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Sondaggio Moneyfarm-Dectech

Investimenti: consulenza o fai da te?

Per gli italiani si conferma centrale il rapporto umano. Ma i modelli ibridi potrebbero conquistare uno spazio maggiore grazie a costi inferiori

Pagamenti digitali,Adyen sul trampolino di lancio

Nonostante gli evidenti svantaggi che derivano dal tenere la liquidità ferma sui conti correnti in un periodo in cui il livello dei prezzi è tornato a correre più veloce che mai e nonostante la sempre più ampia gamma di soluzioni di investimento, sia tradizionali che digitali, disponibili sul mercato, la maggioranza degli italiani continua a non investire i propri risparmi.

È il quadro che emerge da uno studio sul "financial wellbeing", il benessere finanziario, condotto sulla popolazione di due Paesi, Italia e Regno Unito, da Moneyfarm, e  Dectech, società specializzata in studi comportamentali nata alla Warwick University.

La situazione sembra essere più critica per i meno abbienti, che hanno maggiori probabilità di rinunciare del tutto ad investire rispetto a quelli che appartengono alla categoria “high affluent” (la percentuale di “low affluent” che non sottoscrive alcun portafoglio è quasi doppia rispetto a quella degli “high affluent” sia per le soluzioni di investimento ibride, 41% vs 21%, sia per le soluzioni di investimento tradizionali, 45% vs 24%, sia per quelle fai-da-te 55% vs 27%) e per quelli più avversi al rischio.

Le probabilità di scegliere un portafoglio coerente con la propria propensione al rischio e il proprio orizzonte temporale sembrano essere 2,2 volte maggiori per i risparmiatori che investono attraverso soluzioni ibride, cioè che integrano tecnologia e consulenza tradizionale, mettendo un consulente a disposizione del cliente durante tutto il percorso di investimento, rispetto a chi sceglie soluzioni di investimento fai-da-te (il 30% dei primi sceglie il portafoglio consigliato contro solo il 14% dei secondi).

Per gli intervistati, i principali ostacoli all’investimento sembrano essere l’insufficienza delle informazioni disponibili sui prodotti finanziari (27%) e la volontà di confrontarsi con un consulente prima di prendere una decisione di investimento (27%). Proprio l’assenza di un rapporto personale diretto con un esperto, in grado di rassicurare i clienti e di migliorare il processo decisionale, rappresenta una delle barriere all’investimento con una piattaforma fai-da-te più frequentemente indicate dagli intervistati (27%), insieme alla rischiosità dei portafogli (18%).

Nella scelta di una soluzione di investimento, un ruolo fondamentale è quello giocato dai costi, che vengono indicati dagli intervistati come barriera all’investimento soprattutto con una piattaforma tradizionale (20%), meno con soluzioni ibride (13%) e ancora meno con un servizio fai-da-te (7%). Il miglior rapporto qualità-prezzo si riflette anche sul tasso di finalizzazione degli investimenti, che risulta maggiore quando l’investimento viene effettuato tramite soluzioni ibride (88%) o tramite piattaforme fai-da-te (85%), rispetto alle più costose forme di investimento tradizionali (75%).

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