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Scenari | Capital Group

Post-Covid: i nuovi scenari delle biotecnologie

«Le malattie infettive erano relegate in un angolo, tra le ultime voci negli elenchi di finanziamenti e accordi tra aziende di ogni dimensione. Ora il settore è secondo solo al settore oncologico, e molti dei problemi più rilevanti possono essere affrontati grazie a sostanziali investimenti». Il commento di Laura Nelson Carney

Post-Covid: i nuovi scenari delle biotecnologie

Negli ultimi anni il settore delle è rinato, portando all’esplosione di nuovi target farmacologici, basi per nuove aree di crescita, come ad esempio l’impiego di cellule e geni come medicinali. Il Covid-19 ha indubbiamente accentuato la tendenza, provocando uno sviluppo più rapido dei farmaci. Il percorso di approvazione accelerata utilizzato per i vaccini contro il nuovo coronavirus esisteva già da tempo, e procedure analoghe erano già previste anche da altri enti di regolamentazione in tutto il mondo. «Europa, Giappone, Cina e diversi altri Paesi prevedono meccanismi analoghi che rendono possibile un’azione più rapida, soprattutto quando l’esigenza di un trattamento per una malattia è davvero impellente», commenta Laura Nelson Carney, analista di investimenti azionari di Capital Group (nella foto a lato). «Questi percorsi verranno probabilmente utilizzati sempre più spesso visto che hanno meritato così tanta attenzione, anche se non mancano le critiche dovute al ricorso sempre maggiore a questi canali anche al di fuori dell’ambito oncologico».

Insieme all’accelerazione dei tempi di produzione e commercializzazione dei farmaci, la pandemia ha portato al centro dell’attenzione il tema delle malattie infettive, anche nel campo della finanza. «Le malattie infettive sono tra le principali patologie al mondo, eppure dal punto di vista finanziario questo ambito era relegato in un angolo per quanto riguarda la ricerca di nuovi farmaci, con fondi insufficienti», spiega Carney. «Era sempre tra le ultime voci negli elenchi di finanziamenti e accordi tra aziende di ogni dimensione. Ora è secondo solo al settore oncologico in termini di attenzione e finanziamenti ricevuti tramite fusioni e acquisizioni, finanziamenti in capitale di rischio e private equity. Molti dei problemi più rilevanti ora possono essere affrontati grazie a sostanziali investimenti».

Oggi, il nuovo orizzonte dell’innovazione è legato all’uso di cellule e geni come medicinali. Soluzioni che promettono cure funzionali per malattie in precedenza non trattabili (o non trattabili con esiti soddisfacenti), con sostanze chimiche e proteine e trattamenti unici al posto di terapie ripetute per malattie croniche che si protraggono per tutta la vita del paziente. «Finora, i prodotti terapeutici a base di cellule o geni approvati dalla Fda statunitense sono stati utilizzati per trattare tumori, patologie oculari e malattie ereditarie estremamente rare. In futuro, si punta a utilizzarli anche per malattie più comuni», commenta l’analista. «La pipeline è in costante crescita, con oltre 360 terapie di questo tipo in corso di sviluppo negli Stati Uniti per un’ampia serie di malattie. È presente anche una vasta popolazione di pazienti idonei che teoricamente potrebbero ricevere queste terapie. Tuttavia, la produzione di cellule e geni è un’attività relativamente nuova, molto più complessa e costosa della fabbricazione di proteine o sostanze chimiche, e questo fattore aumenta significativamente i rischi».

La Cina in particolare, sta facendo rapidi progressi lungo la curva dell’innovazione. Già secondo mercato al mondo per dimensione dopo gli Stati Uniti, è in ulteriore crescita, ed è una fonte di innovazione rilevante a livello globale. Il corrispondente cinese della Fda è diventato progressivamente più simile alla sua controparte statunitense, e ha infatti adottato alcune delle sue modalità decisionali. «I funzionari addetti alla regolamentazione hanno modificato alcune norme tecniche per allinearsi maggiormente a Europa e Stati Uniti e altri interventi di questo tipo sono attualmente in corso», spiega Carney. «È stato adottato un sistema di smistamento delle richieste per ridurre la priorità per i tipi di farmaci noti ormai da tempo e non differenziati, allo scopo di concedere maggiore attenzione ai farmaci più innovativi. In Cina si sono moltiplicati i farmaci equivalenti già noti da tempo e non differenziati. Ad esempio, sono quasi 100 (molti più del necessario) i produttori di metformina, un farmaco antidiabetico da tempo fuori brevetto. Iniziano a stare stretti sul mercato. Allo stesso tempo, la Cina utilizza il denaro risparmiato per iniziare a finanziare i farmaci innovativi per l’intera popolazione. Il governo sta dimostrando di essere disposto a finanziare l’innovazione, e questa è la “carota” che incentiva le aziende a continuare a investire in questo campo. Dal 2015 a questa parte, le autorità cinesi hanno portato avanti politiche che incoraggiano e incentivano le aziende nazionali a entrare in competizione con le società globali. Sotto questo punto di vista, il settore biofarmaceutico non è così diverso da altri settori del mercato cinese, che sono già sotto osservazione e potenzialmente saranno i prossimi a essere soggetti a un esame più attento da parte degli enti regolatori».

L’ambito oncologico è stato il primo a vedere il successo di questa idea nel trattamento di malattie non legate al sistema immunitario stesso, con farmaci come Keytruda di Merck & Co. e Opdivo di Bristol-Myers, che sono diventati tra i più usati in oncologia. «Ma abbiamo appena iniziato a intaccare la superficie e a capire come possiamo sfruttare il sistema immunitario umano per la gestione di altre malattie», fa presente l’esperta. «L’idea di comprendere meglio come funziona il sistema immunitario e utilizzarlo per un potenziale intervento contro altre malattie è sempre più popolare. L’immuno-oncologia, che studia e sviluppa trattamenti antitumorali basati sul sistema immunitario dell’organismo, è una delle aree che cercano di svilupparla».

La ricerca viene portata avanti sia da aziende grandi, sia da aziende più piccole. Le grandi case farmaceutiche valutano consapevolmente le proprie priorità e le proprie scelte per quanto riguarda l’acquisizione di innovazioni sia internamente, sia da fonti esterne. Possono acquisire idee da laboratori accademici e società piccolissime, acquistando piccole e medie aziende lungo l’intera catena. Il numero di piccole e medie aziende in attività è aumentato drasticamente, mentre è  aumentata anche la quantità di finanziamenti in capitale di rischio nel settore delle bioscienze in generale e in quello farmaceutico e delle biotecnologie in particolare. «Sono le aziende più piccole a farsi carico dei rischi maggiori e a impegnarsi di più nella ricerca di soluzioni all’avanguardia e innovative», spiega Carney. «Successivamente, non appena ottengono riconoscimento grazie ai risultati osservati su modelli animali o ai primi dati clinici, queste ultime iniziano a collaborare anche con le grandi case farmaceutiche. Le valutazioni delle Small e Mid Cap del settore biotecnologico si fondano in parte sui potenziali accordi di collaborazione o acquisizione completa da parte di aziende più grandi. L’innovazione nasce in ogni zona geografica. Non è più limitata a Cambridge, nel Regno Unito, o alla Baia di San Francisco. In Cina, ad esempio, esistono molte piccole aziende emergenti che si dedicano a nuove aree di ricerca nel campo della biologia, e molte che lavorano su categorie di farmaci esplorate anche da altre aziende globali proponendone versioni migliorate. Per questo riteniamo che sia importante affrontare la ricerca con un approccio globale e bottom-up, così da individuare i candidati di maggior valore».

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