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Scenari | Moneyfarm

Prospettive 2022-2032: crescono le differenze tra le asset class

«Investire in un portafoglio bilanciato e gestito in base al rischio aumenta le possibilità di cogliere le opportunità sui mercati finanziari, ovunque esse siano (geografie, settori, società)». Il commento di Richard Flax

Prospettive 2022-2032: crescono le differenze tra le asset class

Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da squilibri anomali, ma secondo gli esperti è improbabile che politica monetaria espansiva, aumento del debito, crescita, valutazioni in aumento e rendimenti stellari possano continuare a convivere per molto tempo. Le banche centrali e i governi hanno reagito prontamente allo scoppio del Covid, per evitare il collasso economico. In alcuni paesi questo ha portato una crescita economica che, di fatto, ha superato le aspettative. Le aziende, dal canto loro, si sono adeguate rafforzando le catene del valore e digitalizzando i servizi. Ciò ha contribuito a una crescita dei ricavi generalmente positiva nel 2021, non solo per le società tecnologiche ma anche per i settori più penalizzati dalle quarantene.

«Per valutare se la nuova economia post-Covid sia sostenibile per il futuro, occorre tenere presente che l’ondata di capitali dalle banche centrali diminuirà, le campagne di vaccinazione dovranno mostrarsi efficaci contro le nuove varianti e le eventuali chiusure temporanee potrebbero ostacolare il corretto funzionamento di alcuni settori», commenta Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm (nella foto a lato). «I livelli di inflazione record del 2021 sono da ricondursi principalmente ai seguenti fattori all’aumento della domanda aggregata di beni e servizi spinto dalla crescita dei risparmi privati, dalle politiche fiscali e da un'espansione monetaria senza precedenti; all’impossibilità per l’offerta di soddisfare la domanda, quando è tornata a crescere; all’aumento dei prezzi delle materie prime di quasi il 30%, in media, rispetto ai livelli pre-Covid; alle interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali e  alla carenza di manodopera».

Mercato, economisti e banchieri centrali si aspettano una normalizzazione della dinamica dei prezzi entro fine 2023. Se, però, l’inflazione restasse elevata per un periodo più lungo, questo potrebbe condurre l’economia in una fase di "stagflazione" o comunque di crescita in flessione e inflazione elevata, che renderebbe complicato per le banche centrali attuare una politica monetaria espansiva, e per famiglie e imprese pianificare, risparmiare, richiedere prestiti e investire.

La carenza di manodopera sta iniziando a diventare una vera preoccupazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma potrebbe presto emergere anche in tutti i paesi sviluppati, in particolare nei settori dove i redditi sono più bassi, perché i lavoratori stanno riconsiderando le proprie priorità. Negli Stati Uniti il 23% dei lavoratori prevede di lasciare il lavoro nel 2022: il fenomeno è già stato soprannominato "great resignation". Le ragioni sono in qualche modo legate al Covid, che ha soffocato le attività in alcuni settori, aumentato la domanda di posti di lavoro in altri e determinato l’entrata in vigore di misure di sostegno al reddito.

«Come risultato delle politiche di rilancio dell'economia, il debito pubblico globale è aumentato enormemente (in media del 18% nel 2019-2020), supportato dalla  liquidità immessa dalle banche centrali al fine di supportare le misure fiscali governative a tassi bassi», spiega Flax. «In risposta all'aumento dell'inflazione, anche i tassi stanno crescendo, aumentando così il costo del debito. Con lo stock di debito e l'inflazione in aumento, è probabile che il dibattito sulla sostenibilità del debito tornerà in auge. Ad un certo punto i governi dovranno ridurre i loro aiuti fiscali, aumentando le tasse, e il modo in cui queste verranno applicate sarà una variabile chiave. La stretta monetaria e fiscale potrebbe portare un decremento degli investimenti in settori chiave per la transizione energetica. Per gli Stati membri dell'UE questa stretta fiscale sarà parzialmente attenuata dal bilancio a lungo termine dell’Eurozona, insieme a Next Generation EU, ma in economie più stressate potrebbero mancare i finanziamenti necessari».

Forti aspettative di crescita, tassi di interesse bassi e maggiore spesa da parte dei consumatori hanno spinto ai massimi storici le valutazioni azionarie, che sono alla base delle solide performance viste di recente. «L'aumento dei multipli è stato anche la chiave della sovraperformance dei titoli growth rispetto ai titoli value», continua. «Ma, in teoria, valutazioni molto alte non favoriscono i rendimenti di lungo termine delle azioni. La sola crescita degli utili storicamente ha generato un rendimento annuo di circa il 7%. Il risultato più probabile è che l'equilibrio delle due forze porterà a rendimenti azionari positivi, anche se forse inferiori a quelli che abbiamo visto nell'ultimo biennio. La nostra aspettativa è che i multipli potrebbero stabilizzarsi nei prossimi 10 anni, ma non abbastanza da neutralizzare l'effetto di crescita degli utili. Ci aspettiamo che i rendimenti complessivi rimangano positivi».

