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L'INTERVISTA

«L’educazione finanziaria a scuola deve rientrare in quella civica»

Il direttore generale della fondazione per l’educazione finanziaria (FEduF): «Tante iniziative nella giusta direzione ma si deve fare sistema»

«L’educazione finanziaria a scuola deve rientrare in quella civica»

Giovanna Boggio Robutti, direttore generale di FEduF

«Lavorare insieme per diffondere l’educazione finanziaria, questa è la parola d’ordine»: Giovanna Boggio Robutti, direttore generale di FEduF (Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio), illustra a Investire Now, intervistata da Sergio Luciano, la sua visione su uno dei temi cruciali e critici dell’evoluzione del mercato finanziario e di tutta l’economia del Paese e la mission della Fondazione che guida, sotto la presidenza di Stefano Lucchini. 

Dottoressa, i dati raccontano che in questi mesi di pandemia i risparmi degli italiani, per diversi fattori, sono aumentati, ma non vengono investiti, perché? 

Gli italiani, in media, hanno diverse lacune e forti distorsioni nella loro relazione con il denaro. Ai più sembra dunque molto più sicuro e sensato tenere i risparmi fermi piuttosto che investirli, ed è quest’errore diffusissimo, uno dei tanti su cui dobbiamo lavorare. Bisogna sensibilizzare gli italiani fin da giovani sulla necessità di capire le opportunità di un oculato investimento del risparmio, partendo dunque dalle scuole, perché bisogna iniziare presto ad abbattere questa mancanza di informazioni. 

Cosa fare per sensibilizzare i risparmiatori facendogli capire che è ora di rimettere in circolazione il danaro nell’economia reale?

Una premessa va fatta: FEduF è un punto di aggregazione di tanti soggetti privati: ecco, c’è una certa prevalenza di banche anche perché siamo stati costituiti dall’Abi cinque anni fa. Le banche, come tutto il mondo finanziario in generale, sono sicuramente il settore privato che maggiormente, e da tempo, si occupa di educazione finanziaria perché dal rapporto costante con i propri clienti possono constatare e monitorare quanto il problema sia reale. Questi soggetti diversi cercano di lavorare il più possibile insieme, una modalità che nel nostro paese è ancora troppo poco praticata. Eppure ci sono già tantissimi programmi in Italia che si occupano di fare educazione finanziaria, a partire dalle scuole, ma coinvolgendo anche adulti e aziende, che a loro volta avrebbero un gran bisogno di educazione finanziaria. Capita però che ciascuno faccia la sua parte mentre è chiaro che occorre fare sistema. Il dibattito, però, mi sembra che per fortuna si stia muovendo in tal senso. C’è la necessità di creare un grande progetto  che richiederà un periodo non breve perché parliamo di costruire una cultura che nella nostra sensibilità di cittadinanza non esiste ancora. Questo porta a molte inefficienze che impattano sia sul mercato che sulla gestione delle risorse finanziarie delle famiglie. Insomma: si fa tanto, ci sono programmi di qualità, ma c’è poco sistema, e dunque le grandi rilevazioni nazionali e internazionali continuano a collocare gli italiani adulti ma anche i quindicenni sotto la media della sufficienza. La vera svolta collaborare tutti a un progetto culturale sistematico e coordinato.

I giovani devono avere molte più possibilità di scegliere consapevolmente e di impostare il loro futuro economico

Intanto si sono diffusi a macchia d’olio anche in Italia i fan delle criptovalute e i day-traders, piccoli investitori privati che fanno da sé, comprando e vendendo titoli sulle piattaforme di trading. Che ne pensate? 

L’esperienza che abbiamo noi, che lavoriamo soprattutto con i giovani, è che queste piattaforme stanno effettivamente prendendo piede. Soprattutto l’interesse è per le criptovalute e noi parliamo molto con i giovani del mondo dei pagamenti digitali perché i più li usano senza sapere quale sia il sottostante. Sono affascinati da queste nuove tecnologie, così come dalle piattaforme di trading online che però, diciamolo, sono per molti versi assimilabili al gioco d’azzardo. Motivo per cui la nostra Fondazione ha alzato una bandiera di pericolo, ormai più di un anno fa, segnalando la discrasia che c’è tra la ca¬pacità dei giovani di gestire benissimo gli strumenti digitali della finanza, ma la loro inconsapevolezza di ciò che c’è sotto. 

