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Vigilanza

Ocf, consulente sospesa: oltre un milione le richieste di risarcimento

Per concludere le operazioni, sceglieva accuratamente le persone presenti allo sportello in base alla scarsa esperienza o a “tempo determinato”

tribunale

Distrazione di somme, contraffazione della firma dei clienti, perfezionamento di operazioni non autorizzate e comunicazione di informazioni e documenti non rispondenti al vero: sono le gravi violazioni, tutte distintamente sanzionabili con la radiazione dall’Albo, che hanno portato, almeno per il momento, alla sospensione cautelare per 180 giorni della consulente finanziaria A.P.

La decisione del Comitato di Vigilanza, presa con delibera nr. 1956, arriva dopo una complessa indagine partita ad aprile del 2021 a seguito della segnalazione di Credem.

Dopo l’interruzione del rapporto con la consulente, la banca infatti aveva provveduto a disporre  tutte le verifiche necessarie in relazione alle posizioni dei clienti.

In particolare, Credem, come si legge nel testo della delibera dell’Ocf “ ha evidenziato che gli intervistati “hanno fornito informazioni concordanti ed utili alla ricostruzione del contesto ambientale in cui si sono svolte le operazioni. In particolare, è emerso che la [consulente] sceglieva accuratamente le persone a cui far eseguire le operazioni, in base alla scarsa esperienza e/o ancora con un rapporto contrattuale a “tempo determinato”. Alcuni hanno riferito, senza fare riferimenti a persone specifiche, che la [consulente] gli era stata presentata come riferimento storico per i servizi d’investimento, per la conoscenza della clientela e per la stima di cui godeva in azienda. Sempre secondo quanto riferito, è emerso che la banker intratteneva con la clientela un rapporto esclusivo (facendo diniego agli operatori di parlare con i clienti in sua assenza) ed aveva nei loro confronti un tratto autoritario (con rimproveri anche in presenza della clientela)”.

La scelta da parte della consulente di persone “con poca esperienza” risulta comprensibile poco dopo nel testo della delibera che riporta il “modus operandi” della consulente.

“Credem ha evidenziato, inoltre, di aver riscontrato in relazione [omissis] ulteriori irregolarità riconducibili alla consulente ed in particolare:

•             l’esecuzione di operazioni su strumenti finanziari (riportanti moduli con sottoscrizioni “dubbie”) disconosciute dai clienti (4 ordini aventi ad oggetto OICR del 14 marzo 2019);

•             la disposizione di un bonifico bancario [omissis] che ha generato uno sconfinamento contabile di 82.400 euro successivamente coperto, per una parte dell’importo (68.000 euro accreditati in data 27 aprile 2020) a seguito della vendita di tutti gli investimenti detenuti in portafoglio dalla cliente e per la parte restante, tramite la ricezione di un successivo accredito (del 5 maggio 2020 di 13.797 euro, che risulta contabilizzato impropriamente come “rimborso deposito”) derivante dal già citato addebito di pari importo, disconosciuto dai clienti, operato sul rapporto di conto corrente, intestato ai [omissis];

•             la richiesta agli operatori di sportello della contabilizzazione di operazioni con casuali connesse ad investimenti inesistenti e/o riferite a cedole/interessi in realtà mai maturati. Sul punto, Credem ha evidenziato che tale fattispecie risulta deducibile, oltre che dalle concordanti dichiarazioni rilasciate dagli operatori di cassa intervistati, anche dai documenti rinvenuti in merito a 2 operazioni (una disposizione di bonifico bancario raccolto e vistato dalla consulente ed un documento contenente le istruzioni del caso redatto e siglato dalla stessa)”.

 

La banca ha comunicato all’Organismo di aver esaminato complessivamente le posizioni di 31 clienti assegnati in portafoglio alla Sig.ra P. In particolare, in relazione a 24 posizioni – [omissis]– Credem ha comunicato che i menzionati clienti hanno proposto un reclamo nei confronti dell’Intermediario, producendo documentazione a supporto, lamentando condotte ascrivibili alla consulente, con richieste risarcitorie complessive pari ad 1.516.000,82 euro.

Questa “in soldoni” la brutta vicenda:

“1)         i clienti, prevalentemente [omissis], erano di fatto gestiti unicamente dalla consulente, a cui facevano riferimento per i propri investimenti e talvolta anche per disporre operazioni bancarie presso le casse della filiale, che venivano successivamente veicolate dalla medesima consulente ai cassieri preposti;

2)           la consulente, in occasione degli incontri con i clienti che avvenivano per lo più a scadenze stabilite, prometteva e garantiva sugli investimenti in essere o proposti la maturazione di presunti interessi o cedole, “spesso con tassi risultati fuori mercato ed anche a fronte di investimenti su titoli che in realtà non garantivano tali flussi”;

3)           gran parte dei reclamanti ha lamentato divergenze negative tra la situazione degli investimenti reale e quella di volta in volta loro rappresentata dalla consulente “mediante l’utilizzo di documenti risultati artefatti e/o riportanti annotazioni a penna di importi/conteggi/cedole/interessi/scadenze, mentre in 2 casi il raggiro è avvenuto mediante la raffigurazione di saldi di conto corrente contraffatti”;

4)           numerosi clienti hanno constatato che le somme prelevate o accreditate per presunti interessi o cedole promesse dalla consulente sono risultate nella realtà rivenienti da proprie disponibilità di conto corrente, provenienti da disinvestimenti parziali di propri investimenti o da accrediti derivanti da altri rapporti”.

Il “bilancio” dell’attività della consulente è caratterizzato da numeri tutt’altro che trascurabili:

-             54 documenti artefatti, consegnati dalla consulente ai clienti, di cui 34 riportano il visto e/o la matricola riconducibile alla Sig.ra P.;

-             29 ordini per operazioni d’investimento non rinvenute nella documentazione contabile della banca, di cui 27 operazioni risultano inserite a sistema e/o vistati dalla consulente;

-             33 ordini riportanti delle sottoscrizioni dei clienti “non conformi”, di cui 31 moduli risultano inseriti a sistema e/o vistati dalla consulente;

-             160 contabili di cassa che presentano anomalie, di cui 104 relative a prelievi di somme in contanti, per un importo complessivo pari a 191.200 euro”.

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