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Azionariato attivo, un potente strumento nelle mani degli investitori

A spiegare come promuovere il cambiamento nelle aziende con l’engagement sono Hannah Simons e Kimberley Lewis intervistati da Jo Marshall, investment writer presso Schroders

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L'azionariato attivo è tra gli strumenti più importanti per un investitore sostenibile.

A descrivere in che cosa consiste è Kimberley Lewis, head of active ownership della società, intervistata da Jo Marshall, investment writer presso Schroders.

“Se Schroders decide di investire in una società per conto dei clienti, lo fa nella convinzione di poter proteggere e accrescere il valore dell’investimento grazie alle attività di azionariato attivo ed engagement presso tale società. È un aspetto centrale della nostra filosofia di investimento”.

Ma che cosa si intende esattamente per azionariato attivo? Come si procede in pratica? In che modo Schroders promuove il cambiamento tramite il confronto con il management delle aziende? Che cosa si intende per azionariato attivo?

KL: “L’azionariato attivo consiste nell’interagire con le società per influenzarne la condotta futura in relazione a questioni di sostenibilità. Mediante un confronto costante siamo in grado di conoscere l'azienda e, quando necessario, chiediamo al management di adottare nuove prassi. Una volta all’anno abbiamo anche l’opportunità di votare all’assemblea generale degli azionisti”.

Quando si parla di azionariato attivo che cosa si intende per “engagement”?

A rispondere è Hannah Simons, head of sustainability strategy di Schroders: “Nel nostro settore si tende a usare il termine 'engagement' per descrivere l’interazione con le società in cui sono investiti i capitali dei clienti. Tali interazioni sono fondamentali per valutare i fattori che rendono un investimento vantaggioso. Ecco perché non è solo il nostro team di investimento sostenibile a guidare queste attività, ma anche i gestori di portafoglio e gli analisti finanziari”.

Perché l’engagement attivo è importante?

KL: “Perché tale attività ci permette di conoscere più a fondo le società in cui investiamo e di esporre loro le nostre aspettative. In ultima analisi, la connessione e la comprensione reciproca sono cruciali quando si parla di attuare cambiamenti a nostro avviso essenziali per salvaguardare e persino accrescere il valore degli investimenti di cui siamo responsabili”.

Come funziona in pratica?

KL: “In genere l’attività di engagement inizia ponendo le basi per una comprensione reciproca e aiutando la società a capire quale sia la nostra posizione in merito a un determinato argomento. Le modalità comprendono incontri a quattr’occhi con i rappresentanti dell’azienda come membri del CdA o responsabili di aree specifiche, telefonate o comunicazioni scritte con i consulenti e gli stakeholder della società, nonché engagement collaborativo con altre aziende, ad esempio in materia di linee guida per il reporting”.

 Su quali questioni si concentra l’engagement di Schroders?

HS: “Ci concentriamo principalmente su questioni che - in base a valutazioni approfondite - riteniamo rilevanti per il valore dei nostri investimenti in un’ottica di lungo periodo. Consideriamo ad esempio la relazione della società coi principali stakeholder - dipendenti, clienti, comunità, ambiente, fornitori e autorità normative - e il suo impatto sugli stessi.

Anche la struttura di governance e l’abilità del management che supervisiona i rapporti con tali stakeholder sono un argomento rilevante nell’ambito dell’attività di engagement”.

Quali fattori decretano il successo dell’attività di engagement?

KL: “A nostro avviso sono quattro gli ingredienti per un azionariato attivo e un engagement di successo: conoscenza, relazioni, impatto e incentivi.

 Oltre a far leva sulle competenze del team degli investimenti sostenibili, teniamo conto delle prospettive dei nostri gestori di portafoglio, analisti, partner esterni e clienti per comprendere quali aspetti della sostenibilità influiscono di più sulla performance a lungo termine.

Schroders ha stretto nel tempo relazioni solide e durature con numerose aziende presenti nei portafogli poiché l’attività di engagement è iniziata già nel 2000. Le informazioni acquisite mediante l’engagement possono avere un’influenza diretta sulla tesi di investimento. In definitiva, abbiamo il potere per ridurre o addirittura chiudere una posizione se l’attività di engagement non dà buoni frutti oppure possiamo decidere di non investire affatto in una società. Nel caso delle azioni quotate, esercitiamo i diritti di voto”.

Come comunicate i progressi?

KL: “Redigiamo dei report su base trimestrale che trattano tutti gli aspetti delle attività di engagement. Per facilitare tale compito, teniamo traccia di tutti gli interventi effettuati e valutiamo i passi avanti a fronte degli obiettivi prefissati. In ogni caso, un solido meccanismo di valutazione dei progressi non è importante solo ai fini del reporting. Per noi rappresenta anche un’opportunità per imparare, un modo per capire quale approccio dia le maggiori chance di successo e in quali circostanze”.

HS: I clienti ci chiedono spesso informazioni sui progressi. La trasparenza del processo è fondamentale anche per permettere ad altri soggetti di chiederci conto delle scelte operate in qualità di investitori.

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