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Aumenti per i Treasury anche nel 2022

«La volatilità crescerà, ma non credo che sarà troppo aggressiva perché il quadro ciclico sembra piuttosto buono». Il commento di Mark Nash

Aumenti per i Treasury anche nel 2022

Il 2021 ha visto aumentare il rendimento dei Treasury, riflesso del cambiamento del quadro di crescita e inflazione negli Stati Uniti. E l’aumento non cesserà nemmeno nel 2022, stando a quanto dicono gli esperti, con il rendimento dei titoli decennali che potrebbe toccare il 2,25%. I fattori chiave, in questo contesto, sono tre: le aspettative sui livelli che i tassi potrebbero raggiungere in questo ciclo, un premio a termine potenzialmente più alto, il quadro macroeconomico.

«L'output gap negli Usa», commenta Mark Nash, head of fixed income alternatives di Jupiter AM (nella foto sotto), «si è ridotto, e i dati recenti sulla disoccupazione e sui salari lo confermano. Questo giustifica pienamente l'aggressiva inversione a U della Federal Reserve (Fed) negli ultimi tre mesi. La banca centrale sta ora parlando di un inasprimento quantitativo in futuro, rispetto al tapering lieve di cui parlava in precedenza. L'inflazione transitoria, parola d'ordine per la maggior parte dello scorso anno, ha fatto il suo tempo, e le banche centrali di tutto il mondo ne hanno avuto abbastanza di quella frase. La Fed pensa ancora che l'inflazione calerà dal lato dell'offerta nel corso di quest'anno, ma si sta attrezzando per affrontare le pressioni inflazionistiche cicliche, che sono in aumento. Il mercato ha prezzato tre rialzi per il 2022, ma pensiamo che è probabile ce ne siano di più. Riteniamo che le stime del mercato su un rialzo massimo dei tassi all’1,7% da parte della Fed siano troppo basse, considerato i cambiamenti macro a cui stiamo assistendo».

All'inizio dello scorso anno, la crescita sembrava buona e l'inflazione non era un problema. Ma dopo l’estate, con il manifestarsi della nuova variante Omicron, il quadro è cambiato. «Inoltre», aggiunge Nash, «il ritorno dell’inflazione è generalmente visto come dannoso per la crescita, la domanda dei consumatori e le imprese. Ecco perché pensiamo che la curva si sia appiattita e che i rendimenti siano bassi». Ora, la situazione legata alla pandemia è destinata a migliorare e i problemi sul lato dell'offerta stanno iniziando ad attenuarsi. Ma la Fed non può rilassarsi: le condizioni finanziarie nell'ultimo anno si sono allentate molto, e sono ancora molto favorevoli, mentre il mercato ha fatto poco per inasprire le condizioni. «Ecco perché la Fed ha accelerato sul tapering», spiega l’esperto. «A mio avviso, tuttavia, l'impatto sui mercati non sarà così negativo come molti pensano. La situazione è chiaramente negativa per la duration, la misura della sensibilità del prezzo di un'obbligazione ai cambiamenti dei tassi di interesse, ma buona per i mercati del rischio in generale». 

Agli Usa servirebbe un irrigidimento, visto il miglioramento della crescita in tutti i settori. Se i contagi da Covid-19 dovessero rallentare, sarebbe positivo per la crescita globale, e aiuterebbe a correggere le strozzature sul lato dell’offerta. Stando alle parole degli esperti, questo scenario dovrebbe tenere il dollaro sotto controllo, evitando che si ripeta quanto accaduto nel 2018, con il rally del biglietto verde in prossimità dei rialzi della Fed, in un mondo in cui la crescita era crollata.

«I rendimenti dei Treasury dovrebbero salire e la parte anteriore della curva - fino a 10 anni - potrebbe potenzialmente diventare più ripida», dice Nashi. «Con l'aumento dei rendimenti statunitensi, la volatilità aumenterà, ma non credo che sarà troppo aggressiva perché il quadro ciclico sembra piuttosto buono. Anche la Banca Centrale Europea dovrebbe cercare di procedere a un irrigidimento della politica monetaria, anche se la Cina è un’incognita. Il quadro della crescita sta diventando un po' più favorevole, ma certamente pensiamo che ciò si rifletta già abbastanza pesantemente sui mercati».

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