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I rischi finanziari secondo la Fed: quali sono e come evitarli

«Riteniamo che il focus debba spostarsi sulle strategie attive, affidandosi a gestori specializzati in grado di controllare i livelli di volatilità nelle varie fasi di mercato e di produrre un rendimento positivo». Il commento di Giacomo Calef

I rischi finanziari secondo la Fed: quali sono e come evitarli

È stato pubblicato questo mese il Financial stability report della Federal Reserve, ovvero il sondaggio sui principali rischi del sistema finanziario condotto dalla banca centrale statunitense. I livelli di inflazione – ai loro massimi dal 2008 – figurano ovviamente come timore principale, vista la probabilità che possano mantenersi elevati per un periodo di tempo più lungo del previsto.

La Fed richiama però l’attenzione anche su altri due elementi: l’emergere delle stablecoin e la crisi di Evergrande in Cina. «Le stablecoin sono delle valute digitali ancorate ad asset relativamente stabili, come ad esempio il dollaro statunitense, che vengono utilizzate per lo scambio di criptovalute», spiega Giacomo Calef, country manager di Ns Partners. «Il mercato vale attualmente circa 130 miliardi di dollari, e la Fed ritiene che sia urgente produrre un’apposita regolamentazione per contrastare il riciclaggio di denaro».

Per quanto riguarda il caso Evergrande invece, ciò che preoccupa sono i possibili effetti spillover che la fragilità del mercato immobiliare cinese potrebbe produrre sugli Stati Uniti. Evergrande, che sta ritardando il pagamento dei propri debiti, nell’industria dell’immobiliare cinese rappresenta il più grande emittente di bond high yield denominati in dollari. Stando ai dati del primo semestre 2021, Evergrande detiene il 19% del totale, per un valore di 19,24 miliardi. Inoltre, altri player dell’immobiliare cinese stanno soffrendo una crisi di solvibilità, come Kaisa Group, un altro importante player nel settore, il cui titolo azionario è crollato del 70% quest’anno, con 400 milioni di dollari di debiti da ripagare entro dicembre, ed un complessivo di 3 miliardi in scadenza nel 2022. 

«Sono diversi fattori di rischio a cui porre attenzione», nota Calef, «e come accaduto per settembre, quando le correzioni di mercato si verificano l’impatto può risultare significativo: si veda ad esempio l’indice S&P 500, che solo nel mese di settembre aveva ceduto quasi 5 punti percentuali. Ma, in questo contesto, anche il comparto obbligazionario è in sofferenza: l’indice Barclays Global Investment Grade (in euro, a cambio coperto), che rappresenta su base globale l’obbligazionario ad alto grado di solvibilità, da inizio anno perde circa il 2%. Per migliorare la diversificazione di un portafoglio, riteniamo quindi che il focus debba spostarsi maggiormente sulle strategie attive, affidandosi a gestori specializzati in grado di controllare i livelli di volatilità nelle varie fasi di mercato e di produrre un rendimento positivo».

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