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Inflazione protagonista anche nel 2022

«La politica monetaria dovrà rimanere dipendente dai dati, e le banche centrali dovranno mantenere il loro approccio flessibile, ma è probabile che avranno poco spazio per aumentare i tassi in modo aggressivo». Il commento di Andrea Siviero

Inflazione protagonista anche nel 2022

Non è un momento facile per le banche centrali, che si ritrovano a dover affrontare il difficile compromesso tra l’inasprimento della politica monetaria e lo stare a vedere cosa succederà. L’incertezza rimane elevata, laddove la decisione di agire potrebbe arrestare la ripresa economica, mentre l’inazione rischierebbe di far perdere il controllo sui prezzi. Nonostante tutto però, lo scenario di bare rimane espansivo, e secondo gli esperti tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 gli aumenti dei prezzi dovrebbero progressivamente attenuarsi, e l'inflazione tornare ai livelli pre-pandemia nella maggior parte delle economie avanzate.

«La ripresa ciclica globale», commenta Andrea Siviero, investment strategist di Ethenea Independent Investors (nella foto sotto), «è stata solida nel 2021 grazie alle vaccinazioni e al forte sostegno delle politiche monetarie, ma il ritmo della ripresa è diminuito durante la seconda metà dell'anno. Lo scenario di base per il 2022 è quello di una continua espansione della produzione globale a un ritmo solido e superiore al trend, pari a circa il 5%. Il Fmi prevede che i dati definitivi per il 2021 si attesteranno su una crescita globale del 5,9%, mentre stima al 4,9% la crescita nel 2022».

Tuttavia, l'incertezza per il 2022 è particolarmente elevata, e la strada verso la normalità economica sta incontrando diversi venti contrari, come la recrudescenza delle infezioni da Covid-19 e la comparsa della variante Omicron. Anche le pressioni inflazionistiche, seguite dalla normalizzazione della politica monetaria e dal rallentamento dell'economia cinese si fanno sentire. Le prospettive di crescita rimangono per il momento divergenti tra paesi e regioni con cicli asincroni e nelle economie emergenti, che soffrono di tassi di vaccinazione più bassi e di un sostegno politico più debole.

«L’elevata inflazione è in gran parte il risultato di una mancata corrispondenza tra la forte ripresa della domanda aggregata, sostenuta da uno stimolo pubblico senza precedenti, e un'offerta insufficiente, dovuta a mancanza di input, colli di bottiglia delle catene di approvvigionamento, eccetera», spiega Siviero. «Questo squilibrio è l'unico principale rischio al ribasso per la crescita e il principale rischio al rialzo per l'inflazione».

«Ultimamente», continua l’esperto, «i problemi delle catene di approvvigionamento legati alla pandemia nei mercati dei beni e del lavoro si sono comunque attenuati, ma rimangono elevati e potrebbero intaccare ulteriormente la fiducia dei consumatori e ritardare gli investimenti, ostacolando la crescita economica. Tuttavia, l'inflazione dovrebbe comunque tornare ai livelli pre-pandemia nella maggior parte delle economie avanzate tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023».

Di fronte alle spinte inflazionistiche ostinatamente elevate, al rischio di perdere il controllo dell'inflazione e all'intensa pressione politica, le banche centrali delle economie avanzate hanno abbandonato il mantra dell'inflazione transitoria, e hanno spostato la loro attenzione a breve termine dal sostegno alla crescita e all'occupazione al garantire la stabilità dei prezzi e contenere le aspettative inflazionistiche. Anche le economie dei mercati emergenti poi, hanno da tempo inasprito la politica in modo aggressivo e stanno continuando su questa via, anche se non è ancora chiaro se le banche centrali saranno in grado di andare avanti così.

«Un ritmo accelerato di normalizzazione, combinato con una recrudescenza dei casi di Covid-19, potrebbe interrompere la crescita e riportare le economie in recessione», conclude Siviero. «Con l'inflazione che torna progressivamente agli obiettivi delle banche centrali e l'espansione economica in decelerazione, anche il sostegno politico a condizioni monetarie più restrittive potrebbe diminuire rapidamente. Un aggressivo inasprimento di tali condizioni potrebbe appiattire ulteriormente le curve dei rendimenti sovrani, causando un'accresciuta volatilità del mercato. La politica monetaria dovrà rimanere dipendente dai dati e le banche centrali dovranno mantenere il loro approccio flessibile, ma è probabile che abbiano poco spazio per aumentare i tassi in modo aggressivo».

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