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Dalla CoP26 una nuova spinta alle rinnovabili

«Oggi in circa metà del mondo è economicamente più conveniente costruire nuovi parchi eolici o solari piuttosto che gestire una centrale elettrica a carbone o gas già esistente, e l’intesa raggiunta a Glasgow non farà altro che dare ulteriore slancio a questo processo». Il commento di Jennifer Boscardin Ching

Dalla CoP26 una nuova spinta alle rinnovabili

Finita la Cop26, sarebbe ora di concretizzare. Ad oggi l’attività dell’uomo sul pianeta ha causato l’innalzamento delle temperature di 1,1°C, che in molte regioni del pianeta si è tradotto in ondate di calore, incendi boschivi e gravi alluvioni. E, stando ai dati del United Nations Environment Programme, ci stiamo avvicinando ad un +2,7°C. Insomma: il tempo stringe, e i vari summit e progetti non bastano più. Urgono programmi concreti.

Durante la CoP26 i vari Paesi sono stati chiamati ad assumersi impegni più vincolanti in linea con il “ratchet mechanism” stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015 (secondo cui i Paesi dovrebbero comunicare target di riduzione delle emissioni di carbonio sempre più ambiziosi ogni cinque anni, al fine di raggiungere l’obiettivo di limitare il rialzo della temperatura a 1,5°C). Nel complesso, oltre 150 Paesi hanno presentato contributi determinati a livello nazionale (Nationally determined contributions, Ndc) aggiornati, e ora gli impegni nazionali legati all’azzeramento delle emissioni nette coprono oltre l’80% del Pil globale.

«Va notato», commenta Jennifer Boscardin Ching, product specialist del team Thematic Equities di Pictet Asset Management (nella foto a lato), «come più economie emergenti (tra cui India e Brasile) e persino alcuni Paesi che in passato avevano accumulato ritardo nella lotta al cambiamento climatico (come Australia e Russia) abbiano reso noti target di azzeramento delle emissioni nette. La rotta pare segnata e, quindi, d’ora in poi energia pulita e tecnologie ambientali beneficeranno di un contesto ancor più favorevole».

In ogni caso, gli impegni assunti e rivisti non sono ancora sufficienti. Secondo le stime degli esperti, infatti, anche se gli obiettivi fissati saranno raggiunti, assisteremo a un riscaldamento tra 1,8°C e 2,4°C. Di conseguenza, l’accordo finale di Glasgow esorta i Paesi a rivedere e alzare i target a medio termine (2030) per allinearsi all’obiettivo di riscaldamento di 1,5°C entro fine 2022. Si tratterà di un processo da monitorare attentamente nel corso del prossimo anno.

«È significativo», dice Ching, «che per la prima volta nella storia della CoP, nel testo finale si invitino esplicitamente le parti ad “accelerare l’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili”. Tale esortazione ha sicuramente grande rilevanza a livello politico, ma dal nostro punto di vista il progressivo abbandono del carbone in favore di fonti più pulite (come le rinnovabili) è già ben avviato e sostenuto in particolare dalle considerazioni sui costi. Guardando il rincaro di carbone e altri combustibili fossili nel corso degli anni (nel grafico sotto), si vede come abbia fatto da contraltare la diminuzione dei costi di fonti rinnovabili come eolico e solare, favorita sia dall’innovazione tecnologica sia dalle maggiori economie di scala. Oggi, infatti, in circa metà del mondo è economicamente più conveniente costruire nuovi parchi eolici o solari piuttosto che gestire una centrale elettrica a carbone o gas già esistente. Pertanto, gli aspetti economici hanno già rappresentato un driver significativo per l’abbandono dei combustibili fossili: l’intesa raggiunta alla CoP non farà altro che dare ulteriore slancio a questo processo negli anni a venire».

In controtendenza rispetto alle precedenti conferenze, quest’anno l’attenzione si è concentrata su particolari tecnologie green in grado di contribuire alla decarbonizzazione. Nello specifico, un gruppo di 40 firmatari tra cui Usa, Regno Unito, India, Unione Europea e Cina (vale a dire oltre il 70% dell’economia globale) ha lanciato la Breakthrough Agenda, un’intesa volta ad accelerare e stimolare gli investimenti nelle tecnologie ecologiche, grazie a politiche di supporto atte a renderle la scelta più conveniente e vantaggiosa per ciascun Paese entro il 2030. «L’Agenda è incentrata su cinque aree principali», spiega l’esperta, «energia elettrica pulita (per esempio, rinnovabili, stoccaggio dell’energia, infrastruttura elettrica), trasporti su strada a emissioni zero (per esempio, e-mobility e infrastruttura di ricarica), acciaio a basse emissioni (per esempio, cattura e stoccaggio del carbonio, efficienza energetica), idrogeno a bassa intensità di carbonio (per esempio, idrogeno green) e agricoltura sostenibile e resiliente (per esempio, agricoltura di precisione, irrigazione smart)».

Dopo sei lunghi anni di negoziati, i governi di tutto il mondo hanno finalmente raggiunto un accordo sulla regolamentazione degli scambi internazionali di carbonio. Consentendo tra le altre cose di eliminare le pratiche di doppio conteggio (double counting) e di standardizzare la contabilizzazione del carbonio, tale accordo offrirà gli strumenti e le linee guida necessari per la strutturazione di schemi di scambio delle quote di emissioni trasparenti, solidi e affidabili. «A nostro parere», dice Ching, «si tratta di uno dei risultati più concreti raggiunti alla conferenza. Pone, infatti, le basi per la standardizzazione e l’espansione dello scambio di emissioni tra Paesi e regioni e dà quindi nuovo impulso agli investimenti green».

Da sempre la CoP è considerata un evento politico. Tuttavia, la CoP26 lascia presagire un aumento dell’influenza del settore privato dovuto sia alla necessità di far fronte alle richieste dei consumatori sia all’impatto delle politiche volte a favorire l’azzeramento delle emissioni nette, nonché all’esigenza di finanziare questa transizione globale. In particolare, il settore finanziario ha rivestito un ruolo centrale tramite l’annuncio della Glasgow Financial Alliance for Net Zero, un’iniziativa volta ad accelerare la transizione alla neutralità carbonica a cui hanno preso parte oltre 400 società del mondo della finanza (tra cui investitori, gestori, banche, compagnie assicurative, provider di servizi e consulenti) che insieme rappresentano un patrimonio superiore a 130.000 miliardi di dollari. I membri fisseranno obiettivi intermedi e di lungo periodo basati su dati scientifici allo scopo di azzerare le emissioni nette entro e non oltre il 2050.

«D’ora in avanti, il focus sarà su modalità e tempistiche», conclude l’esperta. «Pertanto, si presterà maggiore attenzione agli aspetti inerenti all’implementazione delle politiche, in quanto gli impegni globali devono essere tradotti tempestivamente in azioni concrete. Di conseguenza, riteniamo che il contesto per energie pulite e soluzioni ambientali sia sempre più favorevole dato l’allineamento tra governi, società civile e settore privato verso un obiettivo comune».

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