse del Paese: il no al Mes, a quei 36 miliardi di prestiti a tasso vantaggioso che l’unione Europea ci avrebbe fatto per investimenti nella sanità. Non li abbiamo voluti e nella bozza di Recovery Plan abbiamo avuto la faccia tosta di destinare alla salute pubblica appena 9 miliardi, meno di un decimo della spesa corrente sanitaria annuale italiana.
Un niente.
Ecco, è su queste cose che ci vorrebbe qualche invettiva alla Grillo di vent’anni fa. Ma allora non s’è capito che mancano medici anestesisti, infermieri professionali, medici di base e posti in corsia e in rianimazione? Non s’è capito che le formiche sui letti ospedalieri o gli ospedali dove piove dentro sono inaccettabili in un Paese civile? Il presidio preventivo della salute pubblica vive di strutture ridondate, non ridotte all’essenziale. E invece vent’anni di austerithy montiana e post-montiana, unita alla gestione scriteriata di molte, troppe Regioni, hanno vilipeso quella che pareva essere un’ottima amministrazione sanitaria. Che andrebbe rifondata a suon di investimenti. Rifondata, con soldi, tanti. Cosa che, nonostante la sua compunta apparente serietà, il ministro Speranza non ha minimamente saputo pretendere, e che l’Avvocato degli italiani si è ben guardato dall’imporre. Meglio le poltrone di Palazzo dei letti in rianimazione?
Ma c’è ancora speranza, fortunatamente con la “s” minuscola. Tra l’Italia e i soldi europei molti ostacoli si frappongono ancora, ma con essi molte opportunità di riparare al malfatto. Occorre che tutti spingano per una rifondazione della sanità. Tutte le persone perbene e di buona volontà, a prescindere dal colore politico. Possiamo farcela. Intanto, vacciniamoci.
 

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