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Mercati Emergenti, quali rischi nel nuovo anno?

«Esiste il rischio di un ulteriore ribasso della crescita cinese dovuto ai funzionari governativi che dimostrano il loro sostegno al piano quinquennale della Cina mentre competendo per le promozioni nella gerarchia del partito in vista del plenum del partito dell’ottobre 2022». Il commento di Anisha Goodly

Mercati Emergenti, quali rischi nel nuovo anno?

Nel 2022 la ripresa economica globale e dei mercati emergenti continuerà, ma a un ritmo sequenziale più lento di quello seguito al rimbalzo del 2020. I principali rischi al ribasso per la crescita globale sono legati all’impatto dei nuovi ceppi del virus Covid-19 e, in particolare per i mercati emergenti, a una decelerazione della crescita in Cina superiore al previsto. L’immunità di gregge globale si sta dimostrando piuttosto difficile da raggiungere, e ciò potrebbe accadere nel 2023, se mai succederà. La distribuzione dei vaccini è migliorata considerevolmente nei Paesi dei mercati emergenti a medio reddito, ma di quelli a basso reddito sono in ritardo a causa delle deboli infrastrutture sanitarie pubbliche.
 
«Un ulteriore rallentamento in Cina potrebbe deprimere ulteriormente i mercati emergenti e la crescita globale», commenta Anisha Goodly, emerging markets portfolio specialist di TCW (nella foto a lato). «Le ricadute negative del settore immobiliare si ripercuotono sull’edilizia, sui consumi e persino sulla spesa pubblica. Inoltre, a nostro avviso esiste il rischio di un ulteriore ribasso della crescita cinese in quanto i funzionari governativi centrali, provinciali e comunali si sforzano di dimostrare il loro sostegno al piano quinquennale della Cina mentre competono per le promozioni nella gerarchia del partito in vista del plenum del partito dell’ottobre 2022. Come menzionato, prevediamo che un moderato allentamento monetario e fiscale possa parzialmente contrastare questi effetti negativi, ma siamo consapevoli dei rischi».
 
Un altro possibile tail risk per i mercati emergenti è l’ulteriore arretramento dello stato di diritto, nonché il deterioramento della qualità della regolamentazione, la diminuzione della trasparenza delle policy e un aumento generale del populismo. «Queste tendenze sono diventate visibili in un certo numero di Paesi emergenti negli ultimi anni, specialmente in America Latina», spiega Goodly. «Ad esempio, il Cile è nel mezzo di una trasformazione strutturale che sarà in ultima analisi plasmata sia dalla promulgazione di una nuova Costituzione sia dall’amministrazione di sinistra del presidente eletto Gabriel Boric. Prevediamo che queste tendenze continueranno e stiamo monitorando da vicino le prossime elezioni in Brasile e Colombia».

Anche le tensioni geopolitiche, inizialmente sopite dalla pandemia da Covid-19, hanno cominciato a riemergere. «Il rischio di politiche russe espansionistiche/disruptive è diventato una caratteristica permanente e l’attuale ammassamento di truppe al confine ucraino ha sollevato preoccupazioni per una potenziale invasione (non il nostro caso base)», dice l’esperta. «I conflitti commerciali/di sicurezza tra Stati Uniti e Cina continuano ad animarsi, con la questione di Taiwan che negli ultimi mesi è diventata un punto focale. La politica dei mercati sviluppati rappresenta un rischio ridotto per i mercati emergenti nel corso del prossimo anno, dato che i partiti eterodossi in Europa hanno perso un po’ di sostegno (come ad esempio nelle elezioni in Germania, Svezia, Repubblica Ceca) e l’Amministrazione Biden persegue generalmente un mix di policy statunitensi più tradizionale».

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