Quantcast
InvestireTV
SCARICA DA
InvestireTV InvestireTV

Brexit

Cattapan (Consultique SCF), “L’accordo tra UK e Ue lascia molti temi irrisolti”

Il Trade and Cooperation Agreement riduce l’incertezza nei rapporti tra Regno Unito e Unione europea. Ma il settore finanziario, fondamentale per l’economia britannica, resta totalmente escluso, e le due parti potranno gestirlo autonomamente o confrontarsi in futuro per raggiungere nuovi compromessi

L'Esma riconosce tre controparti centrali nel Regno Unito in caso di No-Deal

Ogni divorzio è il frutto di una lunga serie di concessioni e rivendicazioni. Analizzando le oltre 1.200 pagine dell’accordo EU-UK Trade and Cooperation Agreement pubblicato il giorno di Santo Stefano, gli osservatori sono pressoché concordi nel ritenere che il premier inglese Boris Johnson abbia fatto concessioni sulla pesca, e che l’Unione europea abbia rinunciato alla prospettiva minacciata di ritorsione unilaterale nel caso in cui il Regno Unito aggiri le regole sul lavoro, l’ambiente e gli aiuti statali. Possiamo quindi dire che si tratta di un equo compromesso, di un tipico accordo "win-win"? “Definire chi ha vinto e chi ha perso una manciata di giorni dopo la definizione dell’accordo è sicuramente un’impresa ardua, da un lato perché l’analisi delle conseguenze economiche di oltre 1.200 pagine di trattato - con una molteplicità di tecnicismi su diversi ambiti - risulta un lavoro oneroso, dall’altro perché sarà necessario comprendere come questo accordo verrà messo in pratica”, è la premessa di Andrea Cattapan, responsabile investimenti di Consultique SCF. In generale, secondo lo strategist, il recupero della sovranità inglese è sicuramente un obiettivo politico derivante dal referendum e permetterà una diversa definizione di norme e standard rispetto al passato, “Ma è proprio da come questa maggiore libertà sarà utilizzata per ridefinire i trattati commerciali con le varie controparti che dipenderà il destino della “Global Britain”. Il rischio principale, secondo lo strategist, “è che il Regno Unito non riesca a trattare alla pari con le potenze economiche mondiali Stati Uniti e Cina, riducendo il suo ruolo nell’economia globalizzata, ma sempre più strutturata attraverso accordi bilaterali”.

Sicuramente si può dire che un accordo, e questo accordo in particolare, è meglio di uno scenario no-deal. Inoltre, l’assenza di tariffe e di quote negli scambi limita i danni della separazione. “Si tratta di un punto che, al di là dei tatticismi e delle minacce nel mezzo delle contrattazioni risulta essere di primaria importanza anche per i cittadini e le imprese al di là della Manica, come si evince dal discorso fatto da Boris Johnson”, afferma Cattapan. Che aggiunge: “Ad ogni modo molti obiettivi dei brexiters non sono stati raggiunti se si pensa, per esempio, che l’accordo di fatto impedirebbe al Regno Unito di operare una concorrenza sleale nei confronti delle imprese dell’Unione europea, così come impone si adeguarsi alle norme europee sugli aiuti di stato, pur potendo produrre proprie norme e con le eventuali controversie che verrebbero risolte da un’autorità indipendente, come da richiesta britannica”. In definitiva, secondo Cattapan, l’accordo riduce l’incertezza sui rapporti tra Regno Unito e Unione europea, ma non risolve tutti i temi sul tavolo. Il settore finanziario, per esempio, resta totalmente escluso dall’accordo, con le due parti potranno gestirlo autonomamente o confrontarsi in futuro per raggiungere nuovi compromessi. “La finanza, così come le norme sulla protezione dei dati personali, sono temi fondamentali per un’economia evoluta, a maggior ragione se fondata sul settore dei servizi come quella britannica”, conclude Cattapan.

 

 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400

I più letti

Articolo successivo