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Cloud computing, perché non abbandonarlo nel 2022

«È chiaro che molte di queste società vedranno le proprie valutazioni adeguarsi a un contesto caratterizzato da tassi di interesse non nulli, ma i loro modelli aziendali e i servizi che forniscono sono sempre importanti e molto richiesti». Il commento di Christopher Gannatti

Cloud computing, perché non abbandonarlo nel 2022

Ignorare le prospettive imminenti dell’aumento dei tassi di interesse è ormai impossibile, e poco importa se ci si riferisce all’inflazione o alla politica della Federal Reserve: ci saranno delle vittime. In particolare, a soffrire saranno le società del settore tecnologico nelle prime fasi dei rispettivi cicli di vita, con utili bassissimi o addirittura negativi.

«In un mondo caratterizzato da tassi di interesse nulli, molte di queste società stavano fornendo servizi e software importanti per il "lavoro da casa", e i flussi di cassa attesi in futuro potrebbero beneficiare di quotazioni più elevate, trascinando in alto le valutazioni», spiega Christopher Gannatti, global head of research di WisdomTree. «In caso di un aumento dei tassi, non è che queste aziende cessino immediatamente di esistere, ma il mercato deve rivalutare i multipli adeguati di entrate e utili prospettici, producendo in molti casi lo stesso effetto della forza di gravità sui prezzi elevati delle azioni, come è avvenuto negli ultimi anni».

Ha senso dunque ignorare il cloud computing, un megatrend in cui operano molte di queste società di software che attualmente registrano utili bassi o negativi? «Mi sono occupato di molte presentazioni di "megatrend" e da questa esperienza ho tratto una sensazione: una delle prime cose che gli investitori vogliono in questi casi è un orizzonte temporale prolungato», dice Gannatti. «Se il pubblico avverte che un trend non ha più di tre o cinque anni di vita davanti a sé, è dura convincerlo a prendere anche solo in considerazione argomentazioni contrastanti. Per questo una delle prime cose da fare è rivedere il nostro quadro di base: se la priorità principale è la performance nel 2022, il discorso è chiuso prima di incominciare: difficilmente il cloud computing potrebbe proporsi come strategia d'investimento. Per quanto ne sappiamo oggi, si tratterebbe di una scelta difficile. Se invece pensiamo ad orizzonti di investimento lunghi (almeno) dieci anni, la transizione dei tassi di interesse potrebbe creare alcune opportunità interessanti, rendendo dei buoni affari più convenienti in base al prezzo delle azioni. Dal momento che i tassi di interesse non saliranno ininterrottamente per un decennio, con un orizzonte più lungo il 2022 diventerebbe potenzialmente intrigante dal punto di vista dei punti d'ingresso rispetto alla fine del 2020 o a diversi periodi del 2021».

Il cloud computing è solo ed esclusivamente infrastruttura, un modo più efficace ed efficiente per accedere al software o alla potenza di calcolo rispetto al fatto di disporre direttamente e fisicamente sul posto di tutti i software e i componenti hardware di cui potreste avere bisogno. Ne è un esempio interessante la Boom Supersonic, una start-up che ha già promesso di consegnare 15 jet supersonici alla United Airlines.

La storia ha dimostrato che il trasporto supersonico di passeggeri non è un compito facile: l'esempio precedente, il Concorde, ha impiegato 25 anni per sviluppare e richiesto 5 miliardi di dollari per lanciare il suo primo volo commerciale, un evento avvenuto nel 1976. La Boom ritiene di poter ridurre questo tempo di sviluppo del 50% e di riuscirci ad un costo molto più conveniente. Come ha fatto? Il metodo principale di cui s'è avvalsa è l'accesso al cloud supercomputing. Le simulazioni hanno permesso alla Boom di fare a meno della maggior parte dei test di prototipazione fisica e della galleria del vento richiesti dal Concorde. «La Boom si è potuta permettere di eseguire rapidamente 53 milioni di ore di calcolo con l'ausilio di Amazon Web Services infrastructure», spiega l’esperto. «Se in futuro dovessero occorrerne anche 100, questo fabbisogno sarebbe soddisfatto in tempi brevi». 

Insomma, un accesso più ampio all'infrastruttura di supercomputing può aiutare una determinata azienda a sviluppare un determinato oggetto. «È vero che tanti altri megatrend, come l'intelligenza artificiale o la biotecnologica, ne trarranno pieno vantaggio», commenta Gannatti. «In particolare, questi sono progetti pluriennali di cui pochi avrebbero previsto il completamento definitivo nel 2022. Molti sono appena all'inizio».

Se le maggiori società di un particolare segmento continuano a registrare una forte crescita, secondo l’esperto ciò dice qualcosa sulla gamma di opportunità offerte dal settore in generale. «Amazon e Microsoft sono di gran lunga i principali operatori del cloud pubblico», spiega. «Amazon ha valutato le dimensioni dei suoi ricavi nell'ambito del cloud in 16,1 miliardi di dollari nel suo trimestre più recente, registrando una crescita su base annua del 39. Il dato analogo di Microsoft è pari a 20,7 miliardi di dollari nel suo trimestre più recente, con una crescita su base annua del 36%».

Ora, sarebbe sbagliato presumere che tutti gli operatori orientati al cloud siano uguali: non si tratta certo di un megatrend monolitico; molti hanno considerato il caso di Zoom Video Communications, la quintessenza del software per il lavoro da casa, che è passata da utili in crescita del 350% circa su base annua, in occasione delle sue ultime presentazioni dei risultati d'esercizio nel 2020, ad aumenti più ragionevoli (intorno al 30-40%) in tempi più recenti. Ci sono società come queste, con un un ritmo di crescita nel 2020 che non sarebbe stato ulteriormente sostenibile, che - pur continuando a espandersi - dovranno adeguarsi a condizioni più normali.

Ma le società consolidate possono servirsi della loro liquidità per fare affari e continuare a crescere. «Google Cloud di Alphabet non è ancora un'azienda leader nel cloud computing, o almeno non è ai livelli di Amazon o Microsoft», continua Gannatti. «Nel suo ultimo trimestre Google Cloud è cresciuta del 45% su base annua in termini di ricavi, che con questa impennata si sono attestati a 4,99 miliardi di dollari. Tuttavia, nel complesso Alphabet ha una scorta di liquidità immensa (142 milioni di dollari).  Nel 2021 sono stati annunciati affari in virtù dei quali Google ha assunto una partecipazione nel Chicago Mercantile Exchange (CME) Group e in Univision; successivamente queste aziende si sono impegnate a fare uso di Google Cloud, in alcuni casi sulla base di un accordo che potrebbe fruttare a Google ricavi superiori a un miliardo di dollari. Google possiede una quota di mercato del 6% circa nel cloud pubblico, contro il 41% di Amazon e il 20% di Microsoft. Non si può sottovalutare quello che tutt'e tre queste società possono fare con i loro livelli di liquidità per incentivare i clienti e acquisire nuove capacità».

«In fin dei conti», conclude l’esperto, «anche se il panorama iniziale fa risaltare decisamente i problemi rispetto alle opportunità, inviteremmo gli investitori a non dimenticare completamente il megatrend del cloud computing. È chiaro che molte di queste società vedranno le proprie valutazioni adeguarsi a un contesto caratterizzato da tassi di interesse non nulli, ma i loro modelli aziendali e i servizi che forniscono sono sempre importanti e molto richiesti. Con un orizzonte temporale opportunamente lungo, le società orientate al software di questo tipo potrebbero offrire buone opportunità nel 2022».

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