Per quanto riguarda l’obbligazionario, gli spread creditizi sono attualmente ai livelli più bassi dal 2007, sollevando preoccupazioni sulle valutazioni. «Tuttavia», spiega l’esperto, «riteniamo che gli spread non necessariamente aumenteranno nel 2022 per diversi motivi: l’acquisto di debito corporate da parte delle banche centrali ha mantenuto bassi gli spread, permettendo agli emittenti in difficoltà di finanziarsi più facilmente riducendo i tassi di insolvenza; gli economisti prevedono una crescita economica positiva per il  2022 e non siamo ancora nella fase matura dell'espansione, quando potrebbe configurarsi un ampliamento degli spread creditizi; infine, i fondamenti aziendali rimangono solidi, riconducibili all’aumento della liquidità e alla riduzione del debito delle aziende, con conseguente contenimento dei fallimenti».

Anche se la Cina sta affiancando gli Stati Uniti come motore della crescita globale, le performance del mercato finanziario cinese sono state deludenti e diversi fattori – tra cui le relazioni di politica estera, l'eccessivo indebitamento di alcuni settori e la crisi dell’immobiliare – hanno gettato un'ombra sull'affidabilità finanziaria del Paese. Inoltre l'importanza dello Yuan non è ancora commisurata al suo peso nell'economia mondiale e solo ora sta emergendo come potenziale valuta di riserva. Sebbene la Cina sia fortemente integrata con il sistema commerciale globale, la sua integrazione con i mercati dei capitali è ancora embrionale. Un'ulteriore apertura potrebbe influenzare i prezzi delle asset globali.
Il 2021 è stato l'anno della CoP 26, ma anche un anno record per i flussi di investimenti sostenibili per l’effetto combinato della spinta regolamentare e del lancio di nuovi prodotti. Tuttavia c'è ancora molta strada da fare. «Se il settore finanziario fosse un Paese sarebbe il quinto produttore mondiale di gas serra», dice Flax. «Nel 2020 le 18 maggiori banche e gestori patrimoniali statunitensi hanno finanziato una quantità di emissioni di CO2 inferiore solo dell'1% rispetto a quelle prodotte dalla Russia. Il 2022 sarà quindi un anno cruciale per la valutazione del settore finanziario. I principali punti in agenda riguardano la regolamentazione (destinata a portare chiarezza nel mercato), il lancio di nuovi prodotti (che potrebbero favorire nuove tecniche di investimento responsabile) e la crescita economica, con le economie avanzate chiamate a trainare la transizione energetica anche contribuendo ai finanziamenti per le economie in via di sviluppo.

«Molte delle dinamiche che abbiamo visto negli ultimi due anni non sono sostenibili», spiega. «Tuttavia è evidente che l’innovazione tecnologica, economica e sociale, insieme alla canalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo, ha il potenziale per creare valore nel lungo termine. Non si può sapere quali industrie e settori saranno i primi a sfruttare la tecnologia per promuovere una crescita reale positiva e un vero progresso nella vita delle persone. Da qui l'importanza dell'asset allocation e della gestione del rischio. Investire in un portafoglio bilanciato e gestito in base al rischio aumenta le possibilità di cogliere le opportunità sui mercati finanziari, ovunque esse siano (geografie, settori, società)».

Il processo di asset allocation strategica di Moneyfarm stima che i ritorni attesi dei principali asset dovrebbero restare positivi per i prossimi 10 anni. Accettare la sfida della crescita sostenibile significa mettere i propri risparmi al lavoro, proteggendo la propria ricchezza nel tempo e partecipando al progresso sociale. In secondo luogo, considerando lo scenario dei prezzi, con livelli che non si vedevano da un decennio, investire diventerà una necessità ancora più impellente per proteggersi dalla svalutazione.

I portafogli strategici del 2022 di Moneyfarm sono sostanzialmente in linea con quelli del 2021, a conferma della solidità del processo. L’Asset Allocation Strategica 2022 privilegia maggiormente le materie prime e le azioni dei mercati emergenti. Le valutazioni azionarie sono relativamente elevate, in particolare negli Stati Uniti, dove i multipli hanno continuato a crescere. Negli altri mercati sviluppati, le azioni britanniche ed europee sembrano più interessanti perché più vicine alle valutazioni storiche, mentre per il Giappone, che sembra a buon mercato rispetto agli Stati Uniti, la crescita attesa è inferiore rispetto al resto del mondo. Infine, nell’area emergente, il rendimento atteso è migliorato rispetto allo scorso anno sulla base di una solida crescita degli utili e, ancora una volta, di valutazioni molto più convenienti rispetto agli Usa.

«Per alcuni anni le materie prime hanno sottoperformato l'azionario, ma la nostra metodologia ha iniziato a fornire segnali positivi a fine 2020», conclude Flax. «Il 2020 e il 2021 hanno visto un enorme balzo dei prezzi delle materie prime a causa delle interruzioni causate dal Covid. Tuttavia, guardando al lungo termine, ci sono ancora dei fattori che potrebbero spingere le materie prime. Ad esempio, la transizione climatica influenzerà gli investimenti negli impianti a combustibili fossili, rendendo meno prevedibile l'inflazione energetica. Le tensioni geopolitiche possono influenzare il gas naturale, la pressione sulla domanda di materiali di transizione potrebbe causare squilibri e, infine, condizioni meteorologiche più estreme potrebbero influenzare i prezzi di equilibrio dei cereali e dell'energia. Tutti questi fattori rendono il paniere di materie prime un diversificatore unico per i nostri portafogli multi asset».

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