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Mercati: obbligazionario di nuovo a rischio

«Se la Bce desse seguito al suo commento e iniziasse ad aumentare i tassi, i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero riprezzarsi notevolmente». Il commento di Mark Nash, James Novotny e Huw Davies

Mercati: obbligazionario di nuovo a rischio

L'inflazione dei prezzi al consumo negli Stati Uniti è aumentata del 7% nel 2021, più di quanto gli economisti si aspettassero, segnando il più grande aumento su 12 mesi in 39 anni. Questo si traduce in un problema politico per il presidente Biden, preoccupato che gli elettori possano incanalare le loro frustrazioni per gli aumenti delle spese domestiche nelle elezioni di metà mandato a novembre. Ciò ha costretto a sua volta la Federal Reserve a diventare più aggressiva.

«Pensiamo», dicono Mark Nash, head of fixed income alternatives (nella foto a lato), James Novotny e Huw Davies, entrambi assistant fund manager fixed income di Jupiter Am, «che l'inflazione transitoria, cioè i colli di bottiglia dell'offerta, abbiano cominciato ad allentarsi. Lo si può vedere nei dati di produzione e nei tempi di consegna. Questo è positivo, ma l'inflazione ciclica è un po' più problematica. La reazione dei mercati finanziari alla riunione della Fed di gennaio - e a quella di dicembre - è stata drammatica. Il mercato ha prezzato almeno cinque rialzi dei tassi di interesse da parte della Fed nel 2022, arrivando forse a livelli estremi. La view è che la ripresa è forte, la variante omicron sembra rallentare, l'inflazione è alta e le politiche legate all'inflazione stanno diventando difficili. Dopo l'ultima riunione della Fed il dollaro si è rafforzato, la curva dei rendimenti si è appiattita e i mercati azionari hanno subito bruschi cali. Da allora, la Fed ha fatto un po' marcia indietro, dicendo che non vuole sconvolgere i mercati.  Attenzione però, questo passo indietro avverrà solo se l'inflazione lo permetterà».

Ciò che la Fed probabilmente preferirebbe è una curva dei rendimenti ripida, un dollaro meno forte e soprattutto un ciclo prolungato di rialzi. La banca centrale statunitense riconosce che i suoi recenti cicli di rialzi sono stati brevi in passato, quando ha irrigidito troppo la politica monetaria e ha fatto apprezzare il dollaro a dismisura. «Questi interventi», spiegano gli esperti, «si sono generalmente conclusi con inversioni a U imbarazzanti, con crolli del mercato e con la Fed che ha dovuto iniettare liquidità. La nostra opinione è che la Fed userà il quantitative tightening (QT) per ridurre le dimensioni del suo bilancio rallentando l'acquisto di obbligazioni questa volta in modo maggiore».

«Più di cinque rialzi quest'anno sono assolutamente possibili, ma non sono il nostro caso base», dicono. «Una differenza fondamentale in questo ciclo di rialzi è che anche la BCE sta inasprendo la propria politica e quindi non dovrebbe essere troppo sconvolgente per i mercati poiché i rendimenti reali aumentano ovunque e la ripresa è di natura globale e con essa il dollaro dovrebbe rimanere sottotono. Inoltre, sebbene la Fed affermi che la leva principale per controllare l'inflazione siano i tassi di interesse, riteniamo che utilizzerà un livello elevato di QT, riducendo i reinvestimenti obbligazionari di circa 100 miliardi di dollari al mese, con la speranza che questo aiuti a non esagerare con l’aumento dei tassi ufficiali e che rallenti l'economia senza far schizzare il dollaro alle stelle. La Fed ha anche agito per prevenire una carenza di liquidità che in passato ha causato problemi. Questa volta ha messo assieme vari strumenti di gestione della liquidità, compresi i repo e gli FX Swap. Sta dicendo: "Sì, compreremo meno obbligazioni con il QT, ma se qualcuno ha bisogno di dollari, venga da noi". A nostro avviso, è una strategia impostata in modo da ridurre maggiormente il bilancio e aumentare di meno i tassi».

