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Italia: buone previsioni per l’azionario 2022

«I settori trainanti saranno legati all’ambito medicale, farmaceutico, biotecnologico e dell’alta tecnologia, e le performance andranno a ricadere positivamente anche sulle altre componenti del listino borsistico». Il commento di Massimiliano Marzo

Italia: buone previsioni per l’azionario 2022

Dalla crisi del debito sovrano del 2010 l’azionario dell’Eurozona ha sempre presentato elementi di sottovalutazione rispetto a quello statunitense. Ma per il 2022 il sentimento per il mercato azionario italiano ed europeo è positivo, nonostante le previsioni macroeconomiche dicano che la ripresa andrà rallentando.

«Riteniamo», commenta Massimiliano Marzo, chief economist di Riv-Capital e Professore di Economia all’Università di Bologna (nella foto a lato), «che con l’avvio di un ciclo espansivo del quale siamo solo all’inizio, il trend complessivo del mercato azionario per il 2022 possa essere considerato in crescita.  I settori trainanti sono tutti legati all’ambito medicale, farmaceutico, biotecnologico e dell’alta tecnologia.  Ma si tratta di settori trainanti, le cui performance andranno a ricadere positivamente anche sulle altre componenti del listino borsistico».

Per quanto riguarda la crescita, il 2021 ha visto un balzo notevole grazie alle spinte espansive.  Per il 2022, secondo l’esperto, «è normale che subisca un assestamento, ma non possiamo parlare di “recessione” quando i tassi di crescita previsti sono intorno al 4-5 per cento, soprattutto perché un paese come l’Italia non vede queste performance da più di 30 anni.  Per la dinamica del ciclo», continua, «è rilevante anche la componente legata alle aspettative sulle politiche economiche meno restrittive rispetto al passato: ciò ha generato un’aspettativa di maggiore domanda, che ha spinto complessivamente verso l’alto la dinamica dei corsi azionari».

Guardando all’Italia e alla sua inflazione poi, per l’esperto l’aumento delle pressioni inflative non rappresenta un problema eccessivo.  «In primo luogo», spiega, «come autorevolmente rilevato da più fonti, l’inflazione è oggi originata da tensioni sulle materie prime e sulle catene del valore, prevalentemente legate alla produzione di semiconduttori e affini.  La componente di inflazione da domanda non è ancora comparsa: tutti i dati ci evidenziano come il mercato del lavoro – che in genere rappresenta il fattore trainante più importante dell’inflazione da domanda – è ancora in una fase di lenta ripresa.  La forza lavoro uscita da settori che hanno subito pesanti ristrutturazioni a seguito del Covid ancora non è stata riassorbita da altri: la slackness sul mercato del lavoro è il primo freno all’inflazione da domanda.  Per questi motivi, quando le catene del valore avranno riassorbito l’ingorgo produttivo, l’inflazione sarà in calo. Ciò d’altro lato, motiva la cautela delle banche centrali ad azioni di tapering troppo repentine.  In effetti, è ragionevole immaginare che le banche centrali possano tenersi pronte per eventuali ulteriori azioni espansive se la dinamica dei contagi da variante Omicron potrà rappresentare un rischio per l’economia globale. Riguardo all’impatto negativo su alcune società quotate, riteniamo che il ciclo borsistico positivo al quale andremo incontro potrà compensare eventuali difficoltà provenienti dall’inflazione». 

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