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«Insegnare economia a scuola? Siamo pronti»

La direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento dell’attività di educazione finanziaria, evidenzia passi avanti e presenta le nuove iniziative in cantiere per elevare le conoscenze degli italiani in materia finanziaria e previdenziale

«Insegnare economia a scuola? Siamo pronti»

Annamaria Lusardi, direttrice del comitato Edufin

Prendere esempio del Portogallo che ha introdotto l’educazione finanziaria nelle scuole. È l’unico modo per incidere in maniera positiva sull’alfabetizzazione degli italiani che ci vede fanalino di coda in Europa, preceduti solo da Malta. Ne parliamo con Annamaria Lusardi, docente di economia della George Washington University e soprattutto direttrice del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria in Italia (Comitato Edufin).

Professoressa Lusardi, è tornato l’appuntamento con il mese dell’educazione finanziaria. Qual è il tema chiave di questa edizione? Quanto è cresciuta negli anni questa manifestazione e quanto sta incidendo nella relazione tra gli intermediari e i risparmiatori?

Il tema che abbiamo scelto per la quarta edizione del Mese della Educazione Finanziaria è “Prenditi cura del tuo futuro! – L’ABC della finanza – Conoscere dà i suoi frutti”. Il Mese è continuato a crescere nel tempo, questo anno con più di 700 eventi in programma abbiamo aumentato di molto i numeri dello scorso anno. È un progetto che coinvolge stakeholder sia pubblici che privati e mette al centro le persone, le famiglie. È un’occasione unica di avvicinarsi ai temi della finanza, di imparare a prendersi cura del proprio benessere finanziario.

Oggi dov’è più grave il problema della mancanza di educazione finanziaria in termini di età, sesso, condizione economico-sociale? 

I dati che abbiamo raccolto lo scorso anno e questo anno con la Doxa parlano chiaro. I gruppi più fragili in termini di conoscenze finanziarie sono i giovani, le donne, quelli con minore reddito e livello di educazione e quelli che vivono al Sud. Sono anche i gruppi finanziariamente più vulnerabili. I dati dimostrano che c’è una correlazione tra fragilità finanziaria e scarse conoscenze finanziarie. Chi meno sa ha più difficoltà a orientarsi nel mondo che lo circonda, ad affrontare i cambiamenti e a proteggersi dagli shock. E questo incide sulle disuguaglianze, ma anche sulla capacità di un Paese di produrre ricchezza. Viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni, la nostra società è fondata sulla conoscenza.  L’alfabetizzazione, compresa quella finanziaria, deve diventare una priorità, per non restare un privilegio di pochi.

«Abbiamo già preparato delle linee guida per l’educazione finanziaria dei giovani da usare nelle scuole e stiamo realizzando il materiale per i docenti oltre a fare progetti pilota per gli interessati»

Secondo lei un consulente finanziario o un bancario devono porsi con il cliente anche in una logica di educatori finanziari? O è un compito che spetta ad altri e a chi a suo parere?

Credo che i consulenti debbano prendere in considerazione il fatto che la grande maggioranza dei loro clienti non possiedono buone conoscenze finanziarie, quindi il livello della comunicazione, della consulenza stessa deve essere adeguato al livello delle conoscenze esistenti. Le esperienze di altri Paesi, come il Portogallo, che hanno introdotto questa materia nelle scuole, ci dimostrano che l’educazione finanziaria ha bisogno di uno spazio di apprendimento dedicato e di programmi curriculari adeguati.

È arrivato il momento che l’educazione finanziaria approdi ufficialmente nelle scuole come materia di studio anche in Italia? E quali potrebbero essere i vantaggi e gli eventuali problemi da risolvere?

È più che arrivato ed è ora che l’educazione finanziaria approdi a scuola, per esempio nella educazione civica che è ormai materia obbligatoria. A questo proposito abbiamo già preparato delle linee guida per l’educazione finanziaria dei giovani che possono essere usate nelle scuole e stiamo predisponendo il materiale per i docenti oltre a fare progetti pilota nelle scuole che sono interessate a farlo. La scuola è il luogo in cui le disuguaglianze, anche di genere, nell’ambito dell’alfabetizzazione finanziaria possono essere colmate non solo tra i giovani, ma tra gli adulti. Attraverso la scuola, attraverso i giovani, le conoscenze finanziarie possono entrare nelle famiglie italiane. L’introduzione dell’educazione finanziaria a scuola può avere un impatto importante non solo sui giovani, ma sull’intera società.

Chi ha acquisito cultura finanziaria come dovrebbe rapportarsi col proprio consulente?

Sono le persone con una conoscenza finanziaria più elevata a rivolgersi ai consulenti. Chi conosce i concetti base della finanza riuscirà ad ascoltare e ad utilizzare meglio i consigli di un esperto. 

Lei vive negli Stati Uniti dove i fondi pensione investono molto in azionario e dove i risparmiatori non hanno paura di investire nell’equity. Noi abbiamo tantissima liquidità giacente sui conti correnti, circa 2000 miliardi di euro. Con una diffusione di massa della educazione finanziaria il problema sarebbe superato a suo giudizio?

È un problema complesso e non credo dipenda solo e soltanto dalla conoscenza finanziaria, ma gli studi ci dicono che chi sa di più partecipa di più nei mercati finanziaria e investe di più in titoli azionari e in generale investe meglio.  Quindi un investimento in educazione finanziaria potrebbe dare buoni frutti, come dicevamo nel tema del Mese.

Nel Paese c’è un problema molto serio di scopertura delle prestazioni pensionistiche - tecnicamente si parla gap previdenziale - cosa può fare il Comitato su questo tema?

Il Comitato si occupa non solo di educazione finanziaria ma anche di educazione previdenziale ed educazione assicurativa. All’interno del Mese abbiamo lanciato per la seconda volta la Settimana della educazione previdenziale, che si terrà dal 18 al 24 ottobre, con una particolare attenzione ai giovani, protagonisti del concorso “Un’idea per il futuro”. Un contest per sensibilizzare proprio le nuove generazioni sui temi della previdenza utilizzando il linguaggio dei giovani e il digitale. Quello delle pensioni è un altro tema importante ed urgente. 

Di cosa ha necessità il Comitato oggi per essere ancora più efficace? Buone idee, persone o budget?

Le buone idee sono il punto di partenza, ma è necessario un budget adeguato e un team dedicato di persone. Poiché l’Italia è il fanalino di coda in tutte le statistiche sulla conoscenza finanziaria, dobbiamo investire molto e alla svelta se non vogliamo continuare a restare indietro.

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