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Usa vs Russia, pericolo per i mercati?

«Washington ritiene che Mosca possa prendere in considerazione un’azione in Ucraina nei prossimi mesi, e sta lavorando per convincere gli alleati europei del pericolo». Il commento di Richard Flax

Usa vs Russia, pericolo per i mercati?

Occhi aperti sulle tensioni Russia-Stati Uniti sul fronte Ucraina. I mercati sono finora cresciuti nonostante tutte le potenziali crisi internazionali, forse perché scenari talmente negativi sono poco probabili, o perché si ritiene che la molta liquidità in circolo prevalga su tutto il resto. Ma le possibili sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia sono da tenere monitorate. Prezzi del gas notevolmente più elevati potrebbero avere conseguenze economiche ampie, specialmente in un periodo dove l’Europa sta già facendo i conti con una crisi dei costi energetica.

 «Washington ritiene che la Russia possa prendere in considerazione un’azione in Ucraina nei prossimi mesi, e sta lavorando per convincere gli alleati europei del pericolo», spiega Richard Flax, chief investment officer Moneyfarm (nella foto sotto). «Ciò potrebbe rappresentare un rischio per i mercati finanziari. Nel 2014, quando la prima crisi in Ucraina portò all’annessione della Crimea da parte della Russia, le azioni russe calarono, mentre le azioni britanniche, europee e statunitensi non mostrarono una risposta significativa».

Durante la crisi, il rublo era un po’ debole, ma l’impatto reale sulla valuta è stato determinato dal calo del prezzo del petrolio verso la fine dell’anno. Mentre il rendimento dei buoni del Tesoro a 10 anni degli Stati Uniti, potenziale beneficiario di qualsiasi sentimento di avversione al rischio che sarebbe potuto scaturire dalla crisi, ha avuto pochissime reazioni. «Nel complesso», dice Flax, «a parte le azioni russe, l’impatto complessivo sui mercati finanziari sembra essere stato piuttosto contenuto».

Questo vuol dire che un eventuale recrudescenza della crisi non debba preoccupare? «Negli ultimi anni i rischi geopolitici non hanno condizionato  più di tanto i mercati finanziari globali», spiega l’esperto. «I mercati azionari sono generalmente cresciuti nonostante una lunga lista di potenziali preoccupazioni, o titoli: “Russia”, “Siria”, “Iran/Medio Oriente”, “Cina/Taiwan”, “Nuova Guerra Fredda”, “Corea del Nord” ecc. Nessuna di queste questioni può considerarsi risolta, ma i mercati finanziari sembrano credere che uno scenario molto negativo in questi teatri sia improbabile o, forse, che la molta liquidità in circolo prevalga su tutte le altre considerazioni».

Naturalmente, lo scenario del 2014 potrebbe non ripetersi per filo e per segno oggi. Si potrebbe sostenere che gli Stati Uniti stiano assumendo una posizione più attiva, già minacciando sanzioni contro la Russia e forse alzando la posta in gioco. Si potrebbe anche guardare ai prezzi del gas naturale in Europa e ipotizzare una correlazione. Prezzi del gas notevolmente più elevati potrebbero avere conseguenze economiche ampie, specialmente in un periodo dove l’Europa sta già facendo i conti con una crisi dei costi energetica.

Dove ci porta tutto questo? «La Storia recente», conclude Flax, «suggerisce che i mercati finanziari globali probabilmente non saranno eccessivamente influenzati da ciò che accadrà in Ucraina, anche in caso di una escalation tra Stati Uniti e Russia. La probabilità di un esito più negativo non è zero, ma non è il nostro caso base al momento».

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