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Scenari | Schroders

Non si arresta la spinta a disciplinare gli Esg

«Viste le marcate differenze tra le varie regolamentazioni nazionali, il quadro normativo sarà probabilmente sempre più complesso per il settore, nonostante le ambizioni di un allineamento globale». Il commento di Andrew Howard

Non si arresta la spinta a disciplinare gli Esg

La popolarità degli Esg è ormai altissima, tanto da far raggiungere agli investimenti sostenibili i 37.800 miliardi di dollari a fine 2021. E addirittura si stima che arriveranno a 53.000 miliardi entro il 2025, rappresentando un terzo di tutti gli asset in gestione a livello globale. La sostenibilità è ormai un imperativo categorico nella coscienza di tutti, e ci si aspetta un dibattito sempre più acceso sui processi di investimenti improntati alla sostenibilità.

La crescente pressione sui limiti delle risorse ambientali infatti, ha fatto emergere una serie di questioni legate al capitale naturale. La CoP15 dovrebbe riunirsi ad aprile in Cina, e gli esperti si aspettano un accordo simile a quello di Parigi. L’ultimo summit – la CoP26 di Glasgow – ha messo infatti in evidenza le crescenti aspettative sul settore privato. Sono ora le aziende, più che i governi, a doversi impegnare su questioni sostenibili, come emissioni di carbonio, deforestazione e metano.

«Un numero crescente di aziende – più di mille, compresa Schroders – ha adottato target di azione per il clima attraverso la Science Based Targets initiative (SBTi), in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali», spiega Andrew Howard, global head of sustainable investment di Schroders (nella foto a lato).

«Gli asset manager hanno la possibilità di fare engagement attivo con le aziende per guidarne il cambiamento», prosegue l’esperto. «In tal senso, il nostro team di active ownership ha fissato come priorità per le attività di engagement nel 2022 il cambiamento climatico, la biodiversità e i limiti alle risorse naturali».

I ritardatari insomma, non potranno più nascondersi. Le pressioni si stanno intensificando e la voce dell'industria sta diventando sempre più forte. «Abbiamo già annunciato», fa sapere Howard, «che dal 2022 voteremo contro le nomine di presidenti delle aziende del FTSE 100 che decidono di non attenersi alle raccomandazioni sulla diversity della Parker Review».

La regolamentazione sulla finanza sostenibile continuerà ad evolvere anche nel 2022. Quello che era un fenomeno prevalentemente europeo, si sta infatti ora diffondendo in altre aree geografiche, in particolare l’Asia. Sotto lo scrutinio non ci sono solo gli asset manager, ma tutta la catena del valore degli investimenti, come fondi pensione e compagnie assicurative, o gli intermediari, e non solo in Europa ma anche nel Regno Unito e negli Usa. E neanche i provider di dati o rating Esg ne sono esenti, con richieste crescenti per una maggiore trasparenza nelle metodologie e una migliore gestione dei conflitti di interesse.

Le aziende poi, pur trovandosi alla fine della catena del valore, sono al centro del dibattito sulla trasparenza. Tutte le altre entità coinvolte nella catena del valore degli investimenti infatti, dagli asset manager ai provider di dati e rating Esg, dipendono proprio dalle aziende per ottenere dati sulla sostenibilità. Lo sviluppo più atteso in questo spazio sarà l’avvio degli Standard Internazionali di Sostenibilità recentemente lanciati dalla Fondazione IFRS.

«Una sfida chiave per il 2022 e oltre, sarà la risposta a una regolamentazione che non si è mossa nel giusto ordine temporale», dice Howard. «Non è chiaro, ad esempio, come il mercato gestirà la disclosure relativa ad alcuni prodotti di investimento sostenibile, lanciati prima dei relativi obblighi di reporting per le aziende. Il rischio è che tale disclosure non rifletta appieno la realtà per mancanza dei dati sottostanti. Inoltre, viste le marcate differenze tra le varie regolamentazioni nazionali, il quadro normativo sarà probabilmente sempre più complesso per il settore, nonostante le ambizioni di un allineamento globale».

Secondo l’esperto, tale contesto renderà l’implementazione più complicata, soprattutto per gli asset manager. Ciò rende ancora più importante per le aziende avere risorse e capacità dedicate all’integrazione della sostenibilità in ogni loro attività. «Approcciare la sostenibilità come un mero esercizio di conformità», conclude Howard, «difficilmente porterà alla trasformazione che il nostro settore deve attraversare per rispondere alle esigenze dei suoi clienti».

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