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Scenari | Aism Luxembourg

Nucleare e gas naturale: sono davvero green?

«La finanza privata forse subirà una spaccatura tra coloro che seguiranno la Tassonomia e coloro che, sposando il pensiero del Ministro dell'Economia e della protezione del clima tedesco Robert Habeck, qualificheranno l’inserimento del gas e del nucleare fra le fonti sostenibili come mero greenwashing». Il commento di Massimiliano Comità

Nucleare e gas naturale: sono davvero green?

Oggi l’Europa deve fare i conti con i problemi del settore energetico, in un contesto che, in previsione della ripartenza, vedrà la domanda aumentare sempre di più. Il bisogno diventa dunque necessità, e urge trovare una soluzione anche a fronte della transizione, con le energie rinnovabili che non potranno certo far fronte, da sole, alla mostruosa domanda del mercato. Basti pensare che per alcuni dei Paesi membri, pannelli solari, pale eoliche e idrogeno non saranno in grado di raggiungere da soli neanche l’obiettivo intermedio del 2030, che prevede il 55% delle emissioni in meno rispetto al 1990. È chiaro che in un contesto del genere l’obbiettivo Net zero per il 2050 risulta difficilmente raggiungibile.

«La coerenza è una virtù di pochi. Per altri è sciocca, come scrisse Oscar Wilde, o può essere definita come mancanza di immaginazione, o mummificazione dei propri pensieri, sebbene il cambiamento di una visione dovrebbe forse richiedere un profondo periodo di riflessione, durante il quale analizzare le ragioni del cambiamento», commenta Massimiliano Comità, portfolio manager di Aism Luxembourg (nella foto a lato). «Spesso la coerenza viene meno di fronte a necessità impellenti, per far fronte alle quali magari ci raccontiamo piccole bugie, giustificazioni più o meno plausibili, per convincerci che non siamo dei voltagabbana».

Così nell’ultimo giorno dello scorso anno, l’Europa ha avviato consultazioni per un atto delegato complementare nel quale si include il gas e il nucleare all’interno della Tassonomia europea, dando di fatto il bollino verde a queste due fonti. Una possibilità che peraltro era già nell’aria durante la CoP26. «Un cambiamento non da poco, se si pensa che esattamente due anni fa, il 15 gennaio 2020, il Parlamento europeo approvava a gran maggioranza il Green Deal, bollando le due fonti controverse come non sostenibili», continua Comità. «Che in questi due anni si siano scoperte proprietà sul gas e sul nucleare allora sconosciute? Sembra strano, visto che Macron, primo sostenitore dell’inserimento del nucleare nella Tassonomia, dovrebbe costruire il nuovo impianto di stoccaggio di scorie radioattive ad alta attività (decadimento in decine o centinaia di migliaia di anni) nella località di Bure, proprio quest’anno. Sul cartello di benvenuto della città pare sia scritto: “Città gemellata con Chernobyl, Fukushima e Three Mile Island”. Lo stesso Macron, che al tempo delle elezioni aveva promesso la chiusura di 14 dei 58 reattori nucleari entro il 2035 in nome della transizione energetica, e che ora, in virtù della stessa, propone l’apertura di nuove centrali nucleari e siti di stoccaggio».

Il gas e il nucleare saranno considerati come fonti che aiuteranno la transizione, fin quando le rinnovabili non saranno sufficienti. È anche vero però, che per costruire una centrale nucleare ci vogliono sette anni, e la vita media di un reattore di terza generazione è stimata in 60 -100 anni. Può un simile progetto considerarsi di transizione, quando l’obiettivo di emissioni nette zero è fissato per il 2050? «I costi di costruzione sono esorbitanti, tanto che l’energia prodotta col nucleare ha un costo di circa 3 volte superiore rispetto a quello dell’energia prodotta dall’eolico offshore e di 6 volte maggiore rispetto a quello dell’energia solare», spiega l’esperto. «Si potrebbe opporre che la lunga vita delle centrali nucleari offra il tempo per rientrare dell’investimento, ma analizzando la durata media di un impianto eolico o solare e il fatto che le due tecnologie riducono anno dopo anno i prezzi per ogni chilowattora installato, anche questa obiezione non pare del tutto convincente. La verità è che i soldi investiti in gas e nucleare oggi sono fondi in meno per le energie più verdi».

La decisione della Commissione europea ha scatenato una disputa tra gli Stati membri, e non solo, divisi tra favorevoli, in primis la Francia, e contrari, guidati dalla Germania. Un accordo non è ancora stato raggiunto, dunque, ma aver proposto modifiche a un atto delegato l’ultimo giorno disponibile, l’aver lasciato solo 12 giorni (prolungati a 21 allo scadere del termine) agli esperti per dare un parere a riguardo, e la previsione di una maggioranza del 72% degli Stati membri del Consiglio europeo per evitare l’inclusione delle due fonti energetiche nella Tassonomia, fanno ben intendere quanto la Commissione europea punti a ridurre al minimo gli ostacoli all’entrata in vigore dell’atto delegato.

«In questo cambio di vedute verrebbe da chiedersi se Ursula Von der Leyen penserebbe al nucleare a al gas come fonti sostenibili, qualora le tecnologie come il solare, il wind e l’idrogeno potessero soddisfare i nostri fabbisogni energetici. Rispondendo a questa domanda, forse, potremmo capire se la decisione è stata presa perché convinti che il nucleare sia una fonte green, o a causa della contingente necessità di energia. Entro la fine di maggio dovremmo conoscere la risposta. Indipendentemente da questa, tuttavia, la finanza privata forse subirà una spaccatura tra coloro che seguiranno la Tassonomia e coloro che, sposando il pensiero del Ministro dell'Economia e della protezione del clima tedesco Robert Habeck, qualificheranno l’inserimento del gas e del nucleare fra le fonti sostenibili come mero “greenwashing". Differenti tonalità di verde anche all’interno del gruppo di fondi art. 9».

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