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Debito dei mercati emergenti: le opportunità 2022

«L'Asia, esclusa la Cina, dovrebbe crescere fortemente grazie a bassi casi di Covid e forti esportazioni. Anche l'Europa centrale e orientale dovrebbe vedere una forte crescita, così come le materie prime destinate all’export». Il commento di Marcin Adamczyk

Mercati emergenti, terra di avanguardie imprenditoriali

Rispetto a inizio 2021, sembra che le aspettative per le obbligazioni dei mercati emergenti siano meno positive. Ciononostante, valutazioni semplici, alti rendimenti e opportunità idiosincratiche possono offrire ai gestori attivi molto lavoro. Secondo gli esperti infatti, sarebbe bene quest’anno puntare su quei Paesi che meglio resisteranno al tapering della Fed, combinando le esportazioni di materie prime con bilanci forti.

«Crediamo», commenta Marcin Adamczyk, head of emerging market debt di Nn Investment Partners, «che sarà un anno in cui la gestione attiva potrà fare la differenza, soprattutto nei primi sei mesi a causa dei continui effetti di inflazione e Covid. Sarà fondamentale evitare gli anelli più deboli nell'universo dei mercati emergenti, e ci sarà spazio per aggiungere molto valore attraverso approcci mirati a specifiche aree geografiche regionali, posizionamenti per paese e rotazione attiva».

Le stime di consenso per l'EMD nel 2022 non sono ottimistiche. L'incertezza di una ripresa del Covid, la stretta della Fed e il rallentamento della crescita, il differenziale di crescita ridotto con i mercati sviluppati, sono tutti fattori che potrebbero generare venti contrari. Tuttavia, il debito emergente offre ancora rendimenti interessanti rispetto a gran parte dell'universo del debito dei mercati sviluppati. «L'EMD è una classe di attività diversificata e la combinazione tra contesto macroeconomico, valutazioni interessanti e cautela nelle aspettative significa che il debito dei mercati emergenti ha la possibilità di fornire rendimenti positivi nel corso dell'anno, ma richiederà un’attenta navigazione», spiega Adamczyk.

Le opportunità da cogliere grazie a una gestione attiva iniziano dall’identificazione dei Paesi e delle regioni ad alta crescita. «L'Asia, esclusa la Cina, dovrebbe crescere fortemente grazie a bassi casi di Covid e forti esportazioni», dice l’esperto. «Anche l'Europa centrale e orientale dovrebbe vedere una forte crescita, così come le materie prime destinate all’export. D'altra parte, i paesi con una crescita debole e che hanno aumentato i tassi di interesse in modo significativo - come molti in America Latina - non saranno aiutati da una politica monetaria più restrittiva».

Allo stesso modo, sarà importante individuare quei Paesi dove l'inflazione raggiungerà il picco in anticipo. «Le banche centrali dei mercati emergenti», prosegue, «hanno reagito rapidamente alle pressioni inflazionistiche nel 2021. È possibile che l'inflazione raggiunga il picco nella prima metà del 2022. Quei paesi che hanno già alzato i tassi di interesse e dove l'inflazione scenderà per prima potrebbero essere interessanti per gli investitori».

Fondamentale sarà poi cercare il carry valutario. Le valute dei mercati emergenti infatti, sono state volatili nel 2021, e hanno fornito molto meno carry di quanto abbiano fatto storicamente (un carry trade di valuta comporta il prestito di una valuta da un Paese con un basso tasso di interesse per finanziare gli acquisti di una valuta in un paese con un alto tasso di interesse). «Ci aspettiamo», dice Adamczyk, «che il carry migliori ora che i tassi sono molto più alti. Nei Paesi in cui l'inflazione inizia a scendere, gli investitori si renderanno conto che i tassi sono alti e potrebbero iniziare a comprare quelle valute».

Bisognerà poi valutare quali Paesi siano meglio posizionati per resistere al tapering della Fed. I Paesi emergenti sono meno vulnerabili a condizioni finanziarie più rigide che in passato. Ora hanno avanzi di partita corrente - pari all'1,6% del PIL nel 2021 e probabilmente a circa l'1% nel 2022 - in media. Si tratta di cifre sane, che sono state stimolate dall'andamento favorevole del rapporto esportazioni/importazioni e dall'aumento dei prezzi delle materie prime. Allo stesso modo, il livello di debito dei paesi emergenti denominato in dollari Usa rispetto al Pil è in costante calo negli ultimi anni.

Vi saranno poi opportunità tra gli esportatori di materie prime. «Le nazioni esportatrici di materie prime hanno beneficiato dal forte aumento dei prezzi delle materie prime nell'ultimo anno), spiega Adamczyk. «Ciò ha aiutato i mercati emergenti a limitare l'aumento del loro rapporto debito/Pil a circa il 10% nel corso della pandemia, inferiore a quello dei mercati sviluppati. I Paesi esportatori di materie prime con forti bilanci hanno un notevole margine per sovraperformare il prossimo anno». 

Importante sarà anche la geopolitica. La volatilità del mercato nel periodo che precede le elezioni è un dato di fatto nei mercati emergenti, ma spesso diminuisce dopo che il risultato è noto. Questo crea opportunità interessanti da sfruttare per i gestori attivi. Quest'anno ci sono molte elezioni in calendario: il presidente Xi sarà in corsa per un terzo mandato in Cina, ci sarà poi probabilmente Lula contro Bolsonaro in Brasile, e ci sono anche elezioni in Colombia, Ungheria e Filippine.

Infine, sarà opportuno capitalizzare la transizione verde. «I mercati emergenti, tra cui Ungheria, Cile ed Egitto, hanno emesso obbligazioni verdi, sociali, sostenibili o sustainability-linked, poiché la domanda di investimenti Esg aumenta. Ci sono state anche emissioni di labelled-bond da parte di società. Se le strutture di queste obbligazioni si dimostrassero credibili, si dovrebbe generare un'enorme domanda da parte degli investitori che cercano di raggiungere un impatto attraverso i loro investimenti», continua Adamczyk.

«Gli investitori che stanno valutando dove allocare nel 2022», prosegue, «dovrebbero ricordare che il debito dei mercati emergenti può ancora fornire utili benefici di diversificazione a un portafoglio bilanciato. Le obbligazioni in valuta locale, in particolare, hanno una bassa correlazione con altre classi di reddito fisso. Inoltre, le banche centrali hanno acquistato molte obbligazioni societarie nei mercati sviluppati, ma questo non è successo nei mercati emergenti; per questo, il quadro tecnico nelle due regioni è diverso. In parte come risultato di questo acquisto, i prezzi delle obbligazioni dei mercati sviluppati sono ai massimi storici, mentre il debito dei mercati emergenti è più economico - specialmente l'high yield - e non affronta un potenziale precipizio se le banche centrali interrompono improvvisamente i loro acquisti. Questo potrebbe portare a una correlazione ancora più bassa di quanto sia avvenuto storicamente».

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