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Scenari | Axa Investment Managers

Mercati: il clima migliora, ma non basta a ristabilire la fiducia

«Ci preoccupa soprattutto un possibile contraccolpo sulle scorte: proprio quando l'eccesso di inventario cominciava ad essere smaltito, le imprese si sono trovate di fronte all'ennesimo shock dei costi e devono rivedere le loro aspettative in termini di domanda». Il commento di Gilles Moëc

Mercati: il clima migliora, ma non basta a ristabilire la fiducia

Il livello di stress sui mercati energetici e azionari è diminuito nelle ultime due settimane. Ciò, è stato alimentato da alcuni segnali positivi sui negoziati tra Mosca e Kiev. Tuttavia, secondo gli esperti, gli ostacoli lungo la strada verso un accordo non dovrebbero essere sottovalutati. Mentre una qualche forma di "neutralità" è accettabile per Kiev, la smilitarizzazione non lo è di certo. Inoltre, l'Ucraina vorrà garanzie di sicurezza esterne più solide rispetto al "Memorandum di Budapest" del 1994. Infine, è molto probabile che Mosca chieda la revoca delle sanzioni in cambio di un cessate il fuoco o di un vero e proprio accordo di pace, che l'Occidente sarà probabilmente riluttante a concedere.

«Un "accordo adeguato" sarebbe complesso e coinvolgerebbe molte più parti che "solo" Russia, Ucraina e un intermediario», spiega Gilles Moëc, group chief economist di Axa Investment Managers. «Allo stesso tempo, è probabile che Mosca cerchi di spingere ulteriormente sul terreno per cercare di massimizzare la sua influenza nei negoziati futuri. Questo a sua volta potrebbe portare a una crisi umanitaria ancora più profonda, con una maggiore pressione dell'opinione pubblica sui governi occidentali per maggiori sanzioni. Questo potrebbe portare a ulteriori picchi di stress e quindi a più episodi di volatilità del mercato».

Il miglioramento del clima sui mercati contrasta con i primi segnali dell'economia reale che suggeriscono che anche in paesi come la Francia, relativamente ben protetti dalle conseguenze economiche della guerra in Ucraina, la fiducia delle imprese e dei consumatori è visibilmente in calo. «Non siamo in territorio di recessione, ma il settore manifatturiero è in difficoltà», dice Moëc. «Ci preoccupa soprattutto un possibile contraccolpo sulle scorte: proprio quando l'eccesso di inventario - eredità della riapertura dell'economia - cominciava ad essere smaltito le imprese si sono trovate di fronte all'ennesimo shock dei costi e devono rivedere le loro aspettative in termini di domanda».

Per ora, la Fed si mostra "indifferente" agli sviluppi in Ucraina ed è intenzionata a procedere speditamente verso la normalizzazione. «Se si esclude la decisione di un rialzo di 25 punti base e non di 50 come richiesto da Bullard, il comunicato della Fed e la conferenza stampa di Powell sono stati molto hawkish», commenta l’economista. «Al contrario, abbiamo trovato l'ultimo discorso di Christine Lagarde meno hawkish di quanto avvenuto nella conferenza stampa della riunione del Consiglio direttivo. La sua volontà di insistere sulla dipendenza dai dati e sulla gradualità, così come anche il riconoscimento (impreciso) della possibilità di istituire un nuovo programma per affrontare la frammentazione, potrebbe essere motivato dalla mancanza di progressi su una risposta fiscale comune a livello europeo».

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