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Mercati: il 2022 parte in discesa 2022

«Questo potrebbe essere il momento di ruotare parzialmente i portafogli dai titoli Growth ai Value, ponendo un maggior focus sull’Europa come area geografica». Il commento di Giacomo Calef

Mercati: il 2022 parte in discesa 2022

Il primo mese dell’anno si sta chiudendo all’insegna dei ribassi per i principali mercati azionari. Attualmente stanno soffrendo soprattutto gli indici Usa, con S&P 500 e Nasdaq che perdono rispettivamente -9,2% e -14,7%, tralasciando l’effetto del cambio con il dollaro. Gli indici europei, seppur con una perdita da non trascurare, stanno cedendo meno, con un -3,8% dell’Euro Stoxx 50.

«Dopo le buone performance del 2021, ci si poteva attendere una globale discesa fisiologica, ma le elevate valutazioni di mercato e le prospettive al rialzo dei costi dei finanziamenti negli Stati Uniti hanno scosso i livelli di volatilità», commenta Giacomo Calef, country manager di Ns Partners. «Analizzando gli indici Usa ed europei, infatti, si può osservare come il rapporto prezzo sugli utili per azione stimati a un anno, ovvero una delle metriche più intuitive per comprendere quanto un titolo azionario sia caro, sia differente. Negli Usa (S&P 500) si attesta a circa 20x, mentre in Europa (Euro Stoxx 50) circa 15x. Tale differenza si riflette anche nelle composizioni settoriali dei listini. Nell’S&P la tecnologia, maggiormente rappresentativa per i titoli Growth ad alti multipli, pesa per il 30%, mentre nell’Euro Stoxx per il 17%. Al contrario, i titoli Value, con bassi multipli, pesano di meno negli Usa: considerando il ciclico settore industriale, si può osservare come pesi il 14% nell’indice europeo e solo l’8% in quello americano».

Per quanto riguarda invece il tema delle politiche monetarie, che da quest’anno non rappresenteranno più un driver di crescita per le Borse, il focus va soprattutto sulla Federal Reserve. Dal comunicato ufficiale emerge un atteggiamento della Banca Centrale più severo rispetto ad alcuni mesi fa: azzeramento degli acquisti e prima stretta monetaria già a Marzo, rallentamento del piano di riacquisto titoli (cosiddetto tightening) e aspettative per un ciclo di almeno quattro rialzi solo nel 2022. «La normalizzazione è in arrivo», continua Calef. «Sulla base di quanto detto dal Presidente Powell, l’inflazione è andata ben oltre il target del 2% e le dinamiche sul mercato del lavoro che si stanno evolvendo. La disoccupazione è scesa e la crescita dei salari risulta in eccesso rispetto alla produttività. Pertanto, un importante punto di attenzione dovrebbe essere dedicato alle valutazioni: questo potrebbe essere il momento di ruotare parzialmente i portafogli dai titoli Growth ai Value, ponendo un maggior focus sull’Europa come area geografica. Tuttavia, gli utili rimangono ancora la componente fondamentale su cui focalizzarsi. Si vedano le trimestrali delle grandi aziende tecnologiche ad esempio, che stanno pubblicando dei risultati brillanti. L’ultima è stata Apple che, con utili record di ben 34,6 miliardi nel 2021, ha battuto le aspettative degli analisti».

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