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È rally per l’oro: così se ne ottimizza l’esposizione

«Nell’ultimo decennio il settore R&S si è progressivamente sviluppato, fino ad affermarsi quale sottosettore chiave nell’industria globale dei metalli preziosi». Il commento di Marco Mencini

È rally per l’oro: così se ne ottimizza l’esposizione

Tra l’incertezza e la volatilità, l’oro è tornato ad assolvere la sua funzione tradizionale di riserva di valore a cui guardare per proteggere il portafoglio. Il prezzo del metallo giallo ha infatti accelerato al rialzo dallo scorso fine gennaio, arrivando a toccare i 2050 dollari l’oncia ad inizio marzo per poi attestarsi stabilmente sopra i 1900 dollari l’oncia. In particolare, nello stesso periodo, ha evidenziato una correlazione con l’equity passata da positiva a negativa, e una correlazione con il dollaro USA in diminuzione in termini assoluti, passando da circa -45% alla neutralità.


«Si tratta del terzo rally dell’oro per importanza del nuovo millennio, dopo quelli registrati tra il 2008 e il 2011, quando l’oro raddoppiò di valore passando da 1000 a 2000$ l’oncia, e nel 2020, all’avvio della pandemia quando l’oro arrivò a toccare i 2100 dollari l’oncia», commenta Marco Mencini, senior portfolio manager di Plenisfer Investments (nella foto a lato). «Oggi come nel 2020, gli investitori stanno integrando l’oro nell’asset allocation: un fenomeno iniziato dallo scorso gennaio, prima della crisi ucraina, trainato dalle aspettative di inflazione. In uno scenario inflattivo il prezzo dell’oro è infatti correlato con la probabilità che il fenomeno inflattivo non sia controllabile. L’attuale inflazione da offerta, connessa alle note limitazioni alle forniture e ai rincari energetici, è ritenuta dagli investitori difficilmente domabile attraverso scelte di politica monetaria che, se attuate, avrebbero ricadute negative sull’economia. La recente revisione al ribasso della crescita economica e al rialzo delle attese di inflazione formulate sia dalla Banca Centrale statunitense che da quella europea, hanno ulteriormente rafforzato l’interesse degli investitori verso l’oro».

Gli investitori hanno iniziato a considerare nel 2020 le criptovalute come alternativa alla riserva di valore garantita dall’oro, a nostro parere irrazionalmente. Oro e cryptovalute hanno infatti una correlazione inversa e, al rialzo dei prezzi del primo, si assiste tradizionalmente a un calo dell’altra asset class. In fasi di elevata incertezza come quella attuale, gli investitori sono tornati a guardare a un asset class fisica e tradizionale come l’oro, che offre maggiori garanzie, supportandone il rialzo del prezzo.

Gli ETF nel 2020 hanno iniziato a incidere per la prima volta sulla domanda di acquisto di oro, con gli investitori che sono arrivati a generare il 15/20% dei volumi scambiati. A fine 2020, al calare dell’incertezza, questo trend si è invertito e le vendite di oro avviate dagli investitori finanziari hanno generato una correzione tecnica dei prezzi, proseguita anche nel 2021. Una volta normalizzato il mercato, l’oro è tornato a crescere e ad inizio 2022 il fenomeno si è ripetuto. Non solo Russia, ma anche Paesi come Brasile o Indonesia, stanno acquistando metallo giallo in modo deciso per ancorare la propria moneta e difenderla dall’indebolimento verso le valute “forti” come il dollaro. «Riteniamo che l’oro manterrà valutazioni elevate anche nei prossimi mesi e che solo un eventuale repentino cambio di scenario, connesso al termine della crisi ucraina e al rientro progressivo dei prezzi delle materie prime energetiche, con ricadute positive sulle prospettive economiche, potrebbe invertire tale trend», dice Mencini.

Tradizionalmente, si investe nell’oro attraverso gli Exchange Traded Fund (ETF) - che riflettono panieri di società minerarie o di un singolo metallo prezioso – o attraverso l’equity, ovvero le azioni di società minerarie quotate. Una via alternativa è poi rappresentata dalle società di royalties e streaming (R&S). Tali società, operando con un approccio da “private equity”, finanziano l’espansione e lo sviluppo di nuove miniere a fronte di una percentuale dei ricavi o profitti della società mineraria (royalties) o dell’acquisto di un determinato quantitativo di prodotto estratto a un prezzo prefissato e scontato rispetto al valore di mercato corrente (streaming). «Nell’ultimo decennio», spiega l’esperto, «il settore R&S si è progressivamente sviluppato fino ad affermarsi quale sottosettore chiave nell’industria globale dei metalli preziosi. Le azioni R&S sono state scambiate nell’ultimo decennio su un multiplo Price/Earnings (P/E) medio di 20 – 50 x (fonte: Bloomberg) e hanno sovraperformato l’oro, ma anche le principali società di estrazione mineraria, grazie a un modello di business a basso rischio che determina una performance superiore in termini di Cash Flow Return on Investments (CFROI)».

In particolare, le società di streaming offrono alcuni vantaggi: acquistando il prodotto a sconto, possono beneficiare di elevato potenziale di rialzo dei prezzi e limitati rischi connessi ai ribassi; sono immuni da rischi di rialzo dei costi operativi di estrazione e hanno un livello di inflazione predeterminato e contrattualizzato. «In Plenisfer riteniamo che le società di royalties e, in particolare, di streaming, offrano - agli investitori interessati ad avere un’esposizione sui metalli preziosi - buone opportunità di ottimizzare il bilanciamento rischio/opportunità», conclude Mencini. «Nel valutare questo tipo di investimento, andranno in ogni caso sempre tenute a mente le considerazioni connesse all’esposizione all’equity».

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