Secondo gli economisti, cinque rialzi dei tassi quest'anno rappresenteranno probabilmente il tetto massimo, ma in futuro dovranno essere previsti ulteriori aumenti. «Il mercato», dicono, «prevede un ciclo di rialzi breve e intenso poiché la crescita globale è debole, ma riteniamo che accadrà il contrario e che stiamo potenzialmente entrando in un periodo di crescita globale sincronizzata. Le implicazioni di questo scenario potrebbero essere profonde, soprattutto se la Fed non sarà l'unica ad aumentare i tassi. Se la BCE desse seguito al suo commento e iniziasse ad aumentare i tassi, i rendimenti dei titoli di Stato potrebbero riprezzarsi notevolmente».

In uno scenario di crescita globale sincronizzata, secondo gli esperti ha senso guardare a titoli di stato globali non in dollari a più alto rendimento. Ci sono già stati sostanziali aumenti dei tassi in molti di questi bond sovrani emergenti che non sono stati in grado di ignorare l'aumento dell'inflazione globale nel 2021 tanto quanto gli Stati Uniti. Le obbligazioni sovrane dei mercati sviluppati a livello globale rimarranno sotto pressione, mentre il credito investment grade e high yield potrebbe avere difficoltà a generare rendimenti poiché la liquidità viene ritirata e il mondo del cosiddetto "carry grab" a bassa inflazione finisce. Gli inflation bond offrono meno valore poiché le banche centrali finalmente si attivano.
«I rischi principali», dicono, «sono tre: un'inflazione statunitense che rimane elevata (il che provocherebbe ulteriori rialzi nel breve termine), la geopolitica, se dovesse spingere gli investitori sul dollaro per cercare sicurezza ed infine, la crescita della Cina. Sarebbe un errore se la Cina mantenesse la sua politica zero Covid poiché potrebbe avere ripercussioni sulla crescita globale. Inoltre, riteniamo che le banche centrali possano superare l'inflazione senza aumenti eccessivi dei tassi. Ciò consentirà alla curva dei rendimenti di smettere di invertirsi e al mercato di smettere di prevedere sventure. Il dollaro può rimanere addomesticato e non ostacolare la crescita globale o i mercati finanziari. Questa volta è possibile avere una ripresa sincronizzata e rendimenti in aumento a livello globale».

Il pericolo principale per i mercati degli asset di rischio è che i tassi reali su tutti i mercati rimangano troppo bassi nel caso in cui le banche centrali vogliano affrontare adeguatamente la questione dell'inflazione. I tassi reali statunitensi sono aumentati negli ultimi mesi poiché i mercati obbligazionari hanno rivalutato i rendimenti al rialzo e l'inflazione è rimasta in un range definito. Tuttavia, i tassi reali statunitensi sono ancora al di sotto del livello pre-pandemia e anche significativamente negativi a -0,70%! Se la Fed fosse seriamente intenzionata ad affrontare il problema dell'inflazione, i tassi reali negativi non sembrerebbero essere al livello appropriato.

«Questo», concludono gli economisti, «è il fulcro della nostra attuale view, secondo cui i tassi reali lungo la curva devono aumentare e probabilmente in modo sostanziale. Il rischio sotteso a questa view è se i tassi reali statunitensi debbano essere forzati al rialzo in modo aggressivo nel caso in cui l'inflazione restasse troppo alta. Ciò minaccerebbe il ciclo e potrebbe creare un brutto repricing al ribasso dei mercati azionari e creditizi che fermerebbe la vendita delle obbligazioni e farebbe invertire la curva. Tuttavia, questo non è qualcosa che pensiamo accadrà poiché riteniamo che il contesto di crescita sia ancora positivo a livello globale, ma per coprire questo rischio prenderemmo posizione su pochissimi titoli obbligazionari societari e inseriremmo alcuni derivati ​​di credito che trarrebbero vantaggio dall'allargamento degli spread creditizi».

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