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Disuguaglianze post Covid: un danno anche per i mercati

«L’investimento sostenibile dovrebbe cercare di promuovere sia la sostenibilità che la performance finanziaria, per allineare gli interessi degli investitori alle preferenze della società nel lungo periodo». Il commento di Masja Zandbergen

Disuguaglianze post Covid: un danno anche per i mercati

Tra i vari squilibri e problemi portati dalla pandemia, non poteva mancare l’aggravarsi delle disuguaglianze. Interessanti le rilevazioni sul mercato del lavoro, che suggeriscono come il Covid-19 abbia avuto un impatto fortemente eterogeneo su diversi gruppi di lavoratori. I più colpiti sono i soliti noti: lavoratori meno qualificati, giovani e donne. Un impatto asimmetrico sull’occupazione, sui redditi e sulla ricchezza, che porta a pensare che la disuguaglianza sia destinata ad aumentare ulteriormente.

«Tale sviluppo», commenta Masja Zandbergen, responsabile sustainability integration di Robeco (nella foto sotto), «era già evidente da tempo prima del Covid-19 nella maggior parte delle economie avanzate e nei mercati emergenti più grandi. In effetti, nella maggioranza dei Paesi dell’Ocse, il divario tra ricchi e poveri si attesta attualmente al livello più elevato degli ultimi 30 anni. Il 10% più ricco della popolazione guadagna 8,6 volte di più del 10% più povero, a fronte di un rapporto di 7:1 negli anni ’80. L’impatto negativo della pandemia invertirà anche – almeno temporaneamente – una tendenza positiva osservata negli ultimi tre decenni in molti mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo a basso reddito, dove la disuguaglianza dei redditi all’interno dei Paesi era in costante diminuzione, seppur da livelli elevati».

Le disparità di ricchezza inoltre, sono ancora più pronunciate delle disuguaglianze di reddito. Secondo il Global Wealth Report 2021 di Credit Suisse, la quota di ricchezza del primo 10% della popolazione è aumentata di 0,9 punti percentuali nell’ultimo anno, e quella del primo 1% della popolazione di 1,1 punti percentuali. «Con una sola eccezione – la quota del primo 1% nel 2014 – l’aumento della disuguaglianza osservato nel 2020 è stato nettamente più marcato che in qualsiasi altro anno di questo secolo», continua Zandbergen. «Il numero di persone estremamente facoltose è aumentato del 24%, mentre il numero di milionari (in dollari) è salito di 5,2 milioni a 56,1 milioni, pari a circa l’1% degli adulti di tutto il mondo. Lo stesso rapporto stima che il primo 10% degli adulti possiede l’82% della ricchezza globale, e che solo il primo 1% ne possiede quasi la metà (45%)».

Ovviamente un ulteriore ampliamento del divario di ricchezza si può osservare anche su base regionale. Europa e Nord America hanno rappresentato la maggior parte della crescita della ricchezza durante lo scorso anno, mentre India e America Latina sono state tra le regioni penalizzate.

«L’impatto della disuguaglianza sulla crescita, sulla politica e sulla società è diventato oggetto di un dibattito sempre più animato negli ultimi anni», spiega l’esperta. «Certo, la disuguaglianza è parte integrante di un sistema economico basato sulle forze di mercato, ed è il risultato di differenze di impegno, preferenze, fortuna, opportunità o talento. Inoltre, un aumento della disuguaglianza può essere un catalizzatore della crescita, nella misura in cui fornisce un incentivo a investire nel proprio capitale umano, a promuovere il risparmio e gli investimenti, e ad assumere rischi. D’altro canto, si conviene sempre più diffusamente sul fatto che un’eccessiva disuguaglianza, se non mitigata, costituisce una minaccia per l’economia, per il nostro tessuto sociale e per la stabilità politica».

Come in ogni rapporto di causa-effetto che si rispetti, la disuguaglianza economica va ad incidere negativamente anche sulla stabilità politica. Può condurre a disordini sociali, minare le istituzioni democratiche, alimentare il populismo e contribuire al protezionismo, tutti sviluppi che abbiamo avuto modo di osservare in molti Paesi negli ultimi anni. «Questa disuguaglianza estrema e crescente finirà per danneggiare anche i mercati finanziari e gli investimenti», nota Zandbergen. «Uno studio del Pri suggerisce un impatto potenzialmente negativo sulla performance degli investimenti a lungo termine, cambiamenti nella distribuzione di rischi e opportunità nell’ambito dell’universo d’investimento, e instabilità nel sistema finanziario. Nell’area dei titoli di Stato, ad esempio, si rileva a livello nazionale una correlazione tra maggiore disuguaglianza, minore stabilità politica e premi di rischio geografico più elevati. Alla luce di queste implicazioni potenzialmente sfavorevoli per la performance finanziaria dei loro asset, gli investitori farebbero bene a integrare le considerazioni sulla disuguaglianza dei redditi nel loro processo decisionale».

Questa forma di disuguaglianza è sempre stata un importante fattore Esg nel Country sustainability ranking di Robeco, un modello proprietario che classifica i Paesi in base alla sostenibilità. Questo modello integra le caratteristiche Esg che hanno maggiori probabilità di incidere sensibilmente sulla performance a lungo termine delle obbligazioni governative. «Nelle nostre strategie azionarie dei mercati emergenti, questa classificazione è usata anche come elemento per determinare il premio al rischio geografico», spiega l’esperta. «Inoltre, la riduzione delle disuguaglianze è essenziale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sdg), con l’Sdg 10 che mira a ridurre le disuguaglianze tra i Paesi e al loro interno. Quindi, anche a questo proposito, l’investimento sostenibile dovrebbe cercare di promuovere sia la sostenibilità che la performance finanziaria, per allineare gli interessi degli investitori alle preferenze della società nel lungo periodo».

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