L’educazione civica rientra nuovamente nel piano di studi delle scuole dell’obbligo, con voto in pagella. Sarebbe possibile inserire elementi di economica finanziaria in questi nuovi corsi? 

Assolutamente sì, è però curioso che nel testo della nuova legge non si parli mai di economia, quando la nostra materia offre tanti argomenti su cui fare formazione. Per una Fondazione come la nostra che fa del lavoro nelle scuole la sua attività prevalente, si vanno a cercare dei collegamenti e si scopre che l’educazione dei più giovani è una competenza di cittadinanza consapevole, la cittadinanza economica. Quindi gli insegnanti si iscrivono in massivamente nostri percorsi didattici perché si rendono conto che è un tema importante per i ragazzi e anche perché effettivamente  non dispongono ancora di un programma ben strutturato. Quindi per noi il ritorno dell’educazione civica è una grande opportunità. Tutti i nostri temi vi rientrano in pieno, insieme ad altri, altrettanto importanti, come la sostenibilità, i nuovi paradigmi economici, l’economia condivisa, civile, tutto il mondo delle B Corp, della finanza sostenibile. Temi interessantissimi per i ragazzi che talvolta li ignorano pur essendo i veri, futuri attori dell’economia che cambia… 

Possiamo sperare in una futura campagna massiva di sensibilizzazione, come l’antica, gloriosa, pubblicità progresso, per far entrare un po’ di educazione finanziaria in qualche programma di grande audience? 

Sarebbe bello e in realtà ci si lavora da tanti anni. Servirebbe una campagna in grado di rendere più efficiente la ricchezza delle famiglie e di conseguenza il Paese, sarebbe qualcosa di utile all’interesse nazionale. Il professor Ghisolfi dice se ci fossero meno trasmissioni sulla cucina magari qualche programma che parlasse seriamente di denaro già si sarebbe fatto. Ha ragione Ghisolfi: questo tema potrebbe entrare in maniera trasversale in mille contenitori televisivi, quiz, giochi, talk. Fortunatamente ci sono testate giornalistiche sensibili al tema, specializzate o anche generaliste, che parlano di tutto questo. Se ne parla sempre di più e cominciano a parlarne anche i femminili, che è un altro grande tema perché purtroppo l’Italia oltre a essere carente sulla consapevolezza finanziaria e sull’educazione finanziaria, è un paese che subisce ancora un grande gap di genere. Quindi le donne sono ancora più emarginate da questo mondo. 

Ci parla delle vostre prossime iniziative in cantiere? 

Stiamo lavorando su tre fronti. Innanzitutto, sui giovani: devono avere molte più possibilità di scegliere e di impostare il loro futuro economico. Il secondo fronte è il gender gap: qui abbiamo scoperto che ci sono degli stereotipi e delle differenze di genere che nascono già nell’educazione dei figli in famiglia, quindi è un filone su cui abbiamo iniziato a lavorare in maniera molto rilevante, sia nelle scuole, partendo dalle primarie, sia nelle famiglie stesse. Il terzo filone importantissimo è quello che coniuga tutta l’educazione finanziaria con la sostenibilità intesa dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista sociale, quindi un tema enormemente complesso. Abbiamo inoltre un progetto molto rilevante su cui lavoriamo da un paio di anni con le associazioni dei consumatori che è quello dedicato alle persone che si trovano, anche a causa della pandemia, in una situazione di fragilità economica. Una fascia di popolazione per niente residuale, anzi che purtroppo cresce e che ha bisogno di supporti. L’educazione finanziaria chiaramente non è una risposta esauriente a questi problemi, però è un pezzo della soluzione. L’educazione finanziaria non è un elemento verticale, ma un tema orizzontale che deve aiutare la persona a raggiungere e mantenere il più possibile il benessere, possibilmente aumentandolo. Con questa visione positiva, costruttiva ed energetica chiudo dicendo che, appunto, chi ha voglia di venire a visitare il nostro mondo, che è il mondo di www.economiascuola.it – il nostro grande portale di lavoro per la scuola e le famiglie – oppure www.curaituoisoldi.it, che è il mondo che invece parla alle persone adulte, potrà trovare degli spunti o degli aiuti e noi - speriamo – constatare una volta in più di star facendo qualcosa di davvero utile per il Paese.

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