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Usa, elezioni di metà mandato: come influiscono sui listini?

«Gli investitori dovrebbero prepararsi a una volatilità a breve termine, ma non mi aspetto che i risultati elettorali possano costituire un catalizzatore degli investimenti in un senso o nell’altro». Il commento di Matt Miller

Usa, elezioni di metà mandato: come influiscono sui listini?

Mancano più di nove mesi alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, una scadenza prioritaria per politici ed elettori, e non a caso: quelle del 2022 potrebbero essere tra le più importanti della storia degli Stati Uniti. Storicamente, durante le elezioni di metà mandato i mercati hanno esibito un comportamento diverso durante gli anni. Secondo Capital Group, sarebbero cinque le lezioni utili per decidere degli investimenti durante questo ciclo politico.

«Se da un lato alle elezioni manca ancora quasi un anno — e in politica questo è un’eternità — dall’altro l’esperienza passata suggerisce che per il partito al potere ci saranno delle ripercussioni che porteranno i Repubblicani a riprendere il controllo della Camera e potenzialmente del Senato», commenta Matt Miller, economista politico di Capital Group (nella foto a lato). «Dal momento che la perdita dei seggi è così usuale, di solito questo viene scontato dai mercati all’inizio dell’anno. Ma la portata di uno squilibrio di potere politico — e delle seguenti ripercussioni politiche — rimane incerta fino a fine anno».

«La nostra analisi dei rendimenti dell’Indice Standard & Poor’s 500 Composite dal 1931», prosegue, «ha indicato che l’andamento dei titoli durante gli anni delle elezioni di metà mandato varia notevolmente rispetto a tutti gli altri anni. Poiché i mercati in genere mettono a segno un rialzo sui lunghi periodi, anche il movimento medio dei titoli nel corso di un anno dovrebbe registrare una crescita progressiva. Tuttavia, abbiamo rilevato che nei primi mesi degli anni con elezioni di metà mandato, i titoli tendono ad avere rendimenti medi inferiori e spesso guadagnano poco terreno fino a poco prima delle elezioni».

Il luogo comune per cui ‘i mercati non amano l’incertezza’ è particolarmente calzante in questo caso. All’inizio dell’anno vi sono meno certezze riguardo all’esito e all’impatto delle elezioni, ma i mercati tendono a riprendere quota quando risulta più facile prevedere i risultati nelle settimane prima di un’elezione, e continuano a salire alla chiusura dei sondaggi. Essere consapevoli del fatto che nel 2022 i mercati potrebbero mostrarsi instabili può risultare utile, ma non per questo – secondo l’esperto – gli investitori dovrebbero pensare di restare in attesa degli sviluppi o cercare di indovinare le oscillazioni del mercato. L’andamento dei titoli varia notevolmente durante ogni ciclo elettorale e la tendenza generale dei mercati nel lungo termine è sempre stata positiva.

 

«Le elezioni possono mettere a dura prova i nervi», continua Miller. «I candidati spesso attirano l’attenzione sui problemi del Paese e le campagne elettorali amplificano sistematicamente i messaggi negativi. Le proposte politiche rimangono incerte, ma spesso si rivolgono a settori o imprese specifici. Perciò non dovrebbe sorprendere che la volatilità del mercato statunitense sia più elevata negli anni delle elezioni di metà mandato, soprattutto nei mesi precedenti all’Election Day. Dal 1970, gli anni di metà mandato hanno registrato una deviazione standard mediana dei rendimenti di quasi il 16%, rispetto al 13% di tutti gli altri anni. Non credo che quest’anno le cose cambino. L’anno probabilmente riserverà qualche ostacolo lungo il cammino e gli investitori dovrebbero prepararsi a una volatilità a breve termine, ma non mi aspetto che i risultati delle elezioni possano costituire un catalizzatore degli investimenti in un senso o nell’altro».

Il lato positivo per gli investitori è che dopo tali periodi di volatilità, i mercati tendono a mostrare un forte recupero nei mesi successivi e il rally che spesso inizia poco prima dell’Election Day non è solo un incidente di percorso a breve termine. I rendimenti superiori alla media sono tipici per l’intero anno successivo al ciclo elettorale.

Attenzione ad attribuire troppa importanza ai risultati elettorali, potrebbe creare problemi agli investitori. Storicamente infatti, le elezioni hanno avuto un impatto molto limitato sui rendimenti degli investimenti a lungo termine. Nel 2020, molti temevano lo scenario della cosiddetta “onda blu”, o il jackpot dei Democratici. Eppure, nonostante questi timori, l’Indice S&P 500 ha messo a segno un rialzo di quasi il 35% dopo le elezioni del 2020 (fino al 12 gennaio 2022).

«Vi sono buone probabilità», dice Miller, «di un aumento della volatilità nel 2022, ma questo non deve spaventare. La verità è che i rendimenti azionari a lungo termine provengono dal valore delle singole società nel tempo. Per investire in modo intelligente è opportuno guardare oltre i massimi e i minimi a breve termine e mantenere invece il focus sul lungo termine».

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